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Vissero ricchi e cornuti contenti


E già che Mara Carfagna faceva la velina, o meglio la showgirl per dirlo in modo politically correct, non faceva l’attrice di teatro, infatti quando deve recitare una verità non sua, l’artefatto cipiglio da proba che s’è donata appena entrata in parlamento, sparisce, la voce diventa incerta. Non ammette, né smentisce, ma è come se confermasse tutto dietro quel “devo rendere conto solo alla persona che sto per sposare”. Mentre lei rende conto privatamente, l’amante Bocchino ha reso conto pubblicamente, anche perché sputtanato dalla sua signora, al secolo la figlia del pecora Buontempo. È proprio della signora Buontempo e del futuro carfagno Mezzaroma che voglio parlarvi. Di questi due cornuti semi-felici che non hanno avuto nemmeno un refolo di dignità per scacciare i rispettivi compagni. Massì, si dirà l’amore perdona tutto. Ma allora perché la gente comune è meno incline al perdono, perché una banale massaia avrebbe messo alla porta il marito traditore mentre la signora Bocchino ne parla in tv niente meno fosse un titolo di merito? Almeno lei è sposata, che dire invece di questo Mezzaroma che vuol fare cornuto e mazziato sposando lo stesso la Carfagna? Sarà una questione di censo, di showbiz, o forse tra ricchi si sta assieme senza amarsi più di tanto e allora le corna che saranno mai, dai?!
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55 mila coglioni


Ora: la volontà popolare è sacra è sacra, come si suol dire. Eppure io vorrei rivolgere un sentito vaffanculo a quei 55 mila coglioni, miei corregionali, che hanno inteso sprecare il loro voto per una ex velina che andava discinta in tv, e solo per questo reclutata addirittura come ministro da Berlusconi, ben sapendo che dopo le elezioni la signora se ne sarebbe uscita dicendo che restava al governo che mica vale come il posto di consigliere regionale, pur prestigiosissimo e ambitissimo da migliaia di candidati molto più preparati e motivati di lei.

Eccallà


Lo sapevo.

Pronto Mara, sono Silvio


 

Sono molto curioso di sapere come andrà a finire questa storia sulle intercettazioni. Assodato che con decreto legge o in Parlamento Berlusconi ne vieterà la pubblicazione, sono molto curioso di sapere se l’Espresso consumerà l’affronto sino in fondo. Si vocifera che da qualche parte siano già disponibili testo e audio di alcune intercettazioni tra il premier e alcune delle sue “bambine da svezzare”, tra le quali una telefonata con l’allora non parlamentare e ministra, Mara Carfagna. Il motivo di tanto interesse – ammettiamolo pure – non è tanto vedere se un giornale vorrà sfidare le ire del premier, ma il contenuto piuttosto pruriginoso delle telefonate. Per onestà intellettuale, va detto che se le conversazioni trattassero solo di fatti strettamente privati non andrebbero mai pubblicate. Ma è anche vero che le “notiziole” fatte (evidentemente) trapelare hanno reso, di fatto, già pubblicabili tali intercettazioni. Per puro calcolo commerciale un tabloid britannico non s’è fatto scrupoli di mettere in rete il video sado-nazista del gran capo della Fia, Mosley, che pure non aveva commesso alcun reato. Dunque è molto difficile per un giornale, che è pur sempre un’attività a scopo di lucro, rinunciare ad una tanto attesa pubblicazione che potrebbe portare nelle casse parecchi soldi. 

 

Carfagna, ministro per le dispari opportunità


 

Non ho mai avuto simpatia – e l’ho detto più volte – per certe manifestazioni come il gay pride. Non trovo di alcuna utilità sfilare con una parrucca viola e il culo di fuori. D’altra parte non esiste un etero pride, perché dovrebbe esserci uno omosessuale? La sessualità è un fatto privato, per me. A volte il difetto più grave degli omosessuali è quello di auto-relegarsi in una piccola porzione di società. E tuttavia è vero, però, che la parità di cui parlo non c’è mai stata, o comunque non si palesa in tante situazioni. Forse il gay pride è proprio una provocazione, un modo per mostrarsi alla società più bigotta e settaria. Il ministro per le pari opportunità, che in queste ore sta avversando il gay pride di Roma, se vogliamo fa un ragionamento alto. Dal suo punto di vista, cioè quello di un dicastero proprio deputato alla parità, non c’è alcuna discriminazione per gli omosessuali e dunque è inutile patrocinare e anzi far svolgere la classica sfilata carnascialesca omosessuale. Ma la Carfagna sbaglia e di grosso pure. Al riguardo ci sono tre belli interventi che vi riporto. Il primo è un articolo di Natalia Aspesi, il secondo è la risposta della stessa Ministra e in ultimo un bel post di Antonella Beccaria.

 


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