Ma di quale censura parliamo?


 

A dire il vero non sono minimamente preoccupato della paventata guerra ai blogger, della censura preventiva di cui si parla in queste ore. Ho il serio dubbio che chi protesta veementemente non conosca sufficientemente bene l’Italia e soprattutto la politica italiana. Tra un proclama e l’approvazione di una legge, ossia tra la presentazione in commissione di un disegno di legge e poi l’effettiva votazione del Parlamento, ci passa il mare. Molto spesso i disegni di legge sotto i colpi dell’opinione pubblica subiscono profonde modifiche, se non addirittura il ritiro definitivo. La storia della legge di cui discettiamo, presentata e poi ritirata nella precedente legislatura, è la perfetta dimostrazione di quanto in Italia le cose non siano mai perentorie. A mio modestissimo parere non v’è traccia di censura. Il fatto che i blogger potrebbero essere chiamati a registrare le proprie generalità presso un registro non significa che poi saranno limitati nel diritto d’espressione. Tutti siamo registrati all’anagrafe, eppure non subiamo particolari limitazione nel democratico diritto di parola. Anzi, paradossalmente i blogger dovrebbero persino gioire di questo intendimento del Governo, in quanto i blog sarebbero elevati a rango di pubblicazioni alla stregua di un giornale. La cosa, poi, davvero ridicola in tutto questo è che i blogger spontaneamente sottoscrivono una marea di servizi dove immettono molte informazioni personali senza minimamente lamentarsene. Facebook, giusto per citarne il più abusato di questi tempi, è più che una schedatura: inseriamo il nostro vero nome e cognome, le nostre foto, a volte il numero di cellulare e molte altre cose che ora riteniamo private e attentate dallo Stato censore.

6 Risposte a “Ma di quale censura parliamo?”

  1. Bravo, hai proprio ragione….!!! Il fatto di doversi registrare non implica di fatto l’ imposizione di una censura al proprio blog.

    Finalmente na persona che ha le palle di dire le cose come stanno.

    Stefano

  2. neanch’io mi sono mai scandalizzato tanto per questa legge, in fondo chi non fa del blog un’attività imprenditoriale non deve registrarsi da nessuna parte. Se penso che a guidare la protesta era Grillo, sono anche contento di non avervi partecipato, il suo blog è a tutti gli effetti un’azienda di vendita

  3. io sto aspettando di capire meglio, ma a quanto pare, antonio, nè il mio nè il tuo di blog rientrerebbero nella categoria dei siti da registrare, in quanto non abbiamo banner, pubblicità, adsense, etc. e non ci tiriamo su nemmeno un centesimo di euro. inoltre: e se il blog di beppe grillo o di geekissimo decidono di spostare tutto presso società estere, la legge sarebbe ancora applicabile?

    da punto informatico http://punto-informatico.it/2468674/PI/News/camera-manda-avanti-ddl-anti-blog.aspx

    “Per questa ragione, se il progetto di Legge venisse approvato come è ora proposto, saremmo nel migliore dei casi di fronte ad una legge passibile di più interpretazioni e quindi potenzialmente molto pericolosa. Facciamo un esempio di fantasia, ambientato a Paperopoli.

    Rockerduck: “Se non cancelli l’articolo sul tuo blog che parla male di me, ti trascino in tribunale per diffamazione a mezzo stampa.”
    Paperino: “Ma il mio blog non è una testata!”
    Rockerduck: “Però hai un banner pubblicitario, quindi potresti essere un’impresa, e quindi devi iscriverti al ROC. Anzi, se non togli l’articolo ti denuncio pure per stampa clandestina.”
    Paperino: “Ok. Sob.”

    inoltre l’iscrizione al roc non è è una cosa come iscriversi a facebook: http://www.agcom.it/operatori/ROC/modelli_anag.htm

  4. è vero quello che dici sull’iter di certi disegni di legge, ce ne sono a migliaia che son morti lì, comprendo anche le perpelssità di chi teme di venir in qualche modo censurato, però che c’entra che su fb ci si metta allo scoperto, (e non è detto, sai quante false identità ci sono), quella è una scelta mi iscrivo e accetto le regole di quel gruppo

    quando ho aperto il blog a parte le regole della piattaforma in cui scrivo non ce erano

  5. speriamo non succeda nulla per noi blogger…

  6. Il problema si pone per i blog al cui interno vi è pubblicità, quindi praticamente la maggior parte. Antonio hai ragione quando scrivi che la privacy non verrebbe toccata: difatti pagheresti una quota per iscriverti al ROC, dove registreranno i tuoi dati come se avessi una vera e propria attività commerciale. I diritti vari non c’entrano assolutamente nulla con il dl di Levi, casomai si porrebbe il problema di chi, come me, te e come tanti altri, usiamo il nostro blog solamente per dire delle cose che verbalmente non avrebbe l’opportunità di dire, e per continuare a farlo dovremmo pagare una tassa. Non lo ritengo un problema di privacy, ma esclusivamente una registrazione – l’ennesima – dove oltretutto devo anche pagare. Ed è questo che mi da fastidio.

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