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Juve, carenze strutturali


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Due indizi possono essere un caso, tre fanno una prova. C’è quasi da essere contenti che al ’94 il Bologna ha giustamente pareggiato il gol iniziale del redivivo Trezeguet. Se fosse continuata la storia sofferenza ma vittorie, probabilmente i nodi non sarebbero mai venuti al pettine. Il pareggio col Bordeaux poteva essere frutto di una giornata storta, quello di oggi col Bologna consegna all’inesperto Ciro Ferrara una bella gatta da pelare. Ha ragione, infatti, Mario Sconcerti su Sky quando parla di fase difensiva da rivedere: non è la difesa sotto esame, tranne qualche incertezza sul lato sinistro, ma l’impianto complessivo della squadra quando deve difendere. Ho la vaga impressione che presto si tornerà al caro,vecchio e noioso 4-4-2; Felipe Melo e Marchisio (oggi in debito di ossigeno) non possono sopportare due punte e due trequartisti, anche se teoricamente tutti avrebbero compiti anche di copertura. O almeno bisognerà aspettare fino al rientro di Sissoko per vedere questa Juve all’opera con tre mediani: Melo, Sissoko e Marchisio. Credo in definitiva fosse questa la squadra che Ciro e i dirigenti avessero in mente. Inoltre Ciro deve imparare a non vergognarsi di togliere un attaccante per mettere un centrocampista: oggi Poulsen sarebbe stato molto più utile dell’impalpabile Giovinco e di Amauri. Mercoledì si va a Monaco per la Champions League, e non c’è molto da stare tranquilli.

Auguri a Ranieri, gli serviranno


È un plebiscito al contrario. L’apprezzamento verso l’arrivo di Claudio Ranieri non si manifesta neppure dopo due sconfitte consecutive, il rapporto lacerato tra squadra-società-allenatore-tifosi, un futuro che è chiaro come la nebbia. In genere la “piazza” è sempre favorevole al cambio di allenatore, ma stavolta a tutti appare evidente che non sia di Spalletti la colpa; o meglio: non sia solo Spalletti il colpevole. Le vicende societarie avrebbero depresso qualsiasi allenatore. Se mai, l’unica colpa di Spalletti è stata quella di non aver capito prima che il suo tempo alla Roma fosse finito; alla fine del campionato avrebbe dovuto salutare tutti e prendersi un po’ di vacanza, tanto in Italia uno bravo come lui non resterà molto senza panchina. Nonostante tutto sono convinto che Ranieri possa fare un buon lavoro, è un allenatore senza molte qualità ma è un pratico. Dimenticarsi, dunque, il calcio champagne: d’ora in poi si gioca col 4-4-2, Totti rifinitore dietro Vucinic, difesa alta (ma non troppo, l’esperienza della Juve dovrebbe avergli insegnato qualcosa) e pedalare. Dimenticarsi anche della parola dimissioni, perchè Ranieri è uno che non si dimette mai. Non come quel galantuomo di Spalletti che ha stracciato un contratto di due milioni di euro l’anno fino al 2011.

Una moratoria contro la spider-cam


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La spider-cam è un telecamera che nella forma ricorda un ragno. È anche denominata in questo modo perché a differenza di quelle statiche, la spider cam è ancorata a un rete di cavi che si muovono lungo tutto il campo da gioco. La peculiarità di questo mezzo è che il regista può fornire inquadrature da ogni angolazione: dall’alto oppure dal punto di vista del calciatore. L’effetto è molto scenografico, peccato che mal si adatti a una partita di calcio. i tempi di gioco ma soprattutto la velocità e l’estensione del campo, rendono questo mezzo addirittura irritante. Mentre si sta guardando il gioco a campo largo in un batter d’occhio si può essere catapultati all’angolo di visuale opposta, o dietro la porta o dall’alto, vedendo dei puntini che si agitano ma senza capire il senso. L’effetto è quello di spaesamento. È per questo che voglio sperare che i signori di Sky in futuro facciano a meno della spider cam. Se invece proprio non vogliono lasciar perdere, facciamo almeno in modo che le inquadrature della spider cam siano usate solo durante i replay e non nelle normali fasi di gioco. Ci usino anche la cortesia di ricordare al regista di turno che quando si batte un calcio d’angolo, la spider cam deve essere tolta dalla visuale della telecamera che sta inquadrando l’azione, pena ritrovarsi l’aggeggio al centro del tv con conseguenti improperi.

Gioie e dolori


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Gioie e dolori, accade tutto in un giorno. È domenica, il cielo è sereno e la temperatura quasi estiva. La gente chiacchiera e ride, intanto si aspetta con ansia la partita del Napoli dei miracoli. Più tardi sarà tutto un palpito per l’ennesima vittoria degli azzurri. Ora sono tra le grandi, il riscatto sociale per una regione. Prima della partita, però, altri sportivi avevano perso la partita con la vita: morti in un incidente stradale a Salerno, mentre andavano a Potenza per una partita di basket. Giovani di belle speranze, che i vigili del fuoco a fatica hanno tirato fuori da quel cartoccio che era diventato il monovolume su cui viaggiavano. In serata un padre di famiglia va in soccorso del figlio rimasto in panne con la macchina. È un agente della polizia stradale fuori servizio, abituato e conoscitore gli uomini al volante. Ma questo non basta e viene ucciso da un furgone che dopo fa perdere le proprie tracce. A pochi chilometri di distanza, Mama Africa, così era conosciuta la sudafricana Miriam Makeba, canta contro la camorra, per Saviano. Aveva da poco finito di cantare a Castelvolturno quando ha avuto un infarto. I medici diranno che aveva la pressione alta e nel pomeriggio le era stato consigliato di non cantare. Ma lei aveva voluto lo stesso sfidare la sfortuna. In fondo nella giornata di ieri non è stata la sola a perdere.

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