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Un padrone è sempre un padrone


corteo operai 

Mentre tornavo a casa per pranzo riflettevo se scrivere qualcosa sul vittimismo di Mastella, oppure sulla condanna di Selva e perché no sulla candidatura di De Mita con l’Udc. Poi ho visto su Sky l’intervista di Manuela Palermi della sinistra arcobaleno, che blaterava le solite frasi anacronistiche contro il falco Calearo e sui padroni contro gli operai. Ero convinto di scrivere di questo fino a qualche ora fa, quando la Confindustria ha criticato il testo approvato dal Governo in tema di sicurezza sul lavoro. Decreto per nulla repressivo che si limita a una multicina per le aziende che non sono in regola (ammesso sempre che i controlli si facciano). Così ho capito che in fondo la Palermi ha ragione, che un padrone è sempre un padrone, perché vuole fare profitto a scapito degli operai. Pure quando d’infilata ne muoiono 4 o 5 per volta.

La nuova crociata antifumo del Comune di Napoli: ora tocca allo Stadio


300px-Stadio_San_Paolo 

Dopo i parchi pubblici, l’amministrazione comunale di Napoli lancia una nuova crociata antifumo. La commissione ecologia del parlamentino partenopeo ha appena approvato un nuovo dispositivo che stavolta vieta di fumare anche allo stadio San Paolo.

La nuova inspiegabile decisione arriva nel giorno stesso della pubblicazione da parte del Corriere del Mezzogiorno di un’inchiesta sulle morti da smog. Quasi mille morti all’anno per le polveri sottili, e il costante superamento quotidiano della soglia stabilita per legge.

Molto si è detto in tutta Italia a proposito del divieto di fumare nei parchi pubblici, ma questa ultima decisione aprirà, inevitabilmente, un nuovo fronte di polemiche. Il punto nodale non è il divieto in sé, ma la forza che può avere l’Istituzione per farlo rispettare.

Non sono un tifoso del Napoli, ma conosco abbastanza bene lo stadio e a questo proposito vorrei segnalare alcune cose.

  1. Lo stadio san paolo è l’unico in Italia dove non viene applicato il cosiddetto “biglietto nominativo;
  2. Molte persone, sin dalle prime ore del mattino, scavalcano impuniti il muro di cinta dello stadio;
  3. Napoli è l’unica città d’Italia (forse anche del mondo) che non è riuscita a debellare il fenomeno del bagarinaggio. Basti pensare che alcuni bagarini napoletani sono stati arrestati a Istanbul, prima della finale di Champions League tra Milan e Liverpool;
  4. All’interno dello stadio centinaia di “spettatori” scavalcano le reti di protezione tra i settori, passando dalle curve negli altri settori, occupando posti riservati ad altre persone;
  5.  Allo stadio san paolo vige il motto: chi tarda arriva, male alloggia. I primi arrivati si scelgono i posti migliori magari destinati ad altri, che poi sono costretti a loro volta ad occupare posti diversi da quelli segnati sul biglietto;
  6.  Nei famosi tornelli a Napoli si entra tre persone alla volta.

 

Di fronte a tutti questi problemi (ce ne sono molti altri ma al momento mi sfuggono), vi pare normale pensare al fumo?

I teppisti, la sinistra radicale e il senso dello Stato


guerriglia 

Le polemiche intorno alla morte di Gabriele Sandri sono ancora roventi come le auto incendiate nei pressi dell’Olimpico di Roma. Il presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti, nel corso di una trasmissione radiofonica ha invocato meno uso delle armi. Gli hanno subito fatto eco gli affini esponenti della sinistra radicale come Paolo Cento (verdi) e Oliviero Diliberto (PDCI). Tutti hanno chiesto che si faccia chiarezza sulla dinamica del tragico e fatale omicidio, auspicando un’indagine senza ombre e senza reticenze. Ma nessuno, però, ha ripreso l’attacco allo Stato che è stato sferrato ieri sera nella capitale. Il senso dello Stato è una materia sconosciuta per la sinistra estrema. Parimenti il capo della Polizia e il Ministro dell’Interno ieri hanno manifestato tutti i lori errori nel governare l’ordine pubblico. Quale democrazia avrebbe consentito l’accaduto di ieri? Quale Polizia non avrebbe mosso un muscolo mentre tiravano molotov sui propri commissariati? A Londra solo a mostrare il dito medio ad un poliziotto vieni impacchettato e spedito sotto processo per direttissima.

guerriglia2 

È comprensibile la costernazione e l’imbarazzo per l’errore di un poliziotto che ha tolto la vita ad un giovane senza colpa alcuna ma resta inspiegabile il “basso profilo” tenuto dalle forze dell’ordine nella giornata di ieri. A Bergamo gli stessi tifosi che avevano sfondato una barriera e provocato la sospensione della gara Atalanta – Milan sono tornati pacificamente a casa. A Roma altri teppisti transennavano ponte Milvio per agire indisturbati nei loro crimini. Il calcio andrebbe chiuso, sostiene il Ministro per lo Sport Giovanna Melandri. Ma che senso avrebbe? Chiudere il calcio farebbe magicamente scomparire questi teppisti? E perché le persone perbene dovrebbero subire le conseguenze di alcuni delinquenti? Perché i cittadini dovrebbero sobbarcarsi in tasse la domenicale smobilitazione delle forze dell’ordine, i danni provocati a strutture pubbliche, treni e quant’altro? Scappare dai problemi è quello che riesce meglio alla sinistra. L’Italia non ha bisogno di leggi, ma di uomini che sappiano applicarle. Se la sinistra – “questa” sinistra – vuole ancora coltivare gli ideali con lo scrupolo della repressione si faccia da parte e lasci il destino dell’Italia ad altri.

 

 

La resa dello Stato


autogrill 

Difficile scrivere qualcosa in una domenica così, nella quale un giovane tifoso ha perso la vita per chissà quale scherzo del destino. L’unica cosa certa è che tira una brutta aria. Sembra essere tornati ai tempi dell’odio per gli sbirri dell’autunno caldo, quando abbiamo ancora negli occhi Mario Placanica che spara a Carlo Giuliani durante il G8 di Genova. C’eravamo illusi che la morte di Filippo Raciti, più delle norme varate dal Ministro dell’Interno Amato, avesse fatto cambiare direzione un po’ a tutti. Soprattutto ai tifosi, più o meno organizzati, che continuano a lanciare oggetti in campo e sfasciare bar durante le trasferte. E invece no. Tifosi cosiddetti “normali” vanno in trasferta con le spranghe in macchina e non disdegnano di azzuffarsi con i “nemici” della Juve, anche se la Lazio oggi avrebbe dovuto giocare a Milano con l’Inter.

In queste ora molti hanno già preso posizione, chi per la polizia, chi per i tifosi. Io sto esattamente nel mezzo. Sto dalla parte dei tifosi, quando non fanno parte di quei 70 mila schedati che nulla hanno a che fare con lo sport. Sto dalla parte della Polizia, che salvo rari casi, è costretta a rischiare la vita per portare a casa la pagnotta. E d’ora in poi per loro sarà ancora peggio, visti i propositi di “caccia al poliziotto” che alcune tifoserie hanno già fatto capire.

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Le tifoserie si odiano l’un l’altra, ma una sola cosa hanno tutte quante in comune: l’odio per gli sbirri. S’è subito capito quando dalle curve negli stadi in tutta Italia sono comparsi gli striscioni e i cori contro le forze dell’ordine. E si è capito ancora meglio a Bergamo, dove i Carabinieri hanno subito cariche da parte di tifosi atalantini, che non contenti hanno messo a ferro e fuoco lo stadio ottenendo la sospensione della partita Atalanta – Milan. Alla fine i tifosi si facevano fotografare vicino ai due enormi fori nelle barriere di protezione sfondate con un tombino. Giusto un’istantanea per ricordarsi di aver battuto lo Stato.

Tifosi che ricattano i giocatori intimandogli di non giocare. Quando i tifosi riescono a sovvertire le decisioni di un Prefetto (ricordate Serra durante il derby di Roma?) vuol che la situazione è davvero critica. Fermare il calcio per qualche anno? Si potrebbe ma anche quello sarebbe un segno di resa, che andrebbe a discapito di milioni di tifosi e appassionati del calcio. Questa è una guerra.

Pericolo pubblico


Anche nella civilissima Spagna capita che sulla metro un balordo prenda a calci una giovane immigrata senza che nessuno muova un muscolo per difenderla. Ma non è che in Italia siamo messi meglio.

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