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Calciopoli 2 è una polpetta


P.S. Come è vero che finirà in burletta (prescritta) la seconda Calciopoli della “giustizia” sportiva, così è vero che in un mondo marcio la rimozione del capataz Moggi è partita dall’interno della Juventus per un regolamento di conti, di cui gli altri capoclan calcistici si sono giovati conoscendo perfettamente, mafiosamente e omertosamente come tutto ciò avvenisse. Ma finora sono stati zitti e solo adesso reagiscono perché toccati, avvalendosi della stampa che abbiamo sotto gli occhi.

E tutti mordono solo la polpetta di Moggi. Non è un po’ riduttivo? Non hanno voglia di altre polpette? Temono a tal punto che siano avvelenate da chiudere occhi e orecchie, dibattendo alla morte se in un’intercettazione il nome di Collina l’ha fatto Bergamo oppure Facchetti? E capirai… (Oliviero Beha)

Il post scriptum mi piace molto ma condivido anche tutto quello che c’è prima .

Se telefonando: lei quoque, Moratti – LASTAMPA.it


Coerenza di Abete? Questa, poi. Mi è venuta una nostalgia canaglia delle intercettazioni. Non si può aver tutto dalla vita. Se Moratti avesse spinto per uno sconto di pena, dovrebbe scattare, automatico, l’illecito sportivo. Se viceversa, senza entrare nel merito delle sanzioni, si fosse limitato a consigliare una dilazione delle sentenze a dopo Inter-Chelsea, dovrebbe rispondere di slealtà sportiva (articolo 1). E per Abete scatterebbe l’impeachment. Ora, in questo Paese molto è possibile, soprattutto da regime a regime, da padrone a padrone. Dopo che la grigliata fra Paolo Bergamo e Luciano Moggi è stato declassato ad articolo 1, non mi meraviglio più di niente. In Federazione smentiscono categoricamente che Abete possa aver sancito, con Moratti, una sorta di «patto scellerato» (testuale). Ma allora, dove sarebbe stato «non coerente» Abete? Semplicemente nel rifiutare il rinvio?

viaSe telefonando: lei quoque, Moratti – LASTAMPA.it.

Non offendere la Coca-Cola


zanz

“La zanzara” è attualità senza tabù, senza censure, senza tagli alle vostre opinioni”. Tutte fregnacce. L’intervento di Vittorio Sgarbi nella puntata de La Zanzara di ieri, a proposito del divieto per i minori di 16 anni di consumare alcol a Milano, evidentemente è risultato parecchio scomodo. Nel solito corollario di insulti, c’era una cosa detta da Sgarbi che non doveva essere propagata ulteriormente: “la coca-cola è una merda”. Sgarbi sosteneva che Coca-Cola e Fanta sarebbero da vietare e non il vino, che secondo il neo editto morattiano è considerato come il whiskey. Da notare che, sempre nella puntata di ieri, anche Oliviero Toscani aveva auto parole dure contro la Moratti, tant’è che a Radio24 hanno deciso di tagliare la testa al toro e far sparire il file della puntata.

La dignità dei sardi


Il film inchiesta “OIL: il potere e la dignità dei sardi” di Massimiliano Mazzotta è dedicato all’inquinamento e alle condizioni di lavoro alla Saras della famiglia Moratti, in Sardegna. Alla Saras hanno perso la vita di recente tre operai di una ditta appaltatrice. La Saras ha chiesto il sequestro del film. (via Beppe Grillo)

Franceschini non è Berlusconi, e si vede


veltroni-e-franceschini

Se Veltroni alla fine si è rivelato scarso, il suo secondo, l’attuale numero uno del Pd, si sta rivelando ancora più scarso. Negli ultimi tempi Franceschini si è fatto troppo ingolosire dall’antiberlusclonismo e ha tralasciato argomenti di indubbio interesse nazionale e di sicure ricadute positive per la campagna elettorale. Va benissimo mettere alla berlina un Presidente del Consiglio che si incipria il naso ai convegni e dà i festini con le entraîneuse, ma sarebbe forse più utile alla causa (persa) democratica interessarsi di problemi che attengono più concretamente alla vita degli italiani. Mi riferisco ad almeno quattro questioni che sfruttate a dovere avrebbero garantito un guadagno elettorale. Le elenco:

  1. La Fiat, intesa come Pomigliano D’Arco e tutti gli stabilimenti italiani che rischiano di chiudere o di mettere a cassa integrazione migliaia di lavoratori, oltre a quelli che già lo sono, s’intende. Franceschini non ha né pressato il Governo su questa questione, né è andato direttamente a Pomigliano, in modo populistico se volete, a dare solidarietà ai lavoratori;
  2. La Sardegna, intesa come sciagura per quei poveri tre operai morti in una cisterna mentre lavoravano alla Saras (Moratti). Franceschini non è andato a Sarroch per spiegare ai sardi di non fidarsi più delle sirene berlusconiane e di pensare meglio chi votare in giugno;
  3. La Sicilia, intesa come l’enorme buco di bilancio che inghiotte i comuni per finire all’Asia, la società che si occupa dello smaltimento dei rifiuti, talmente in deficiti al punto di non poter più fornire le adeguate attrezzature agli operai, in sciopero da giorni per questo motivo. Le strade non sono tanto diverse da quelle della Campania quando erano colme di monnezza, eppure Franceschini non ne trae alcun vantaggio elettorale, come ha fatto invece Berlusconi e come farà il candidato del Pdl alla Provincia di Napoli;
  4. La casta, intesa come quel fardello di soldi che pesa sui (pochi) contribuenti italiani. Quando Berlusconi, in perfetto stile elettorale, ha detto di voler snellire il numero di parlamentari, Franceschini, a parte un primo assenso, non ha poi insistito, specie quando Berlusconi ha rimandato la legge alle calende greche.

Sono solo alcuni temi sui quali Franceschini avrebbe dovuto impegnarsi di più, lasciando pure ai giornali il pettegolezzo sulle minorenni, tenuto conto che gli italiani, che non sono anglosassoni, se ne fregano altamente delle noemi di Casoria.

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