Cafonal party a Montecitorio


Un fantastico reportage nel mondo dorato/cafonal parlamentare.

Primo giorno di scuola alla Camera, tra i soliti neofiti disorientati che cercano i bagni, qualcuno che si perde negli ascensori, i più navigati che scrutano con curiosità le nuove leve. Soprattutto se femminili e vistose. Alcune un po’ troppo vistose, come Elvira Savino, la giovanissima deputata del Pdl di cui tutti chiedevano il nome, in pantaloni neri attillati alla pescatora, caviglia esposta e scarpe in lacca nera con decorazioni bianche, tacco 14, come si vedevano solo ai tempi di Jessica Rizzo. 

Sensibilmente aumentata non tanto la quota rosa, a detta di alcuni deputati, ma sicuramente la qualità delle componenti. Per alcune delle quali, come una bionda di un metro e ottanta in minigonna nera e camicetta bianca che gironzolava spaesata vicino il casellario, si sentiva spesso echeggiare la frase “Che gnocca la collega, sai mica come si chiama?”.

Più mite stavolta l’abbigliamento della dark lady ex diniana Daniela Melchiorre, che tanto è rimasta impressa al Cavaliere: stavolta niente minigonne in pelle nera ma solo un completino in stoffa con gonna sotto il ginocchio, anche se non ha potuto rinunciare a delle scarpe fetish con tacco 12 e copertura in acciaio luccicante nella parte posteriore, che fanno tanto prigione sadomaso. 

La povera Crudelia Salmon, tanto vituperata in passato per un paio di autoreggenti, mandava messaggini e passeggiava in un casto e serioso tailleur scuro con pantaloni, al confronto quasi una suorina. Alle 10,38 entrava in Transatlantico Rocco Buttiglione, sempre al telefono e con lo stesso abito e la stessa postura della chilometrica telefonata di ieri riferita da Dagospia (si spera che al telefono non vi fosse lo stesso povero interlocutore).

Il giovane forzista Simone Baldelli si lamentava in un capannello della scarsa qualità delle foto per il sito della Camera, mentre Matteo Colaninno, fresco di barbiere, passeggiava quasi sempre da solo soffermandosi a guardare incantato i monitor con le votazioni. Due rieletti del Pdl commentavano alla buvette: “Ma secondo te quanto ci metterà il Cavaliere a convincere Andrea Ronchi a tagliare il riporto? A Renatino Schifani glielo aveva ordinato di brutto”. 

Ma non solo i novellini esibivano l’abito fresco per l’occasione. Ermete Realacci, per esempio, andava molto fiero delle sue Timberland nuove di zecca. Giorgio Lainati, futuro potentissimo capogruppo unico del Pdl alla Commissione di Vigilanza, veniva continuamente avvicinato e salutato con insolito affetto da molti giornalisti del servizio pubblico (quando si dice che a Saxa Rubra hanno la schiena dritta).

Il ghost-writer del Cavaliere, Giorgio Stracquadanio, sprizzava felicità da tutti i pori riferendo di essere entrato tra gli eletti da poche ore grazie all’opzione di una parlamentare europea. 

Due deputati, uno del Pd e uno del Pdl, conversavano sorridenti su un divano del Transatlantico: “E perché dovremmo cambiare la legge elettorale? Ha fatto il lavoro che doveva fare il referendum, ci siamo tolti dalle palle la sinistra radicale, gente come Pecoraro Scanio e Diliberto qui dentro non la vedremo più, l’Udc è finito e Casini che già si proclamava presidente del Consiglio passa il tempo a cambiare i pannolini. Ma che minchia vuoi di più?”. 

Molti giornalisti parlamentari erano alla ricerca del deputato-banchiere Denis Verdini, che pare sia la gola profonda prodiga di molti dettagli sui fine settimana trascorsi dal compaesano Sandro Don Abbondi con la neoeletta Manuela Repetti. All’esterno, nel cortiletto con i gazebo, aria festosa e vacanziera, salvo le facce da funerale di Enrico Gasbarra e Piero Fassino. 

All’aria aperta Ignazio La Russa e Gianni Alemanno si appartavano per una lunghissima conversazione privata, il generale Speciale si fumava un sigaro più grande di lui, Paolo Guzzanti con improbabile camicia rosa si guardava in giro, mentre la neoeletta del Pdl Beatrice Lorenzin non poteva fare a meno di dire a tutti che lei alla Camera arriva in metropolitana cambiando al Colosseo per prendere l’autobus. Quando si dice understatement…

(Dagospia)

 

 

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