Addio Emily


 

emily

Io che sono stato sempre contro le quote rosa, non per maschilismo ma per convinzione nella meritocrazia, non posso che esultare di fronte al fallimento della più grande lobby femminista in politica, Emily. Dopo dieci anni l’associazione chiude i battenti senza apparenti conquiste, se non la crescita in visibilità dei suoi vertici, tra cui Anna Maria Carloni compagna di Bassolino.

Una Risposta a “Addio Emily”

  1. Non sapevo dell’esistenza di questa lobby. Devo dire che la questione delle quote rosa mi ha sempre lasciata un po’ perplessa, soprattutto quando si accompagna a un gruppo organizzato, o lobby che dir si voglia. E qui entra in ballo il prurito a un braccio che mi prende ogni volta che sento parlare di gruppi organizzati e sette. Credo sia una reazione allergica, proprio non riesco a vederci niente di buono. Ad ogni modo, la combinazione “quote rosa” e “lobby” ha questo risultato nella mia testa: siamo in un paese non equo e soprattutto non meritocratico (altrimenti non esisterebbe nemmeno il termine “quote rosa”), e in questo contesto un gruppo di donne si organizza per far ottenere ai suoi membri quello che altrimenti non riuscirebbero ad ottenere. E il dubbio mi assale: meritocraticamente o per raccomandazione? Perché davvero sono povere splendide donne bistrattate? O non sono forse mediocri normali esseri umani armati della rabbia di essere incomprese in quanto donne? In assenza di reali distinzioni tra uomo e donna, come tra bianco e nero, o tra italiano e straniero, non ci sarebbe niente di strano a dare del “mediocre”, dell'”ignorante” o del “delinquente” a qualcuno, senza connotazione di genere. Ecco, una donna che non merita di avere cariche di rilievo, nella mia testa, dovrebbe essere normale. Come un uomo che non lo merita. C’è poco da fare. Altro che “quote rosa” (che tradotto vuol dire: tra un uomo bravo e una donna mediocre assumo la donna mediocre in quanto donna). E invece in questo paese non c’è gente che non lo merita, solo discriminati. Che poi anche io ho subito il famoso interrogatorio “ma lei ha intenzione di avere figli?” a un colloquio di lavoro. Che poi anche io probabilmente se fossi stata uomo sarei stata assunta, quel giorno. Il problema è che io non voglio vivere in un paese in cui vengo assunta per merito di una “quota”, voglio vivere in un paese in cui vengo assunta perché sono più competente e adatta a ricoprire quel posto di chiunque altro.

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