Tag Archives: magistratura

Cose turche, anzi napoletane


giannelli-620x385

La Iervolino si costituisce tribunale monocratico e definisce disonesti i suoi assessori ancor prima del giudizio della vera Giustizia. Che poi dovrebbe augurarsi che siano innocenti altrimenti vorrebbe dire che per otto anni non ha capito una beneamata.

Intanto, visto che ormai non si fida più di nessuno, va in giro col registratore. L’altro giorno ha registrato l’incontro avuto con i vertici campani del partito. Nicolais si è molto adirato e intanto si è dimesso, lanciando il pd in un burrone che conduce dritto alla spaccatura tra diellini, diessini, bassoliniani, iervoliniani e dalemiani. De Mita ringrazia.

Tutti litigano con tutti: Iervolino con la sua vecchia e cara amica Teresa Armato, che avrebbe mentito sostenendo di non sapere di essere registrata; Nicolais se le dice con Oddati: scambio di accuse gravi. Dare del bassoliniano di questi tempi non è cosa edificante.

La colpa è sempre dei giornalisti

Se gli uomini del Pd sono eunuchi, le donne fanno bella mostra dei testicoli: dopo la Finocchiaro, che a porta a porta chiese le dimissioni del sindaco di Napoli, anche la ministra ombra, Linda Lanzillotta, dichiara che Iervolino e Bassolino farebbero bene ad andarsene.

Veltroni fa da accompagnatore.

Tirare a campare


 

immagine-1

La Iervolino non se ne vuole andare nemmeno con le cannonate (della Magistratura). Veltroni non vuole mandarla via perché non saprebbe come giustificare l’ennesima sconfitta in una grande città. Alla fine le cose restano quasi come prima: rimpastino e navigazione a vista. Contenti loro…

Non ci siamo


pd-gay-pride

Il titolo riprende il post di Paolo che ha da ridire sulla posizione del Pd dopo gli ultimi accadimenti giudiziari che hanno coinvolto diversi amministratori e deputati. Siamo passati dalla questione morale, cioè la ventilata volontà di “ripulire” il partito, all’attacco verso i giudici che hanno arrestato il sindaco di Pescara. Quest’ultima notizia è stata favorevolmente accolta dal Governo che non vedeva l’ora di stringersi d’abbraccio con il Pd per varare una riforma tesa a eliminare l’uso delle intercettazioni e dividere le carriere del giudici, oltre alla riforma elettorale per le prossime europee (niente preferenze e liste bloccate come per le politiche). Se il Pd porterà davvero a compimento tutto questo, la disfatta totale sarà consumata e allora non rimarrà che votare per Di Pietro. O tutt’al più direttamente per Berlusconi, tanto uguali saranno.

Il codice del politico non corrisponde a quello della legge


l'arresto di Nugnes

l'arresto di Nugnes

È sempre difficile commentare le decisioni della Giustizia, lo è ancora di più quando portano ad epiloghi tragici come nel caso dell’ex assessore al comune di Napoli, Giorgio Nugnes. Pensavamo che i suicidi per “vergogna” fossero dimenticati come tutta la stagione di tangentopoli e invece Nugnes ci mette drammaticamente di fronte al dubbio se parteggiare per la giustizia o per le persone. È giusto che il magistrato, in presenza di prove, faccia il suo dovere senza deferenza, ma è altrettanto giusto che l’esercizio della giustizia debba tener conto delle ripercussioni che può causare nella vita di una persona. Quando una persona viene arrestata, a maggior ragione se si tratta di un politico, scatta automatica l’onta vita natural durante. In fondo siamo sempre portati a giudicarlo senza processo, a pensare che sia colpevole perché a noi non capita di essere accusati di qualcosa, quindi nel suo caso se i giudici indagano vuol dire che è marcio. Non è chiaro se Giorgio Nugnes si sia impiccato per la colpa di cui l’accusavano, tuttavia gli eventi ci portano a pensarlo. Forse si riteneva incolpevole e dunque profondamente umiliato da tutto quello che gli stava accadendo. Le intercettazioni telefoniche lo avevano indicato come regista degli scontri avvenuti a Pianura e i giudici hanno agito di conseguenza. Nugnes era un politico e come tale tutelava il suo consenso elettorale: è nel dna di ogni politico farlo, non a caso negli sconti di Pianura, destra e sinistra peroravano la stessa causa. Come lo stesso ad Acerra dove persino uomini di Chiesa capeggiavano le ire della gente. Spesso il codice deontologico del politico non corrisponde a quello della legge. È così e sarà per sempre così.

Stato di arbitrio


Una volta per tutte dovremmo capire se in questo sgangherato paese valgono ancora i diritti, le leggi e le sentenze dei tribunali. Non è possibile che di fronte alla richiesta di una pillola abortiva ci si imbatta in un marea di medici obiettori di coscienza. Come non è possibile che la regione lombardia non rispetti una sentenza e addirittura minacci di ripercussioni i medici che volessero comunque farlo. Più che uno stato diritto il nostro assomiglia sempre di più a uno stato di arbitrio.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: