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Il portiere


Era un uomo sulla cinquantina, vissuto e alticcio di caffè corretti. Lo trovammo sull’ingresso, con l’aria svagata di chi si gode la sera di maggio. Stava appoggiato al muro e teneva le mani in tasca, annebbiato nel fumo di sigaretta. Quando ci vide fece un cenno con la testa, spense la sigaretta con un piede e s’incamminò in fretta all’interno dell’edificio. Raccolse i documenti che avevamo lasciato sul bancone e li mise appoggiati in un registro, poi fece per guardarci ma senza osservarci più di tanto e ci diede la chiave indicando con un dito il piano della stanza. Non proferì mai parola. Subito dopo sprofondò in una poltrona di pelle lisa e anziani ingranaggi col ghigno di chi ne ha visti tanti di ignari amanti dell’effimero amore.

Scopare per tornare alla vita


Sembra fatto apposta un tempo così proprio nella giornata dei morti, come se la pioggia e il cielo nero dovessero allontanare qualsiasi velleità di buonumore. Sono stato al cimitero a trovare mio padre, ci mancavo da diverso tempo. Non amo andare al cimitero, preferisco andare a cercare mio padre in qualche posto dentro di me. La cosa mi riesce altrettanto dolorosa visto che di mio padre non ho alcun ricordo essendo lui morto nel lontano 1973, quando io avevo 1 anno e poco più. A volte penso che non averlo mai conosciuto mi abbia persino aiutato a non sentirne la mancanza, altre volte, però, invidio tutti quelli che del defunto almeno il viso lo ricordano. Se non fosse per le poche foto non avrei nemmeno la più pallida idea della fisionomia di mio padre. Al cimitero mi deprimono le facce della gente che incrocio: riconosco quelli abituati a quei luoghi dagli altri freschi di dolore. E poi c’è l’immancabile tour della tristezza, il girovagare alla ricerca di parenti e amici defunti, le frasi di circostanza. Ora che la depressione è totale, sento una voglia matta di scopare: perché scopare è il modo migliore per tornare alla vita. 

Vittima del web 2.0


Il caso è quello recentissimo di una 16enne suicidatasi probabilmente dopo aver saputo che l’ex fidanzato aveva diffuso foto e filmati ripresi durante rapporti sessuali. Riporto interamente l’articolo di Gianluca Nicoletti pubblicata sulla Stampa.

Non ci si illuda che il suicidio della ragazza di Rovigo sia stato provocato da un comportamento singolare e isolato, per la gran parte degli adolecenti di generazione web 2.0 la nuova “prova d’ amore” è la condivisione della propria intimità digitalizzata. Il tema dei brandelli digitali di amori consumati magari con gioia, ma poi diffusi per ripicca, si conquista sempre più frequentemente l’ onore delle cronache. Le crudeli vendette di ex fidanzati che usano il web come gogna non avevano ancora portato la vittima a morire suicida, ma già nel 2006 una liceale di 16 anni in provincia Reggio Emilia si era tagliata le vene dei polsi perchè il suo ex ragazzo aveva diffuso via videofonino alcune sue foto hard. Le avevano scattate quando stavano ancora assieme, una sera nel bagno di una discoteca, allora sembrava un gesto di complicità tra innamorati, ma dopo che si erano lasciati la vergogna per quelle immagini, circolate per mesi tra gli amici comuni, erano diventate un incubo da far desiderare la morte. Ancor prima, nel 2003, un video amatoriale intitolato “Forza Chiara” si era improvvisamente conquistato il record di contatti nei siti peer to peer. Migliaia di persone, per il tam tam della rete, avevano visto così quella mezz’ ora buona di atti sessuali tra una ragazza di Perugia, allora diciassettenne, e il suo fidanzato. Anche in quel caso lo show fu girato in piena complicità, ma la protagonista non prevedeva che il suo innamorato potesse essere così cretino da passare il file a un amico, tanto per vantarsi, e quindi condannarla alla moltiplicazione eterna di quel pomeriggio d’ amore. Anche in quel caso la vittima tentò il suicidio. Ancora oggi in rete però circolano fotogrammi di quella storiaccia di provincia.
Una “prova d’ amore” pagata assai cara è stata pure quella concessa a un antico ex fidanzato da parte di Chiara Fantoni, una bella ragazza che era stata eletta Miss Modena e che per una vecchia leggerezza non potrà concorrere a Miss Italia. Sono arrivate ai giornali sue foto osè di almeno 5 anni fa, allora minorenne stava assieme a un ventunenne che, come lei stessa racconta: “ Era diventato assillante, mi chiedeva di continuo delle fotografie e io non ho pensato alle conseguenze. Così le ho scattate con il cellulare. Poi lui le ha messe in rete.”
Inutile gridare allo scandalo o fingersi sorpresi, vogliamo forse dire di non sapere che anche per gli adulti la tentazione di immortalare momenti “epici” della propria vita sessuale sia ampiamente certificata da migliaia e migliaia di siti dedicati al voyerismo coniugale, all’ esibizionismo condominiale, allo scambio digitale del talamo domestico? Anche in questo caso però oltre a chi lo fa per passatempo c’è pure chi, non proprio ragazzino, usa lo stesso metodo di vendetta per amori svaniti. A maggio è stato denunciato un trentenne romano, per anni aveva condiviso la passione per la video ripresa bollente con la collega/fidanzata, ma quando lei l’ aveva lasciato iniziò a tempestarla di sms minatori: “Se tra noi è finita i nostri filmati finiranno in internet.” ma i video hard già giravano tra i comuni colleghi d’ ufficio. A giugno invece per reati simili un quarantenne sottufficiale dell’ Esercito di Civitavecchia ha patteggiato un anno di reclusione. Si era vendicato dell’ ex fidanzata mettendola in rete come se fosse una prostituta a caccia di clienti. Aveva creato un mix tra immagini reali della donna e altre decisamnente porno. Questi ed altri molti esempi rivelano a monte una diffusa e moderna lussuria per la riproduzione digitale dei propri atti amorosi.
Già un paio di settimane fa Il Garante per la Privacy Francesco Pizzetti si sentì in dovere di mettere in guardia gli adolescenti a non usare in maniera troppo disinvolta gli strumenti di Social Networking, ma il problema ha anche spinto il sito dei Papa Boys a un appello per la castità digitale:“ Ragazzi non svendete il vostro corpo dietro ad una web cam. Non mettete le fotografie con contenuti ‘intimi’ dei vostri amici nella rete internet.” E l’ appello è allargato ai genitori che con troppa disinvoltura regalerebbero videocamere ai figli: “Vere e propprie armi nelle loro mani!”
Di quanto queste meraviglie per comunicare possano essere pericolose, se mal usate, se ne sono accorte le frequentatrici di “Girl Power”, un frequentatissimo sito per giovanissime. Qui il 23 luglio viene lanciato il tema: “Se il vostro fidanzato vi chiedesse di posare per lui per delle foto private vostre, vestite da cameriere sexy e indossando i guanti gialli di gomma cosa rispondereste ?? Se vi fidaste di lui lo fareste ?” Pagine e pagine di discussioni dimostrano che quella “prova d’ amore” non sarebbe poi vista come qualcosa di terribile dalla maggior parte delle ragazze, fino a che ieri, alle 18, una certa Angelica ha postato la notizia della loro coetanea di Rovigo, quella per cui la “prova d’ amore” è stata troppo devastante da sopportare.

LA STAMPA del 10/08/08

Contro l’arte una pubblica indecenza


un disegno di Klimt

un disegno di Klimt

Ricordo vagamente un’intervista di Tinto Brass in cui affermava che il nudo non è mai volgare. Il noto regista di film erotici sosteneva il carattere artistico di certi nudi, contrariamente a quello pornografico di scene che ritraevano un pene eretto, per esempio. Uso questa premessa per meglio descrivere ciò che penso sulla censura all’arte imposta direttamente dal premier Berlusconi a un dipinto che giganteggia nella sala stampa di palazzo Chigi. La questione per me quasi non si pone, in quanto è stato lo stesso Berlusconi a volere quel dipinto lì. Dunque, pare evidente ma non provato, che sia stato forse qualcuno (oltre Tevere)  a suggerire la copertura di quella donna ritratta in atteggiamenti “sconvenienti”. D’altra parte questo governo è fortemente vicino agli enunciati della Chiesa, per cui una benda qua e là sul sesso non fa mai male. Però bisognerebbe far notare a Berlusconi che adesso andranno coperti tutti i dipinti di nudo nei musei italiani e tutte le sculture che mostrano parti intime. Toccherà cambiare anche tutti i libri scolastici e i siti web. E forse un pensierino anche all’immagine di Cristo crocifisso discinto una ritoccata la meriterebbe.

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