Il giornale di casa Agnelli silura Ranieri


ranieri5
Marco Ansaldo su La Stampa di oggi:
La Lazio va meritatamente in finale di Coppa Italia e la Juve all’inferno, dove l’hanno mandata idealmente anche i tifosi più ostinati, quelli che si sono svegliati adesso per riconoscere l’inadeguatezza di una squadra e di un tecnico che per un paio di mesi, in autunno, hanno illuso e ora sono rimasti nudi con i loro difetti. Squadra esaurita e senza idee, senza gioco. Finché ressero le prodezze di Del Piero e qualche altro, la nave galleggiava sicura, quando è venuto il momento di calare sul tavolo le qualità fisiche, tecniche e di strategia la coperta si è mostrata piccola. Questa sconfitta, che ripete il 2-1 dell’andata, sarà devastante e le avvisaglie si sono colte ieri con trecento persone ad assediare gli spogliatoi nel dopopartita. Il più contestato era Ranieri, la cui posizione traballa già per il giugno prossimo e non quello del 2010.
Ma se dalle parti di corso Galileo Ferraris pensano che basti indirizzare sullo stratega scaduto, o sulla vecchia guardia, l’insofferenza che cova ovunque il calcolo è sbagliato. Che Ranieri sia un gestore e non l’uomo del rilancio lo pensavamo da tempo, chi lo scelse invece non se ne accorgeva e lo scarica adesso nei fatti più che nelle parole. Sarebbe stato un regalo per la Juve se le avessero risparmiato il primo tempo per passare direttamente al secondo perché per 45 minuti più che alla semifinale di Coppa Italia sembrava di stare al raduno di un Cral, dove anzi si vive di più agonismo. Buono per la Lazio che al 38’ trovava il gol tranquillizzante di Zarate con un tiro preciso a rientrare, concessogli dalla marcatura lassa di Ariaudo e dallo zompo tardivo di Buffon. Pessimo per i bianconeri cui neppure i giovani forniscono il ricambio del sangue. In una squadra che non funziona è improbabile che siano i meno esperti a trascinare il carro, così la Juve non ha avuto vantaggi dall’innesto di De Ceglie, fermo, e di Giovinco. La Formichina ha cercato la posizione, prima sull’esterno, quindi dietro alle punte per avere la libertà di cui non sapeva che farne. Nell’intervallo è rimasto negli spogliatoi e finalmente ha trovato pace.
Giovinco è stato più convincente quando Ranieri lo ha buttato in mischia nei finali, perché un po’ spaia i giochi: in campo dall’inizio, con la responsabilità di inventare gli attacchi che lo stratega del Testaccio prepara poco in settimana, il ragazzino si perde. E’ ingiusto scaricare comunque su di lui la colpa di una prestazione imbarazzante. Non c’è stata la Juve dei giovani (come Ariaudo buttato per necessità al fianco di Mellberg che avrebbe già bisogno lui di un «tutor») e neppure quella degli altri, persino gli scafatissimi Trezeguet e Iaquinta, due gatti di marmo. A giudicarla da questa partita, che era a parole importantissima e quindi doveva offrire il meglio, nel futuro potrebbe ritornare non soltanto Cannavaro, che le curve non vogliono e l’hanno urlato chiaro, ma anche Fanna, Bonini e quanti altri Jean Claude Blanc vorrà riesumare dall’armadio dei fuori stagione non trovando soluzioni più fresche. Ranieri ha regalato alla Lazio il primo tempo. La contestazione lo ha avvolto per la prima volta con virulenza, come accade a chi non ha più le spalle coperte da una società forte.
Per la gente è già un ex, con questo insuccesso la strada verso l’esonero a fine stagione si allarga. La confusione di progetti e di idee non mette a rischio soltanto lui. In una notte rabbiosa, quando si sono attenuati i cori contro Balotelli, hanno preso corpo anche gli insulti a questa dirigenza. Insomma ce n’è stato per tutti nel nome di una Juve che non esiste più eppure scatena nostalgie, quella dell’Avvocato che dal cuore della curva ma anche dalla tribuna al nostro fianco è stato invocato come un antico protettore. Nella ripresa Ranieri provava a rimediare con un’iniezione di esperienza. Il gioco funzionava un po’ meglio ma il raddoppio sul tiro di Kolarov che scavalcava Buffon anche grazie ala deviazione di Grygera rendeva la rimonta una chimera. Il gol di Del Piero, un palo di Nedved, la solita espulsione di Camoranesi (la seconda consecutiva) non modificavano la storia. Delio Rossi alla fine chedeva che risultato avesse fatto l’Inter, che gioca oggi. Poverino, era in trance. La Juve di più.

Nessun commento ancora... lascia il tuo commento per primo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: