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101 modi per far soffrire gli uomini (ossia, 101 modi per stupire sempre)


Bella e brava. Sarebbe una sintesi perfetta per definire la mia amica Daniela Farnese, meglio conosciuta come Dania o semplicemente malafemmena. Sarebbe una sintesi perfetta, dicevo, ma Daniela è molto di più. O molto di diverso, se vogliamo. Per anni etichettata come sexy blogger, laddove invece, in quei suoi genialissimi e dissacranti tweet, si celava una finissima intellettuale. Ma in fin dei conti Daniela sull’equivoco ci ha sempre giocato, come quando si diverte a pubblicare foto sexy solo per il gusto di assistere alla reazione. Da qualche tempo ci siamo un po’ persi di vista, non che prima ci vedessimo tutti i giorni, l’ho incontrata appena una volta, però un tempo chiacchieravamo spesso. Ho saputo che ha cambiato lavoro e ne ha iniziato uno più confacente alle sue doti artistiche. Questa del libro, poi, è una notizia che mi ha colto di sorpresa giacché per me Daniela è sempre stata la regina della sintesi. Non voglio dire che sia poco portata alla scrittura, tutt’altro, lei ha persino una laurea di quelle che ti lasciano con la mascella spalancata. Però un libro, non me lo aspettavo, ed è forse per questo che mi entusiasma ancor più leggerlo. Anche stavolta, ha saputo stupire tutti. Brava!

Generale delle Dolomiti


Una spettacolare performance di Francesco De Gregori ai “suoni delle Dolomiti”.

(via)

Yamamay, Paolo Sorrentino e Isabella Ferrari: triangolo perfetto per uno spot


Non so voi, ma io sono sempre stato un cultore degli spot pubblicitari, di quelli belli, fatti bene, specie se girati dai grandi registi che sanno concentrare in pochi secondi una trama degna di un film. Quello di Paolo Sorrentino per i dieci anni di Yamamay è oggettivamente molto bello. Mi piace l’idea dell’amore, autentico perno su cui ruota l’intero spot. Mi piace la colonna sonora di Antonella Ruggiero e Subsonica che cantano per un’ora d’amore. Mi piace Isabella Ferrari. A me lei piace sempre. Mi piace, perché sfoggia con sfrontatezza quelle appendici di silicone che hanno modificato il suo aspetto in matura e seducente signora che tutti vorrebbero avere alla porta accanto. Mi piace l’idea di Sorrentino che ha scelto di riprendere un corpo libero da ogni orpello di nylon, se non i due pezzi che, non sempre, vanno a coprire Isabella Ferrari. E soprattutto mi piace l’idea di una donna/femmina che sceglie il ritocco del corpo e una certa linea di biancheria intima per amore. Di se stessa o di un altro, poco importa. L’importante sia per amore.

Suffragette abusive


C’è Giorgio Bocca che sostiene: Napoli è un cimiciaio, contrasto tra paesaggi meravigliosi e gente orrenda, un’umanità repellente. E mentre una parte di me – quella più campanilista – vorrebbe sputargli in faccia, l’altra – quella razionale – è costretta ad ammettere che sì, è vero, magari Bocca l’ha sparata grossa, ma tutti i torti non li ha. D’altronde come nascondere che ci sono zone di Napoli ridotte peggio di un porcile, e come che i problemi di Napoli sono opera dei napoletani. Quanti siano questi napoletani, non è dato quantificare, ma a giudicare dal degrado si direbbe che la maggior parte dei napoletani è gente orrenda, proprio come sostiene Bocca.

Infatti, poi t’imbatti in un video di una piccola web tv che opera nell’hinterland napoletano e vedi con i tuoi stessi occhi la realtà di cui parla Giorgio Bocca. Donne e bambini che bloccano le strade, minacciano ritorsioni contro il sindaco, la polizia, la Regione, insomma contro quanti vorrebbero sfrattarli dalle case che loro abusivamente occupano da anni. Si fanno scudo dei figli e dimostrano, semmai ce ne fosse bisogno, che a Napoli l’abuso è un diritto, non una necessità come vorrebbero far credere, perché ci sono migliaia e migliaia di napoletani che queste cose non le farebbero. Minuto quattro del video: una donna urla le sue ragioni contro la telecamera dell’operatore. Dice che ha il marito infartuato, cinque figli di cui uno disabile. Una specie di suffragetta abusiva che ha pensato bene di sfornare figli a ripetizione pur sapendo di non avere le condizioni economiche e una fissa dimora. Ora, ditemi, siete ancora convinti che Giorgio Bocca abbia proprio torto?

 

La (non) notizia del giorno


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