Il codice del politico non corrisponde a quello della legge


l'arresto di Nugnes

l'arresto di Nugnes

È sempre difficile commentare le decisioni della Giustizia, lo è ancora di più quando portano ad epiloghi tragici come nel caso dell’ex assessore al comune di Napoli, Giorgio Nugnes. Pensavamo che i suicidi per “vergogna” fossero dimenticati come tutta la stagione di tangentopoli e invece Nugnes ci mette drammaticamente di fronte al dubbio se parteggiare per la giustizia o per le persone. È giusto che il magistrato, in presenza di prove, faccia il suo dovere senza deferenza, ma è altrettanto giusto che l’esercizio della giustizia debba tener conto delle ripercussioni che può causare nella vita di una persona. Quando una persona viene arrestata, a maggior ragione se si tratta di un politico, scatta automatica l’onta vita natural durante. In fondo siamo sempre portati a giudicarlo senza processo, a pensare che sia colpevole perché a noi non capita di essere accusati di qualcosa, quindi nel suo caso se i giudici indagano vuol dire che è marcio. Non è chiaro se Giorgio Nugnes si sia impiccato per la colpa di cui l’accusavano, tuttavia gli eventi ci portano a pensarlo. Forse si riteneva incolpevole e dunque profondamente umiliato da tutto quello che gli stava accadendo. Le intercettazioni telefoniche lo avevano indicato come regista degli scontri avvenuti a Pianura e i giudici hanno agito di conseguenza. Nugnes era un politico e come tale tutelava il suo consenso elettorale: è nel dna di ogni politico farlo, non a caso negli sconti di Pianura, destra e sinistra peroravano la stessa causa. Come lo stesso ad Acerra dove persino uomini di Chiesa capeggiavano le ire della gente. Spesso il codice deontologico del politico non corrisponde a quello della legge. È così e sarà per sempre così.

4 Risposte a “Il codice del politico non corrisponde a quello della legge”

  1. E’ difficile giudicare o se preferisci commentare questa notizia. io sono dell’idea che la giustizia debba fare il suo corso.
    Però, dall’altro canto chiedo che ci siano più controlli. Nel senso che doveva essere sorvegliato affinchè non arrivasse a compiere gesti estremi. E’ facile che chi è sottoposto ad un processo (giusto o sbagliato che sia) possa crollare e allora mi chiedo perchè non è stato costantemente sorvegliato, affinchè non capitasse ciò che purtroppo è capitato.

  2. Chi ha ucciso mio fratello????????
    1)Una magistratura tanto ambiziosa quanto incompetente;
    2)Una classe politica marcia ( Bassolino e la sua degna comare Ruggiero, veri responsabili di tutto ciò sono ancora a piede libero);
    3)I giornalisti, anzi girnalai, sciacalli.
    Ma nulla potrà mai scalfire la dignità di mio fratello, che non ha mai tradito le sue radici, mentre voi tutti dovreste vergognarvi e prendere esempio da un uomo che sicuramente vi ha regalato una ultima lezione di vita, quella dell’orgoglio.
    Vergognatevi tutti

  3. caro Raimondo è evidente che non hai letto il post.

    • Il problema non è la magistratura che ha il compito e il dovere di indagare (che poi gli “addetti” svolgano il lavoro con perfetta competenza e diligenza, questo è un altro discorso).

      Il problema è la “gogna mediatica”, la “fretta” dei “media” di “sbattere” in prima pagina (o tra i titoli di testa dei TG) chi viene “accusato” di qualcosa.
      Il problema è la “caccia allo scoop”.
      Un problema noto da tempo e connaturato proprio al giornalismo “sensazionalista” (di cui, nel film “Diritto di cronaca”, 1981, con Paul Newmann, si fa esemplare denuncia).

      Questo tipo di giornalismo induce, come è stato detto nel post, a identificare “l’accusato” con “il colpevole”; quando invece il nostro ordinamento giuridico è chiarissimo e categorico nel definire “innocente” qualunque accusato fino alla sentenza di condanna (così non fosse, non ci sarebbe bisogno dei processi).

      Ben venga quindi, la cosidetta “legge bavaglio”, che, ponendo dei limiti alla possibilità dei media di pubblicare identità e informazioni riguardanti i soggetti indagati, riuscirà anche a porre un freno a queste continue “gogne mediatiche” che hanno rovinato la reputazione e la vita di tanti innocenti (giuridicamente “innocenti”) che hanno avuto la sola colpa di essere stati oggetto di indagini da parte della magistratura.

      Saluti.
      Alessio
      .

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