McCain e Veltroni si assomigliano


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Diversi per schieramento politico,  diversi per nazionalità, anagrafe e storia, eppure accomunati dallo stesso triste epilogo. Come accaduto pochi mesi fa per Veltroni, anche McCain è stato travolto dal suo avversario, spodestato nei luoghi a lui più favorevoli. Obama è riuscito a mettere d’accordo quelli di colore ma anche gli ispanici, che avevano quasi sempre preferito i candidati repubblicani, e ancora i sindacati, gli intellettuali, i vip e il ceto medio, persino i ricchi che hanno preferito votare per lui ben sapendo che gli sarà chiesto di pagare più tasse. Ma al di là delle indiscutibili virtù di Barack Obama, e forse dell’inconsistenza politica del suo avversario, McCain – come Veltroni – è stato chiamato a un’impresa impossibile. Lo scontento degli elettori per un governo finisce inevitabilmente per riversarsi sul nuovo candidato di quello stesso schieramento: è nel 71% di americani delusi dal governo repubblicano di Bush che la vittoria storica di Obama affonda le sue fondamenta. In queste condizioni nessuno sarebbe uscito vincitore dal confronto col nuovo, con l’irrefrenabile voglia del cambio alla guida del paese. Obama e Berlusconi da questo punto di vista sono partiti praticamente già vittoriosi, mentre Veltroni e McCain condannati all’ineluttabile destino della sconfitta. 

8 Risposte a “McCain e Veltroni si assomigliano”

  1. Sento italiani gioire perchè ha vinto Obama. Mi chiedo come fanno ad aver tifato Obama se qui da noi han votato Berlusconi.
    Vabbè che qui, la scelta era tra il Circo Togni e quello della Orfei, senza nemmeno aver la possibilità di distingere l’uno dall’altro, però…eccheccavoli!

  2. Se nel nostro paese domani mattina ci foessero le elezioni uolter perderebbe domani anche contro un bambino di 5 anni…..visto la grande coalizione di cui (non) e’ capo (?) ed i suoi discorsi “apolitici”…..

  3. Ci andrei cauto con certe somiglianze!!!

  4. il bello è che Veltroni è riucito a perdere non dopo otto anni, ma neanche uno e mezzo

  5. io penso che McCAIN sia più capace ad accettare la sconfitta e a collaborare o quantomeno a lasciar spazio ad altri senza continuare in ridicole uscite e patetiche rivendicazioni. certo è che i figli di entrambi frequentano scuole americane e non quelle italiane che Veltroni continua a difendere.
    di certo i loro figli hanno più cose in comune.

  6. Non credo che ci sia paragone con la nostra politica. La politica americana é vero sembre un po un reality show, ma alla fine é un fiocco colorato su una sostanza che se togli la carta vedi e senti. Da noi la politica é un teatro di burattini, da qualsiasi parte.

  7. Quello che nessuno si chiede e’ se Berlusconi assomiglia a McCain.

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  1. Obama presidente: il meglio di… « one match - 5 novembre 2008

    […] Diversi per schieramento politico,  diversi per nazionalità, anagrafe e storia, eppure accomunati dallo stesso triste epilogo. Come accaduto pochi mesi fa per Veltroni, anche McCain è stato travolto dal suo avversario, spodestato nei luoghi a lui più favorevoli. Obama è riuscito a mettere d’accordo quelli di colore ma anche gli ispanici, che avevano quasi sempre preferito i candidati repubblicani, e ancora i sindacati, gli intellettuali, i vip e il ceto medio, persino i ricchi che hanno preferito votare per lui ben sapendo che gli sarà chiesto di pagare più tasse. Ma al di là delle indiscutibili virtù di Barack Obama, e forse dell’inconsistenza politica del suo avversario, McCain – come Veltroni – è stato chiamato a un’impresa impossibile. Lo scontento degli elettori per un governo finisce inevitabilmente per riversarsi sul nuovo candidato di quello stesso schieramento: è nel 71% di americani delusi dal governo repubblicano di Bush che la vittoria storica di Obama affonda le sue fondamenta. In queste condizioni nessuno sarebbe uscito vincitore dal confronto col nuovo, con l’irrefrenabile voglia del cambio alla guida del paese. Obama e Berlusconi da questo punto di vista sono partiti praticamente già vittoriosi, mentre Veltroni e McCain condannati all’ineluttabile destino della sconfitta.  – Antonio Vergara […]

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