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Figlio di camorrista nella casa del Grande Fratello


Dire che la Endemol stia raschiando il barile è un eufemismo. Tra l’altro, in controprogrammazione sulla Rai ci sarà un programma di Roberto Saviano. E’ proprio il caso di dire che sarà una scelta di campo.

La notizia è particolare e gira da ieri: nella prossima edizione del Grande Fratello, tra i protagonisti, accanto al cavaliere dell’ordine di Malta, al sosia di Keanu Reeves e all’ex seminarista, c’è anche il figlio di un camorrista (dunque da oggi divenuto categoria umana). Non sappiamo se il genitore sia un boss o meno. Si dice che il ragazzo, un 25enne, non abbia a che fare con le scelte del padre; che è nato a Salerno ma che studia e lavora a Roma.

La linea di di Endemol è chiara: tenere alta la tensione sul programma, creare una discussione intorno, non importa se costruttiva o meno e semmai farlo sorgere a caso umano. Insomma, dopo gli altri casi umani arriva anche questo. Certamente ci verrà veicolato un messaggio finto-positivo: una possibilità di riscatto esiste per tutti; le colpe dei padri non devono ricadere sui figli.

viaFiglio di camorrista, 25 anni, nella casa del Grande Fratello.

 

La macchina del dolore (Gramellini)


Siamo tutti vittime della stessa macchina. La macchina del dolore, che si nutre di casi umani e in cambio macina numeri dell’Auditel, quelli che fanno la gioia e il fatturato dei pubblicitari. Loro, i burattinai. Gli altri – giornalisti, pubblico, ospiti – i burattini. Colpevoli, naturalmente, ma solo di non avere la forza di strappare il filo. Federica Sciarelli è una giornalista in gamba e una persona perbene, ma forse ha mancato di freddezza. Avuto sentore della notiziaccia, avrebbe dovuto mandare la pubblicità e soltanto dopo, lontano dalle luci della diretta, rivolgersi alla madre in pena, invitandola ad allontanarsi dal video e a chiamare i carabinieri. Una questione di rispetto, ma in questa società di ego arroventati chi ha ancora la forza e la voglia di mettersi nei panni del prossimo, guardando le situazioni dal suo punto di vista?

Noi giornalisti siamo colpevoli di abitare il mondo senza provare a cambiarlo ed è una colpa grave, lo riconosco.

La consapevolezza del potere dei media accresce le nostre responsabilità, ma non può annullare completamente quelle degli altri. Mi riferisco anzitutto agli ospiti dei programmi. Il presenzialismo televisivo della mamma di Sarah ha l’attenuante della buona fede. Ma fino a qualche anno fa i parenti delle persone scomparse andavano in tv per il tempo minimo necessario a leggere un comunicato o pronunciare un appello. Poi si ritiravano nel loro sgomento. Adesso non trovano di meglio che bivaccare per giorni e giorni in tv: non davanti al video ma dentro. Spalancando alla prima telecamera di passaggio la stanza della figlia scomparsa e accettando di partecipare a una trasmissione come «Chi l’ha visto?» dalla casa del cognato, sul quale in quel momento già gravavano forti sospetti.

Non accuso la signora: è cresciuta con questa tv che sembra onnipotente, nel vuoto che c’è. Una tv che è vita meglio della vita e in cui il Gabibbo ha preso il posto del poliziotto, «Forum» del pretore e «Chi l’ha visto?» del detective Marlowe. Mi limito a riconoscere in quelle come lei la vera carne da macello televisivo. Carne che si immola volontariamente, nella convinzione che oggi la televisione possa darti tutto, persino tua figlia. Giornalisti emotivi, tronisti del dolore. Il ritratto di famiglia è quasi completo. Manca l’ultimo tassello, forse il più importante. I telespettatori. Le tante prefiche guardone che sputano sentenze dal salotto di casa. Ah, quanta sacrosanta indignazione! Peccato che durante il melodramma il pubblico di «Chi l’ha visto?» sia più che raddoppiato. Erano talmente occupati a indignarsi che si sono dimenticati di compiere l’unico gesto che potrebbe davvero cambiare questo sistema fondato sul pigro consenso del popolo: spegnere il televisore.

(via La Stampa)

L’ultimo Annozero contro i pretofili


Stasera Santoro ha iniziato la sua ultima trasmissione in modo un po’ diverso. Ha sempre fatto un uso personalistico del mezzo pubblico, cioè fornendo fedelmente ai telespettatori il suo personale punto di vista sulle cose. Tuttavia stasera l’uso personale si è reso ancora più evidente per la lunga intemerata contro tutto e tutti in seguito alle polemiche scoppiate per la chiusura anticipata del contratto che lo avrebbe legato alla Rai ancora per sei anni. In sostanza Santoro ha detto che sono loro a voler mandarlo via e non il contrario, e che l’esborso cui andrà incontro la Rai, dunque i contribuenti italiani, non è dipeso da una sua volontà. Ha poi concluso che se vogliono lui magari ci ripensa ma a condizione che gli concedano piena libertà. Direi quasi condivisibile il tutto. Poi però la trasmissione (sta) continuando affronta il caso dei pedofili nella Chiesa. Servizi e testimonianze come al solito toccanti e durissime, tanto che il prete presente in studio, il rappresentante del vaticano, per correre ai ripari ha addirittura invocato la poco preparazione di inquirenti e psicologi, finendo col parlare di calunnie gratuite verso la chiesa. Domani assisteremo alla proverbiale reazione del clero e di tutti i politici che manco ci pensano a mettersi contro il vaticano, anche perché i pretofili muovono voti. Ecco, temo allora che dopo la puntata di stasera a Santoro gli daranno il doppio della liquidazione pur di levarselo di torno.

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