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Il social network dei sogni


La famosa fase rem (rapid eyes movement), cioè il rapido movimento delle palpebre che accompagna il nostro sonno mentre sogniamo, diventa il titolo di un nuovo social network interamente dedicato ai sogni, Rem cloud. Non si deve far altro che iscriversi e scrivere il proprio sogno oppure commentare quello degli altri. Il fine del nuovo social network, tuttavia, è meno mistico di quanto sembri, infatti gli ideatori pensano di costituire un database di tutti i sogni poi da rivendere a scopo di marketing. Tutto fa brodo per i pubblicitari.

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Su Facebook, non più di 150 amici


Secondo uno studio effettuato da un antropologo dell’Università di Oxford (tale Robin Dunbar), infatti, il numero di relazioni gestibili efficacemente su Facebook non supera quota 150.

Lo studioso ha condotto una serie di analisi, prendendo in considerazione tutti i principali social network e ha concluso che, a causa dei limiti fisici del nostro cervello, è impossibile mantenere rapporti amicali con un numero esagerato di persone. Questa stima, tra l’altro, coincide con le statistiche ufficiali di Facebook, secondo le quali la media di amici si attesta attorno ai 130 contatti.

Dice Dunbar: “L’aspetto più interessante di questa nostra ricerca è che, anche chi ha oltre 1.500 amici, intrattiene rapporti costanti e continuativi con circa un decimo di essi, una cerchia ristretta che più o meno coincide con il numero di relazioni sociali che si riescono a mantenere anche nella vita di tutti i giorni”.

L’antropologo poi ha tracciato un profilo a grandi linee delle differenze sessuali nell’approccio a Facebook: “Le donne sono capaci di mantenere relazioni anche a distanza, sfruttando la chat e la posta del social network. Gli uomini, invece, hanno più bisogno del contatto fisico e sono portati a incontrare i propri amici virtuali”.

viaSu Facebook, non più di 150 amici | Cellulare Magazine.

I giornali e le catastrofi nell’era dei social network


Penso che gli editori dovrebbero baciare i piedi a tutti quei giovanotti che si sono inventati i social network. Se prima, in occasione di una qualche catastrofe nelle parti più lontane del mondo, si dovevano spedire in fretta e furia dei reporter per fotografare l’accaduto, oppure comprare le foto dalle agenzie fotografiche, ora basta andare a ravanarle da twitter, facebook e compagnia bella. Non si pagheranno diritti e non si citerà nemmeno la fonte, nemmeno un grazie, tutto a gratis e amen. Lo stesso dicasi per le news: in questo momento sulla home page di Repubblica.it come di tanti altri quotidiani non c’è il solito flusso dei lanci di agenzia ma il link per tutti gli aggiornamenti provenienti da Twitter. Bene, si dirà, i giornali si aprono alle nuove tecnologie; invece va malissimo perché i giornali sfruttano i social network riducendo i costi e al tempo stesso aumentando i contatti e dunque anche l’appeal pubblicitario.

Cos’è FriendFeed?


–       Ok, allora adesso spiega FriendFeed a un profano: a uno che non distingua Facebook da Twitter.

–       FriendFeed è il modo più facile per condividere cose e discutere con i tuoi amici. C’è un box in cui si può scrivere un messaggio o inserire un link o una foto. Gli altri possono quindi commentare o apprezzare le cose che hai condiviso. Quasi tutto il resto è secondario.

–       Definisci “apprezzare”.

–       C’è un comando – “mi piace” – che permette di segnalare se hai apprezzato un intervento. È un’altra forma di condivisione.

–       Ok, e qui il profano chiede: “cioè, è come Facebook?”

–       Sì, è una domanda che fanno, man mano che Facebook diventa sempre più simile a FriendFeed. Ma questo aiuta anche a rendere più familiari e comprensibili il concetto e l’interfaccia di FriendFeed. La differenza è che FriendFeed è uno strumento più ampio rispetto a un social network. Si relaziona con molti altri sistemi, ha funzioni diverse e può essere usato assieme a servizi come Twitter o Facebook, di cui permette di sintetizzare tutte le comunicazioni in un unico luogo.

–       E come vi è venuta l’idea di fare FriendFeed?

–       Io nel 2006 sono venuto via da Google: avevo appena avuto un bambino e mi sono preso una vacanza. Quando ha lasciato anche il mio amico Sanjeev Singh (lavoravamo assieme su Gmail) abbiamo cominciato a parlare di fare una cosa assieme. Abbiamo coinvolto anche Bret e Jim (Jim Norris e Bret Taylor, anche loro erano a Google, ndr) e loro stavano lavorando sull’idea che poi sarebbe diventata FriendFeed, e così abbiamo unito le forze.

via Amico è | Wittgenstein.

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