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ADP, Alessandro Del Piero


Destino. Napoleone fece incidere questa parola su un collier. Sarà per destino che torno a scrivere su questo blog per raccontare di cose tristi. Scrivere di Del Piero è una cosa triste. Bella ma triste, come lui stesso ha detto commentando la conquista dello scudetto. Io e Del Piero siamo quasi coetanei, praticamente siamo diventati adulti assieme. Guardavo le sue giocate quando avevo meno di trent’anni e all’alba dei quaranta assisto al suo addio. Non mi dispiace che smetta, mi intristisce. Sono vittima della nostalgia, più della mia giovinezza che di lui calciatore. Prima o poi tutto finisce. Di eterno, caso mai, c’è solo il ricordo dei bei ricordi.

DI PIU’, NIENTE

Più di 8 scudetti.
Più di una promozione dalla serie B
Più di una Coppa Italia (e speriamo due)
Più di 4 supercoppe italiane
Più di una Champions League
Più di una Supercoppa europea
Più di una Coppa Intercontinentale
Più del gol alla Fiorentina
Più di un gol alla Del Piero
Più del gol a Tokyo
Più delle mie lacrime
Più del gol a Bari
Più di un gol al volo di tacco nel derby
Più di un gol per l’Avvocato
Più della linguaccia contro l’Inter
Più dell’assist a David
Più del gol numero 187
Più del gol alla Germania
Più di Berlino
Più del gol al Frosinone
Più del titolo di capocannoniere in B
Più del titolo di capocannoniere in A
Più della standing ovation al Bernabeu
Più di 704 partite con la stessa maglia
Più di 289 gol
Più di una punizione che vuol dire Scudetto
Più del gol all’Atalanta
Più di ogni record
Più della maglia numero 10 con il nome Del Piero
Più della fascia di capitano

Più di tutto…
C’è quello che mi avete regalato in questi 19 anni.

Sono felice che abbiate sorriso, esultato, pianto, cantato, urlato per me e con me.
Per me nessun colore avrà tinte più forti del bianco e nero.
Avete realizzato il mio sogno. Più di ogni altra cosa, oggi riesco soltanto a dirvi: GRAZIE.

Sempre al vostro fianco
Alessandro

Io no


Spiegate il calcio a Narducci


Ho visto per intero l’interrogatorio di Del Piero al processo di Napoli. Il tratto peculiare, e se vogliamo anche più buffo, è stata la domanda finale rivolta dal Pubblico Ministero Narducci a Del Piero. L’accusa ha domandato al capitano della Juve se l’arbitro avesse visto il fallo di Ibrahimovic su Cordoba, successivamente valutato dal giudice sportivo attraverso la prova televisiva e sanzionato con una squalifica di tre turni. Narducci in modo surrettizio ha tentato di dimostrare che l’arbitro di quella gara, De Sanctis, avesse di proposito non valutato il fallo nell’intento di favorire la Juventus. Per chi conosce il calcio e ha un po’ di intelligenza, la domanda appare alquanto stupida, tenuto conto che se De Sanctis avesse visto quel fallo e si fosse trovato nella condizione di voler favorire la Juventus, sarebbe intervenuto fischiando il fallo o dando un cartellino giallo ad Ibrahimovic. Di fatto, il non intervento di De Sanctis ha sfavorito la Juve, contrariamente a quanto pensa il Pm Narducci.

 

Libertè, egalitè, Trezeguet


Tra tutte le passioni, quella del calcio è forse la più profonda: più dell’amore, più dell’amicizia. Una vita da innamorati perenni, senza il minimo ripensamento. Così quando arriva il momento dell’addio di un calciatore, uno di quelli che ti hanno fatto gioire per ben 171 volte, è un dolore. David Trezeguet lascia la Juve.

Giovanni Arpino lo avrebbe accolto, orgoglioso, fra i bracconieri del gol. Metà argentino e metà francese, capriccioso e fragile, Trezeguet ha abitato per anni, dal Monaco alla Juventus, in area di rigore. Ne abbandonava il recinto solo per tocchi ornamentali e gite allusive. Forte di testa, abile in acrobazia, martellante di piede: il più classico, e affilato, degli «utilizzatori finali». Dipendente della Juve due volte, come giocatore a libro paga e come centravanti a libro squadra, non si è mai vergognato di infilarsi nelle mischie più sporche pur di raccogliere reti-spazzatura. Ecco perché è diventato «Trezegol». (Roberto Beccantini)

9 considerazioni di Camillo su calciopoli


Che le cose si stiano mettendo bene, e per bene intendo che si potrebbe finalmente ristabilire la verità su calciopulitopoli, lo dimostra il fatto che i giudici che hanno emesso le sentenze sportive, Sandulli e Ruperto, hanno sentito il dovere di spiegare che se avessero avuto a disposizione le intercettazioni insabbiate le responsabilità e le penalità sarebbero state più estese e che nelle sentenze avevano suggerito di non assegnare lo scudetto vinto regolarmente sul campo dalla Juventus nel 2006.
C’è anche la dichiarazione di uno dei tre saggi di Guido Rossi che parla apertamente di procedimento da riaprire.
Allora, procediamo con calma:
1) la prima cosa che si dice, e la dicono Moratti e i suoi severgnini, è che non si possono paragonare queste nuove (ma in realtà vecchie) telefonate con quelle di Moggi. Ora io non so se davvero credono di prenderci in giro o cos’altro, ma la telefonata di Facchetti a Mazzei (allora designatore senza sorteggio dei guardalinee) da sola è cento volte più compromettente di tutte le telefonate trascritte di Moggi. Forse soltanto la telefonata di Meani a Collina, uscita soltanto adesso è più grave di questa di Facchetti. Ricordatevi che la telefonata chiave contro Moggi è quella in cui Moggi, al telefono con la sua segretaria, mostra di sapere in anticipo rispetto al comunicato della Federazione, i nomi degli arbitri nelle griglie. Un’accusa ridicola, perché la formazione delle griglie è materia semi scientifica.
Comunque Facchetti chiede a Mazzei di mandargli due guardalinee bravi e quello gli dice – alla vigilia di Inter-Juve, non di Inter-Canicattì – che gli manda il numero 1 e il numero 2. Bene, giusto, anche Moggi faceva così (come dice la senteza di Maddalena a Torino: rompeva le scatole per avere i più bravi, perché sapeva che aveva la squadra più forte e quindi gli bastava avere arbitri capaci per vincere).
A Facchetti però non basta. Chiede a Mazzei anche un arbitro particolare: il numero 1 (probabilmente Collina). Mazzei gli dice che non si può, perché c’è il sorteggio, ma Facchetti gli dice “ma va”, gli dice che in questo caso non devono fare il sorteggio. Insomma non solo parla di guardalinee ben prima della designazione, ma suggerisce a uno dei designatori di falsificare il sorteggio (altro non può voler dire quel “non devono fare i sorteggi, ci devono…”, perché i sorteggi non si potevano improvvisamente abolire).
2) la telefonata di Meani a Collina varrebbe da sola la radiazione di Collina, già salvatosi nonostante quattro anni fa si incontrava di notte, nel giorno di chiusura settimanale per non dare nell’occhio, nel ristorante di un dirigente del Milan con i capi della società. In questo caso Collina ride di gusto con il responsabile degli arbitri del Milan (ed ex guardalinee) e gli fa grandi complimenti dopo aver appreso i nomi dei due guardalinee che sono stati assegnati ai rossoneri ed evidentemente non solo cari, ma anche suggeriti dallo stesso Meani.
3) le altre telefonate di Facchetti e Moratti, checché ne dicano al loro ufficio stampa interno alla redazione sport del Corriere, sono piene di altre violazioni del principio di lealtà sportiva (ex articolo 1 del codice) che è stato contestato giustamente alla Juventus. O vogliamo dire che a Moratti era permesso parlare di arbitri con i designatori, andarli a trovare prima delle partite e farsi fare l’occhiolino dai guardalinee a fine partita, specie se sono stati accordati quei cinque minuti di recupero necessari a ribaltare uno 0-2 in 3-2. Per non dire della frase che il designatore dice al presidente: “Mi raccomando, ora facciamo dieci risultati utili di fila, eh?”. O quell’altra che lo stesso designatore, amareggiato, dice a Galliani: “Potevamo pareggiare” (era Milan-Juve dello scudetto). Stupidaggini, chiacchiere da bar dello sport, nessun illecito ma frasi che se fossero state rivolte a Moggi sarebbero state la prova provata dell’esistenza della cupola
4) a proposito di cupola: a prescindere dal contenuto delle nuove intercettazioni (ma in realtà sono vecchie) la presenza di tutte queste telefonate interiste ai designatori fa cadere la teoria della cupola moggiana, perché se tutti, tutti, da Moggi a Cellino, dal Milan all’Inter, intrattenevano rapporti stretti e intensi con arbitri e guardalinee e designatori vuol dire che “l’illecito strutturale”, ovvero il reato inventato da Francesco Saverio Borrelli per colpire la Juventus, era così strutturale che riguardava non solo la Juventus, ma anche tutti gli altri protagonisti. Io continuo a pensare che fosse un malcostume generalizzato, roba da Italietta e non un illecito sportivo, visto che anche secondo le sentenze non ci sono casi di partite, sorteggi, arbitri comprati. Ma se lo si considera reato nel caso della Juve, allora va esteso anche agli altri.
5) la Juventus continua a non dire niente, se non una breve dichiarazione dell’avvocato Zaccone e di John Elkann al Corriere. Zaccone non lo voglio nemmeno sentir nominare, Elkann nega senza argomentare che la Juventus sia stata parte attiva nella gestione con retrocessione dei processi di quattro anni fa.
5 bis) se Elkann riesce davvero ad assumere un altro Blanc, peraltro interista, come allenatore della Juventus per la prossima stagione non credo che risponderò di me stesso. Blanc è certamente bravo, ma come gli può venire in mente? E allora prendete Hodgson, no?
6) la domanda delle domande è questa: come mai queste telefonate sono state scartate quattro anni fa? Come mai non sono state trascritte dagli uomini del tenente colonnello Auricchio? I pm di Napoli avevano detto in udienza pubblica che “piaccia o non piaccia non ci sono telefonate di Moratti ai designatori” o di altri. Invece c’erano. I magistrati lo sapevano o sono stati fregati anche loro?
7) i giornali e i Torquemada sono in fibrillazione. Sono costretti a pubblicare le intercettazioni (anche perché alla Pravda Rosa non c’è più Verdelli), ma tentano di coprirle di sabbia con articoli pieni di falsità sui processi di quattro anni fa (le cui sentenze non hanno letto) e varie cose campate in aria
7 bis) da Guinnes dei primati il corsivo del capo della redazione sportiva del Corriere su Moratti, secondo cui il patron degli indossatori di scudetti altrui sarebbe stato “troppo buono” con Vieri e chissenefrega se l’ha fatto spiare per un anno servendosi del servizio illegale della Telecom di Tavaroli. Viene da chiedersi, a questo punto, come mai non abbiamo letto sul Corriere corsivi simili contro le proteste dell’editorialista del Corriere Massimo Mucchetti e l’ex amministratore Rcs Vittorio Colao, entrambi spiati dalla struttura illegale della Telecom.
8) sì, la Telecom era la società guidata allora da un vicepresidente-coproprietario dell’Inter (Tronchetti), vicepresieduta da un vicepresidente dell’Inter (Buora), partecipata societariamente dal patron degli indossatori (Moratti) e in passato presieduta da un avvocato già membro del cda dell’Inter e poi divenuto commissario straordinario della Figc che ha cancellato un grado del processo sportivo; scelto a uno a uno i giudici della commissione giudicante e, infine, assegnato lo scudetto agli indossatori malgrado la sentenza sportiva gli avesse consigliato di non farlo (Guido Rossi, oggi intervistato da Repubblica su questioni etiche);
9) Siamo al momento chiave, di fronte a una possibile svolta. C’è ancora il rischio concretissimo che prevalga la mostrificazione di Moggi e l’insabbiamento di tutto il resto, ma se nell’udienza di Napoli del 13 aprile saranno svelate altre telefonate la gran bufala del 2006 potrebbe finalmente essere accertata. Sempre che giudici, giornalisti e la Figc facciano il loro dovere.

(Christian Rocca)

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