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Sfruttare ovvero citizen journalism


La retorica sulla salvifica bontà del citizen journalism vacilla sotto le bordate di Fabio Metitieri.

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L’essenza di Facebook è il rimorchio


Chissà perché quando un fenomeno esplode c’è sempre qualche pippa di analista che tenta di decifrarne il percorso, partendo dalla genesi per finire ai disagi o alle aspettative della società del nostro tempo. È come se dietro la voglia di fumare ci debba stare per forza qualche recondito malanimo e non solo il vezzo o il gusto di tirare due tiri. Su Facebook – che oggi in modo snobistico ribattezzano italianamente “faccia libro” – si è scritto di tutto. Fiumi di inchiostro, analisi e inchieste talvolta provenienti anche da eminenti menti. Ma nessuno sinora aveva ridotto la questione a quella che è: l’essenza di Facebook è il rimorchio. Cioè relazionarsi, ammiccare, conoscere, conquistare una mente, un corpo o anche solo l’attenzione, un refolo di vanità. Sono mesi che vado ripentendolo, certo con meno autorevolezza di Annalena Benini che oggi lo ha scritto in modo splendido sul Foglio. Facebook è un mezzo talmente banale da non meritare tanti ragionamenti. D’altra parte, come capita per tutto, quando un servizio diventa popolare, cioè socialmente trasversale, andando dalla casalinga di Voghera al manager; quando diventa anagraficamente trasversale, usato dai quindicenni come dai cinquantenni, vuol dire che siamo di fronte al trionfo del facile facile.

Selavaggia Lucarelli, sorda per amore


Selvaggia Lucarelli

Selvaggia Lucarelli

Marco Camisani Calzolari, che era a Riva del Garda e che ho avuto il piacere di conoscere, ha avuto l’ardire di scrivere un post molto critico nei confronti del nuovo boyfriend di Selvaggia Lucarelli. Lui – prima – il giorno seguente lo chiama al telefono sostanzialmente dicendogli che è un blogger fallito; lei – dopo – rincara la dose con un post sul suo blog. Una volta letto i due post ma soprattutto una volta visto e ascoltato il video (allegato al post di Calzolari) ho deciso di dire la mia commentando sul blog della Lucarelli. Ma si dà il caso che bisogna registrarsi e io ora non non ne ho voglia, per cui scriverò qui quello che ho da dire tanto in un modo o nell’altro so che la cosa arriverà a destinazione. Quello che volevo scrivere è esattamente questo:

Cara Selvaggia non so se tu abbia le tette rifatte ma di sicuro l’udito merita una controllata. Bisogna essere proprio sordi, o accecati dall’amore, per non accorgersi delle cazzate mondiali asserite dal tuo fidanzato.
Basta ascoltare quel breve estratto per capire che il tuo è un marpionesco tentativo di falsificare la realtà. Il tuo fidanzato non ha detto niente di quello che tu sagacemente spieghi nel post. Io temo, ma è mia personalissima opinione, che lui non abbia la capacità di spiegare ad un uditorio un ragionamento così complesso. Il paragone tra attentato alle torri gemelle e pubblicità è talmente scivoloso che solo un navigato oratore sarebbe in grado di spiegarlo chiaramente. Però io voglio credere che in fondo lui sia veramente quel che dice di essere e quello che tu garantisci che sia, tuttavia ti invito la prossima volta a scrivergli due righe da leggere onde evitare ulteriori figure barbine. Ah, dimenticavo: io sommessamente ti suggerirei anche di girargli l’invito a scusarsi personalmente (non per interposto cervello, s’intende) per quanto ha detto, perché proprio a cercare il pelo nell’uovo, proprio a tirarla per i capelli, quelle affermazioni giuridicamente parlando potrebbero anche inquadrarsi come apologia del terrorismo.  O forse no, a patto che sia sempre tu a tradurre quello che dice in pubblico.

post scriptum: In tutto questo irrompe a gamba tesa il buon Gianluca Neri che corre in soccorso dell’amica e sodale blogfestara Lucarelli dicendo a Camisani di vergognarsi. Evidentemente anche Neri deve essere sordo e troppo accecato dall’amicizia che lo lega all’avvenente Selvaggia. Sarebbe buona regola, in ogni caso, collegare il cervello prima di scrivere. Non un velo ma un lenzuolo pietoso anche su di lui quindi.

Un baretto sul lago – blogging dalla blogfest


C’è una radio che gracchia della salsa in questo baretto affacciato sul lago. C’è una di quelle pedane che ti sospendono sull’acqua. C’è una luce crepuscolare perfetta per le foto. C’è la pioggia che non cade più e il vento che si è fermato. C’è un tavolino davanti a me con sopra un caffè, un frullato, una fetta di sacher torte. C’è ancora la mia amica Lucia al mio fianco. Entrambi siamo in religioso silenzio con lo sguardo perso su questo lago magico. Non vorremmo mai andar via da qui, forse perchè sono stati tre giorni di frenetico ciondolare per stand, conferenze, dibattiti, cene con persone mai viste, ma con cui scriviamo da mesi o anni… Ora pare essere tutto magico, quasi irreale, tanto è forte il contrasto rispetto a poche ora fa. Ma tant’è, domani riprenderemo la strada per il nostro lontano paese (per altri la distanza sarà meno “proibitiva”. Beati loro) e ricominceremo a chiacchierare tra di noi come abbiamo sempre fatto. Ancora non riesco ad immaginare come sarà riprendere il rapporto con loro. Essì, non saprei dire se lo spirito del dialogo con i miei vecchi amici, che ora sono “nuovi” perchè finalmente li ho conosciuti in carne ed ossa, sarà lo stesso oppure no.  In fondo non ha molta importanza, quello che conta davvero è che la Blogfest è stata un’esperienze davvero unica.

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