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Respinti


Io sono con loro, ma gli oltranzisti dell’accoglienza mi devono spiegare come facciamo a sistemare cinquecento immigrati al giorno.

Ne hanno ammazzati sette ma il Napoli ha vinto


In una mano il cellulare nell’altra la tazzina. Aspetta che ti offro un caffè, mi ha detto. Ah ma hai visto che partita il Napoli ieri sera. No, ho risposto, veramente non sono tifoso del Napoli e figurati se pagavo dieci euro per vederla. Ti sei perso una grande partita. Pazienza, capita. Piuttosto tu hai visto che ne hanno ammazzati addirittura sette ieri? Si ho sentito una mezza cosa, ma che è successo? Quando poi sono risalito in macchina pensavo: quisquilie. Di cosa si lamentano quelli che vivono al nord? Ne ammazzano uno, magari pure per sbaglio, e tutti gridano all’emergenza criminalità. Qui è come vivere a Bagdad, la gente nemmeno fa più caso ai morti ammazzati. In Germania la strage di Duinsburg smosse la coscienza di una nazione, il governo mise in piedi forze speciali anche se si trattava sempre della nostra malavita esportata. Oggi i giornali parlano dell’Alitalia e quasi nessuno si è accorto della strage di Castelvolturno. Sei immigrati e un italiano sono stati uccisi nel giro di poche ore, ad opera, si crede, di una dei clan più potenti al mondo: i casalesi. Dopo la carneficina si scatena la violenza degli immigrati che spaccano auto e vetrine al grido di italiani bastardi. Nella piccola Banlieu casertana l’equilibrio etnico e criminale si è spezzato. A Napoli si ammazza più che in Sicilia, più che in Calabria e in Puglia, forse statisticamente si ammazza quanto negli Stati Uniti. Nessuno ci fa caso, sono anni che va così. Avevo quasi 10 anni quando vidi il primo morto ammazzato: era il proprietario delle pompe funebri del paese. Ricordo ancora il suo viso lì per terra, come ricordo ancora l’ultimo che ho visto: un pregiudicato freddato in campagna mentre tentava di scappare dai suoi sicari. Non ricordo le rapine che ho avuto, credo cinque, boh manco mi ricordo come dicevo. A un paio di scippi ho assistito ma se devo dirvi dove non saprei. Per vivere a Napoli, in questa regione, bisogna dimenticare in fretta: che sia il tizio che ti viene contromano o la rapina subita o a cui hai assistito, il dovere è quello di dimenticare. E allora la gente dimentica i morti ammazzati e pensa al Napoli che ha vinto.

D’altronde è solo una puttana


Essere trattata da puttana è pure peggio che fare la puttana per vivere.

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