Libertè, egalitè, Trezeguet


Tra tutte le passioni, quella del calcio è forse la più profonda: più dell’amore, più dell’amicizia. Una vita da innamorati perenni, senza il minimo ripensamento. Così quando arriva il momento dell’addio di un calciatore, uno di quelli che ti hanno fatto gioire per ben 171 volte, è un dolore. David Trezeguet lascia la Juve.

Giovanni Arpino lo avrebbe accolto, orgoglioso, fra i bracconieri del gol. Metà argentino e metà francese, capriccioso e fragile, Trezeguet ha abitato per anni, dal Monaco alla Juventus, in area di rigore. Ne abbandonava il recinto solo per tocchi ornamentali e gite allusive. Forte di testa, abile in acrobazia, martellante di piede: il più classico, e affilato, degli «utilizzatori finali». Dipendente della Juve due volte, come giocatore a libro paga e come centravanti a libro squadra, non si è mai vergognato di infilarsi nelle mischie più sporche pur di raccogliere reti-spazzatura. Ecco perché è diventato «Trezegol». (Roberto Beccantini)

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