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Tante grazie a Beppe Grillo


Ha vinto Berlusconi (come sempre) ma anche Beppe Grillo, per dirla col ma-anchismo veltroniano. Le liste di Beppe Grillo sono state determinanti in più di qualche circostanza, togliendo voti soprattutto al Pd, mentre a destra si è registrato solo un travaso tra Pdl e Lega che non ha comportato differenza alcuna visto che correvano entrambi nella stessa coalizione. Naturalmente il centrosinistra ha mali che vanno ben oltre la presenza di Grillo e i travaglini sparsi per l’Italia, ma tuttavia sarebbe grave sottovalutare il movimentismo a sinistra che in assenza di un cambio radicale di rotta sarà destinato a raccogliere sempre più consensi in uscita dal Pd. Il momento drammatico del Pd sta tutto nella faccia e nelle parole di Rosy Bindi, che prima a Otto e Mezzo e poi a Porta a Porta, commentando i risultati elettorali, ha esordito definendo la Lega il partito delle saponette contro gli immigrati. Certamente la Lega è tutto quello schifo là, ma è molto di più e chi si ostina a non capirlo è evidentemente negato per la politica. Il Pd dovrebbe tornare ad essere un partito di sinistra, nel vero senso della parola, raccogliere l’umore dei movimenti alla Grillo, lottare per i lavoratori, smetterla con la solidarietà a tutti i costi per gli immigrati che tanto non convince più gli italiani e nemmeno i suoi elettori. Dovrebbe ricominciare dalle piccole sezioni di paese, riscoprire l’antiberlusconismo che a sinistra piace sempre, l’ecologia e tutto quando era nelle corde del vecchio Pci. D’accordo, i tempi son cambiati e forse quel Pci non avrebbe senso in questa realtà, ma altra strada non mi pare ci sia. Il Pd come partito di centrosinistra non attrae gli elettori che finiscono per preferirgli Di Pietro e Grillo. D’altronde l’esperienza della Lega dovrebbe insegnare qualcosa: Bossi non si è mai premurato di garantire le aspettative di tutti ma solo quelli particolari del suo elettorato, allo stesso modo il Pd dovrebbe tornare a prendere voti nelle fabbriche lasciando perdere settori della società che sempre gli preferiranno Berlusconi o Casini.

Torti e regioni


Perché i consiglieri regionali del Lazio vanno in pensione a 55 anni e quelli del Piemonte a 65?

Perché il presidente della Calabria – regione in fondo a ogni classifica degli sprechi – guadagna 13mila euro al mese mentre il presidente dell’Umbria solo 7mila?

Perché i consiglieri calabresi vanno in pensione col 40 per cento dello stipendio mentre i consiglieri pugliesi col 90?

Perché alcune regioni pagano un’indennità di fine mandato di una mensilità all’anno mentre altre regioni pagano il doppio?

Com’è possibile che la Lombardia abbia 0,35 dipendenti pubblici per ogni residente e che il Molise ne abbia 2,6?

E come mai il Lazio ha 130 dirigenti pubblici ogni mille residenti mentre il Piemonte solo 62?

Com’è possibile che in Umbria i morti sul lavoro sono calati del 54 per cento mentre in Basilicata sono cresciuti dell’80?

Com’è possibile che i piani casa regionali abbiano smantellato il piano casa di Berlusconi?

Perché la Toscana ha approvato un suo piano casa in soli 37 giorni?

Perché la Calabria non l’ha ancora approvato dopo 330, pur essendo la regione più veloce d’Italia nell’approvare i provvedimenti?

E’ vero che a Crotone ci vogliono 720 giorni per un eco color doppler?

E 1080 giorni per una protesi all’anca?

Ma soprattutto: perché in questi giorni non si parla di queste cose ma solo di numeri della questura, duelli tv, ora l’aborto?

viaTorti e regioni – Macchianera.

Quel piagnucoloso raccomandato di Adinolfi


Ai dubbi condivisibili di Malvino ne aggiungo volentieri qualche altro. La vicenda della paventata chiusura di Redtv, poi pare saltata per il ripristino dei fondi all’editoria, non mi ha particolarmente appassionato, se non quando Adinolfi ha incominciato ad inondare il web di lacrime. Ora, uno potrebbe anche dire che i soldi degli italiani non devono essere sperperati per tv senza share alcuno, specie se la tv è di un partito che ne finanzia pure un’altra; uno potrebbe anche dire chissenefrega per pochi giornalisti quando migliaia di lavoratori vengono messi in mezzo alla strada dalla Fiat; uno potrebbe anche dire ad Adinolfi: ma tu, hai fatto un concorso o sei stato assunto per nomina politica? Se fosse così – ed è certamente così -, allora, caro Adinolfi, sappi che gli incarichi come si prendono si possono anche perdere, visto che non c’è merito alcuno, se non la fiducia o la lottizzazione, che ti ha portato a quel lavoro.

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