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Cose turche, anzi napoletane


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La Iervolino si costituisce tribunale monocratico e definisce disonesti i suoi assessori ancor prima del giudizio della vera Giustizia. Che poi dovrebbe augurarsi che siano innocenti altrimenti vorrebbe dire che per otto anni non ha capito una beneamata.

Intanto, visto che ormai non si fida più di nessuno, va in giro col registratore. L’altro giorno ha registrato l’incontro avuto con i vertici campani del partito. Nicolais si è molto adirato e intanto si è dimesso, lanciando il pd in un burrone che conduce dritto alla spaccatura tra diellini, diessini, bassoliniani, iervoliniani e dalemiani. De Mita ringrazia.

Tutti litigano con tutti: Iervolino con la sua vecchia e cara amica Teresa Armato, che avrebbe mentito sostenendo di non sapere di essere registrata; Nicolais se le dice con Oddati: scambio di accuse gravi. Dare del bassoliniano di questi tempi non è cosa edificante.

La colpa è sempre dei giornalisti

Se gli uomini del Pd sono eunuchi, le donne fanno bella mostra dei testicoli: dopo la Finocchiaro, che a porta a porta chiese le dimissioni del sindaco di Napoli, anche la ministra ombra, Linda Lanzillotta, dichiara che Iervolino e Bassolino farebbero bene ad andarsene.

Veltroni fa da accompagnatore.

Un indignitoso pellegrinaggio


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Non sarà certo Veltroni, figurarsi poi Bassolino (…), a legittimare una nuova giunta Iervolino. Vinavil Rosetta farebbe bene, piuttosto, a scendere da Palazzo San Giacomo e andare per le strade a parlare con i napoletani, con quelli che l’hanno eletta. Solo così potrebbe rendersi conto che nessuno la vuole più.

Almeno salviamo la faccia, la Iervolino se ne vada subito


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da sx: Iervolino, Romeo e Cardillo

Bufera, tempesta, uragano, terremoto: chiamatela come vi pare, tanto non sarà la declinazione a cambiare il senso di ciò che è successo all’alba di stamattina a Napoli. Lo tsunami che si aspettava è arrivato a ventiquattro ore dal cataclisma che ha investito il Pd in Abruzzo. In manette sono finiti oltre una dozzina tra politici, funzionari pubblici, imprenditori e tutori della legge. Due assessori sono stati arrestati, ai quali vanno aggiunti altri due che avevano rassegnato le dimissioni e un altro, Nugnes, suicidatosi pochi giorni fa che sarebbe stato probabilmente colpito dallo stesso provvedimento. In carcere c’è finito il mega imprenditore edile Romeo e assieme a lui diversi suoi collaboratori e alti funzionari della pubblica amministrazione. Persino un finanziere in servizio presso la Dia di  Napoli che avrebbe anticipato particolari dell’inchiesta. Nella conferenza stampa convocata a poche ore dallo scatafascio, la sindaca Iervolino ha seguitato a farsi vanto di non essere stata raggiunta da nessuna azione giudiziaria, ribadendo che intende andare avanti, pur riservandosi la decisione definitiva dopo una riflessione. Verrebbe da domandarle: ma cosa vuoi riflettere? Cosa ti serve ancora per capire che devi lasciare? Eppure pochi giorni fa aveva orgogliosamente tenuto a precisare che lei non era come Villari, che non aveva vinavil sulla poltrona, che sarebbe stata pronta a lasciare se la giustizia avesse emesso qualche provvedimento nei confronti della sua giunta, la stessa che lei definiva estranea a qualsiasi indagine perché di alto profilo professionale e politico. La Iervolino sbagliava e anche per questo dovrebbe dimettersi subito, ma dovrebbe farlo soprattutto perché è lei che ha nominato quegli assessori, è a lei che spettava il compito di vigilare sull’operato degli assessori. Dunque se non di responsabilità penale, di sicuro di responsabilità politica, etica e morale è colpevole. Certo potrebbe incassare la (inspiegabile) solidarietà del partito, sospendere le persone coinvolte e tentare di andare avanti, giusto per non ammettere clamorosamente e pubblicamente il suo fallimento. Potrebbe accadere ma dubito che alla fine glielo lascino fare. Se la Iervolino non si dimettesse il contraccolpo d’immagine sarebbe decuplicato rispetto agli arresti di questi giorni, l’elettore ne trarrebbe la conclusione che il Pd non ha alcuna voglia di cambiare, anche di fronte a fatti di codesta rilevanza. In questi casi la legittima aspettativa è che si faccia un repulisti generale, iniziando dalla base per finire ai vertici del partito, anche se è difficile che chi detiene il potere epuri sé stesso. Ormai di salvabile c’è solo la faccia, tanto alle prossime elezioni il centrodestra farà en plein in Campania. Procrastinare le dimissioni cui prodest? 


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