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Il punto di Tosatti su Calciopoli


Già quello che dice Giorgio Tosatti, all’epoca il miglior giornalista sportivo italiano, su Calciopoli, sugli arbitraggi e sulla campagna di stampa, varrebbe a cancellare immediatamente processi e quant’altro. Ma il bello viene dal minuto 6 del video quando Tosatti affonda il coltello nella piaga scoprendo il vero retroscena di tutta la vicenda.

Morattopoli


L’Onest’uomo definisce “robe da matti” le notizie e le intercettazioni scovate dai legali di Moggi (e nascoste dagli investigatori) nel corso del processo di Napoli. Non sono robe da matti. Le robe da matti sono le cose fatte dalla proprietà e dalla società Juventus nel 2006, quando fece di tutto per non difendersi e per essere condannata.
Non sono stupito. Non sono nemmeno entusiasta. L’ho scritto dal giorno numero 1, di quattro anni fa, che quelle telefonate ai designatori le facevano tutti. Non importa cosa si dicessero, perché la Juve non è stata condannata sportivamente (penalmente Moggi sarà assolto) per le cose che sono state dette durante quelle telefonate non dissimili e forse anche più innocenti di quelle venute fuori allora sugli incontri segreti tra arbitri e dirigenti di altre squadre e quelle nuove di questi giorni. No, la Juve è stata condannata per violazione dell’articolo 1 del codice sportivo, quello sulla lealtà sportiva, secondo cui non è leale intrattenere rapporti con i designatori. Su questo sono d’accordo: non è leale intrattenere rapporti con i designatori. Ma non è un illecito sportivo (partite truccate), perché di per sé i rapporti conviviali non si tramutano necessariamente in favori, rigori, ruberie e quant’altro, specie se tutti si intrattengono con tutti.
Ma la Juve, ripeto, è stata condannata per sei violazioni dell’articolo 1, per violazioni del principio di lealtà sportiva che i giudici scelti uno a uno il giorno prima del processo (e dopo aver cancellato un grado di giudizio) dall’ex consigliere d’amministrazione ed ex avvocato degli indossatori di scudetti altrui hanno comicamente trasformato, in nome del sentimento popolare (“arbitro cornuto”) e delle cronache miserande della Pravda rosa che si trova sui banconi dei gelati nei bar dello sport, in un illecito sportivo senza che ci fosse traccia di partite combinate, sorteggi truccati, ammonizioni mirate, passaggio di soldi eccetera.
La cosa più importante che sta accadendo a Napoli non è il numero di telefonate di Moratti e Facchetti (e di altri dirigenti) con gli arbitri, nemmeno il numero di cene e di pernottamenti a casa di un designatore, anche se qualcuno chiamava l’ex terzino “rompicoglioni” per quante volte era solito telefonare. La cosa più importante è che il processo, ignorato dai media nazionali ma trasmesso da radioradicale, sta sbriciolando la tesi della cupola moggiana e ridicolizzando l’inchiesta fondata sulle cronache del giornale di Carlo Verdelli.
Le telefonate trascritte dai legali di Moggi sono assolutamente innocenti, ma provate a leggerle sostituendo il nome “Moratti” con “Moggi” e immaginate che cosa sarebbe successo sui giornali dei poteri forti con tutti quei “io ci tenevo ad incontrarLa”, “le devo fare una confidenza”, “mi hanno strizzato l’occhio” (i guardalinee), “vediamo di fare dieci risultati partite utili di fila, eh!”. Chiacchiere da bar in questo caso, chiacchiere da bar nel caso di Moggi.

Ultima cosa, la Juventus. Proprietà e dirigenti della società che è quotata in Borsa devono difendere per statuto e interesse il patrimonio e gli azionisti. Devono chiedere la riapertura dei processi sportivi, avanzare esposti al procuratore Palazzi (che fa, dorme?), chiedere i danni (come ha fatto ieri quel gigante di Bobo Vieri).
Delle due l’una: o queste telefonate le facevano tutti, non contano niente, non costituiscono illecito sportivo – come credo io e quindi restituite gli scudetti, chiedete scusa e ringraziate il cielo che non chiediamo di annullare tutti i campionati successivi – oppure sono un reato come quello per cui la Juventus è stata condannata e, con lo stesso metro, vanno tolti i cinque scudetti agli indossatori di scudetti altrui. Tertium non datur. Se si scegliesse la seconda strada, quella giustizialista che però ora ai giustizialisti non piace, io sarò in prima fila a difendere gli indossatori di scudetti altrui, vincitori meritoriamente sul campo di quattro dei cinque ultimi campionati, per quanto falsati e sminuiti e resi “aziendali” dall’eliminazione degli avversari. (Cristian Rocca)

Caro Mourinho


Caro mister Mourinho, premetto che ho per Lei una stragrande simpatia. Sono sicuro che passare una serata assieme sarebbe delizioso, e per me e per Lei. Impareremmo entrambi una gran quantità di cose. Le scrivo dopo aver letto sui giornali questa sua inaudita affermazione, che quasi quasi Lei si vergognava a prender soldi dal calcio dopo i fatti di Calciopoli, e mi sembra Lei volesse dire dopo i misfatti compiuti dalla Juve contro la sua Inter, una squadra che per vent’anni ha beccheggiato a metà classifica. Pur dopo aver sborsato ogni volta miliardi a centinaia.
Lei ha avuto l’impudenza di pronunciare questa amenità dopo il clamoroso regalo che avete avuto contro il Chelsea, uno dei vostri che abbatte negli ultimi metri un attaccante del Chelsea e che non ne viene disturbato in niente dall’arbitro. Doveva essere rigore oltre che espulsione del vostro ultimo difensore. E invece non è stato niente di niente. È il calcio, dove sbagliare è umano. E del resto poche ore prima un altro
arbitro – anche lui onesto e innocente – ha sbagliato alla grande a favore del Milan. Succede. Gli arbitri sbagliano, mister. Lei lo sa benissimo. O meglio finge di saperlo, perché finge di credere che c’è stato un tempo che gli arbitri sbagliavano a favore della Juve perché foraggiati dalla Triade. Lei lo dice senza sapere nulla di nulla. Senza aver letto una sola carta del processo “Calciopoli”, carte che sono raccapriccianti. Lei nemmeno sa chi era Auricchio, l’ufficiale dei carabinieri che s’è messo di buzzo buono a intercettare Moggi e che ne ha ricavato un mirabile romanzo di fantascienza che è stato preso per buono da tutti coloro che da mezzo secolo rosicavano contro la Juve. A parte le intercettazioni di Auricchio, colme di strafalcioni e grossolani errori di fatto, contro la Juve non c’è nulla. Non c’è un solo libro o un solo articolo che racconti delle cose reali contro la Triade. Le parla uno che di mestiere legge libri e giornali, cose che Lei non ha il tempo di fare perché impegnato in un lavoro gravoso e sontuoso, dare un senso alla trama interista che da vent’anni non ne aveva alcuna. Un lavoro che io ammiro molto.
Io scommetto un euro contro gli otto milioni di euro (netti) del suo stipendio che Lei non ha una sola carta e una sola prova contro la Juve. Lei sa troppo di calcio per credere che una squadra che nella finale del Campionato del mondo del 2006 aveva otto dei suoi undici titolari, e quelli che non c’erano si chiamavano Ibrahimovic e Nedved, e Lei lo sa a puntino chi erano e quanto valevano Ibrahimovic e Nedved, vincesse al telefono e non sul campo.Lei lo sa che Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Emerson, Del Piero, Camoranesi, Vieira e gli altri non avevano il benché minimo bisogno di essere sussidiati dalle schede telefoniche svizzere. Lei lo sa che da quando il calcio è il calcio tutti i dirigenti di tutte le squadre schiamazzano contro gli arbitri, e telefonano a mezzo mondo, e dicono che vorrebbero questo e quello in fatto di arbitri e segnalinee. Di schiamazzare contro gli arbitri, e anche quando sono stati ineccepibili come Tagliavento, Lei lo fa con sovrumana impudenza tutti i giorni e tutte le ore della settimana. Lei accusa gli arbitri ogni volta che sbagliano contro la sua Inter (e questo succede), ma omette le volte che Quaresma o Adriano colpiscono la palla di braccio in area, l’uno a impedire l’attacco avversario, l’altro a fare un gol tanto decisivo quanto grottesco.
Gli arbitri sbagliano. È il calcio. L’anno scorso, che pure eravate i più forti, hanno sbagliato alla grandissima a vostro favore, più ancora di quanto avessero sbagliato a favore della Juve in un anno in cui sbagliarono tanto a favore della Juve (Peruzzi che para oltre la linea, Deschamps che butta giù un romanista in area di rigore, Ciro Ferrara che tira fuori una palla che aveva superato la linea di un metro e mezzo). Così è. Così è il calcio. Non c’è vergogna a fare il calcio, non c’è vergogna a prendere i soldi del calcio come Lei li prende a iosa e meritatamente. Solo che per quel che è della Sua avventura in Italia, Lei ha avuto una fortuna. Una grandissima fortuna. Che fosse stata distrutta la Juve, la Juve di Umberto Agnelli e Luciano Moggi. Calciopoli non c’entra un beato cazzo. Auguri, mister.

(Giampiero Muhini per Libero)

E’ sempre colpa di Moggi?


Dopo Cristina Chiabotto, Edelfa Masciotta, Claudia Andreatti, Miriam Leone e Silvia Battisti unaltra bellissima trionfatrice nel segno dei colori bianconeri

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