L’Italietta flaccida ai piedi della Franzoni


 

Nemmeno 24 ore di carcere e l’Italia già si contrisce per Annamaria Franzoni. Soltanto nella tarda serata di ieri la Cassazione aveva confermato la condanna per la mamma assassina di Cogne. 16 anni di reclusione, una miseria considerato l’efferatezza del delitto consumato ai danni del piccolo figlio Samuele, trucidato con 17 colpi di coltello (o di chissà cosa). La matricida ha già usufruito delle attenuanti e del rito abbreviato, condizioni che le hanno evitato una condanna ad almeno 30 anni di carcere o l’ergastolo. Ciò nonostante la Procura Generale di Torino, la stessa che ha contribuito alla sua condanna, si dice dispiaciuta per il dolore umano di una famiglia e chiede un ulteriore sconto di 3 anni grazie all’indulto approvato dal Parlamento nella precedente legislatura. Una richiesta che lascia molto perplessi, di fronte ad un crimine così crudele e a tutte le aspettative italiche sulla certezza della pena. L’impressione è che tutta la severità giudiziaria che si chiede in questi giorni sia soltanto a danno degli immigrati. Se invece sei italiano e magari ti chiami Franzoni ti diamo l’indulto, poi i permessi, gli abbuoni per buona condotta e infine il regime di semi-libertà. Siamo il paese delle chiacchiere e dei distintivi.

 

4 Risposte a “L’Italietta flaccida ai piedi della Franzoni”

  1. Ah ma non era Berlusconi allora quello condannato a 16 anni?

  2. mi dispiace ma l’indulto è una legge: non si applica a discrezione del giudice.
    E comunque ti sfido a passare anche solo un mese in carcere: secondo me molti di quelli che gridano allo scandalo per pene secondo loro troppo basse non hanno idea di cosa significhi non essere liberi.

    Detto questo, preciso che non sono mai stato in carcere 🙂
    e che non difendo affatto la Franzoni, anzi ritengo che sia senza dubbio colpevole.

  3. Mi ha fatto vomitare l’agenzia di stampa che riportava – pochi istanti dopo l’arresto – la mitica frase della Franzoni “E adesso i miei figli?”. Cosa c’entra questo stimolo alla commozione collettiva? E il prete che si dichiara disponibile ad accogliere la Franzoni e i figli in comunità per il bene dei bambini? Delle detenute comuni non si preoccupa, invece… E, infine, i PM di Torino che si affrettano a chiedere l’applicazione dell’indulto. Hanno dato l’impressione di avere i sensi di colpa. E non posso nemmeno dare la colpa di tutto a Vespa. Lui ha detto che la Franzoni era colpevole e che adesso forse bisogna parlare meno di questa storia. Speriamo bene.

  4. confermo quanto detto da batta. Il reato è stato commesso prima della legge dell’indulto, quindi è chiaro che al momento del computo effettivo della pena, la procura deve tenerne conto per legge. Sono costretti ad applicarlo, perchè la legge è uguale per tutti.
    Mastella ha concesso l’indulto a tutti coloro che avevano commesso reati prima dell’entrata della legge, non distinguendo tra i vari reati e pertanto anche chi è responsabile dell’omicidio del proprio figlio. Quindi anche Annamaria ne ha diritto.
    Se l’avesse commesso dopo l’entrata in vigore dell’indulto Mastelliano, la procura non doveva e nemmeno poteva concedergli indulti. Non è di sua competenza (ma del parlamento).

    Sei “cascato” (se così si può dire) in una trappolina mediatica che vuol far credere che la prucura abbia già dei ripensamenti.

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