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Lavori ereditari


L’Unicredit si è impegnata con i sindacati a privilegiare le assunzioni dei figli dei dipendenti, purché la prole sia laureata e in grado di spiccicare un po’ d’inglese. Si tratta di un progresso formidabile: in tante altre aziende, e non solo bancarie, i figli prendono il posto dei padri anche se sono dei perfetti caproni (con tutto che si può essere perfetti caproni con una laurea e un paio di «how are you»). Il lavoro come diritto ereditario è uno dei cardini del nuovo medioevo e, oltre alla Casta dei politici, oggetto di esecrazione collettiva, ci sono cento, mille caste con l’iniziale minuscola, ma anch’esse con un mucchio di figli da sistemare. La mobilità sociale è uno splendido argomento di conversazione, come la meritocrazia. Ma appena ci si siede a trattare con il datore di lavoro, l’orizzonte etico si riduce precipitosamente al solito familismo amorale: mio figlio prima di tutti, anche di chi è più bravo di lui (dopotutto, chi sarà mai più bravo di mio figlio?).

Uno studente che non ha genitori in banca si starà probabilmente chiedendo il senso delle sue fatiche e se non gli convenga piuttosto intentare una causa di paternità a qualche dirigente dell’Unicredit. E chi il genitore in banca ce l’ha – e però magari desidera diventare carpentiere, flautista o costruttore di macchinine per i plastici di «Porta a Porta» – finirà per tarpare le ali alla sua vocazione perché il privilegio esercita un’attrazione fatale a cui soltanto i puri di cuore e di intelletto (altrimenti chiamati «matti») riescono a sottrarsi.

viaUn posto in banca – LASTAMPA.it.

Se i gruppi di Facebook contano più di 1300 persone


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Si dirà che salire sui tetti ormai è diventata una moda, che gli operai dovrebbero rispettare i diritti degli altri anche quando protestano perché un magnate indiano decide di spostare l’azienda all’estero lasciando 1300 persone senza lavoro. Si dirà che bloccare stazioni o, per esempio come sta accadendo in queste ore, l’autostrada A1 è un affronto a centinaia di migliaia di persone che vogliono tornare a casa. Si dirà di tutto, eppure non si parla mai del lavoro, della disperazione che porta a compiere certi gesti. Persino il blocco dell’A1, che ha provocato quasi 30 km di coda, non compare sul sito di repubblica e inspiegabilmente anche dell’Unità. Un piccolo boxino su Corriere.it, qualche lancio dall’Adnkronos e Apcom. Quando si era trattato del caos da esodo sul passante di Mestre i titoli si sprecavano. Non un politico di sinistra – o sedicente tale, sempre che ne esista ancora una sinistra – che avesse chiamato un’agenzia per rilasciare uno straccio di dichiarazione a sostegno di 1300 lavoratori. Certo, c’è da occuparsi del gruppo di Facebook contro Berlusconi, che c’è frega se la gente lotta per mangiare. Che paese di merda.

Le stragi sul lavoro non si fermano con una sentenza esemplare


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Sono parecchio contento del rinvio a giudizio per omicidio volontario dei vertici della Thyssen Krupp per la strage di nello stabilimento di Torino, dove morirono sette operai. Certo non esulto, perché si tratta comunque di una decisione isolata che probabilmente non cambierà l’andazzo giudiziario di tutte le altre stragi sul lavoro. L’incriminazione dei datori di lavoro per omicidio colposo resterà comunque il capo accusatorio più usato. Peraltro, in linea teorica, sarebbe anche giusto, in quanto nessun imprenditore volontariamente decide di uccidere un proprio lavoratore; tuttavia, però, questa “plateale” accusa di omicidio volontario può essere come una spada di Damocle, un incentivo al miglioramento delle condizioni di lavoro. È nelle pieghe quotidiane che devono cambiare le cose: la negligenza degli imprenditori sulle norme di sicurezza, l’eccessivo sfruttamento del lavoratore. Che un processo mediatico, come questo della Thyssen, si concluda con condanne esemplari, francamente non è detto che cambi le cose. 

Mediate gente


Tra cinque anni sarai mia


E certo che Air France è interessata ancora ad Alitalia. Entrare con una quota di minoranza garantisce un naturale diritto di prelazione quando scadranno i cinque anni della cordatina, a quel punto la compagnia di bandierina potrà essere acquistata con trattativa privata senza esuberi e senza debiti.

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