I soldi comprano anche il dolore


 

Francamente non so come valutare il risarcimento accordato dalla thyssen krupp alle famiglie dei sette operai deceduti negli altoforni di Torino. Non so se è meglio ricevere poco meno di due milioni di euro per continuare a vivere un benestante lutto, o se è peggio che un’azienda pesantemente colpevole compri il silenzio degli straziati evitando altre pene giudiziarie. 

 

9 Risposte a “I soldi comprano anche il dolore”

  1. Nello schifo dell’Italia attuale, credo convenga tacitare la propria coscienza e accettare il denaro. Visto come si stanno mettendo le cose in tema di processi…

  2. meglio prendere qualche soldo o andare verso un processo infinito, in cui si salvano tutti il culo se mai arriverà una sentenza?

    è la giustizia italiana.

  3. PS: senza considerare che rischi anche che lo chiedano a te il risarcimento! http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/morti-in-fabbrica-spoleto/sindacati-reazioni/sindacati-reazioni.html

    cose dell’altro mondo.

  4. Il dolore rimane comunque e non ha prezzo, per tutto il resto….

  5. Che dire? Ho sentito proprio pochi minuti fa… al telegiornale della notte: al posto loro, avrei accettato anch’io il denaro. Lo schifo è che esista la possibilità di non costituirsi parte civile, ovvero che non vi sia un’azione coatta della giustizia italiana che tuteli i famigliari delle vittime… anziché limitarsi ad avviare un procedimento nei confronti dell’azienda per il mero atto in sé. Che, poi, è quanto è avvenuto anche nei confronti della tragedia di Linate (dove peraltro sono rimasti coinvolti anche e soprattutto degli utenti): tutti condannati, ma nessuno è stato riconosciuto colpevole. Ovvero, un processo-farsa che non punisce i responsabili e che sotterra la verità ufficiale. Ma, del resto, siamo il Paese di Ustica…

  6. già, e che dire di quegli altri bruciati, a cui l’azienda ha anche chiesto i danni (35 milioni di euro!). Può anche darsi che gli operai abbiano sbagliato per fare prima, ma chi costringe i lavoratori a questi ritmi, chi li costringe a fare i nfretta, magari per guadagnare qualche lira in piu’ oltre alla paga da fame?

  7. Mi sono posto anch’io la questione: accettare i soldi e non costituirsi parte civile? O portare fino in fondo una battaglia nel nome del caro scomparso? Sinceramente non conosco i vantaggi legali per la Thyssen che derivano dal fatto di non essere parte civile al processo. Una cosa è certa: se chi deve pagare per quella strage la farà franca grazie al fatto che i parenti non si sono costituiti parte civile…beh, resta il solo conforto di aver accettato i soldi per dare un futuro migliore ai figli, gli stessi figli che quei papà volevano rendere felici anche grazie al loro faticoso lavoro. Per il resto sarebbe una sconfitta: anche per i parenti.

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  1. È solo questione di soldi « Open World - 30 giugno 2008

    […] [Via e foto Antonio Vergara] […]

  2. È solo questione di soldi « OpenWorld - 5 settembre 2011

    […] [Via e foto Antonio Vergara] […]

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