Se vi accontentate godete pure


Sono come uno straniero in patria considerato che solo io credo alla disfatta del Partito Democratico. Intanto rispetto alle elezioni di due anni fa l’effetto Walter ha portato in dote solo due punti in più del tanto vituperato ulivo guidato da Fassino. Poi perché non hanno sfondato le candidature di Confindustria e tantomeno quelle per “settori della società”. Infine perché lo strappo con la sinistra radicale ha di fatto consegnato le chiavi di Montecitorio a Berlusconi, già prima dell’inizio della soft campagna elettorale veltroniana.
Anche in Campania si sprecano le lodi per la rimonta del Pd, ma io mi accorgo che siamo davvero messi male se reputiamo positivo “limitare” il distacco dal Pdl al 30%.
La verità – e su questo ha ragione Gilioli – è che Berlusconi ha capito l’importanza di avere dei militanti sparsi per il territorio nazionale, mentre noi ci siamo illusi che il partito cosiddetto leggero, senza tessere, potesse essere una svolta nella politica italiana.

2 Risposte to “Se vi accontentate godete pure”

  1. Secondo me è solo uno dei tanti fattori che hanno inciso. Secondo me, ha inciso molto che è cambiato solo il leader (Veltroni al posto di Prodi), ma dietro ci son sempre gli stessi. Gli stessi che hanno sostenuto una politica molto simile a quella di Silvio, senza pensare alla cosa più urgente di tutte per i propri elettori (conflitto di interessi). Inoltre il tema più risentito dagli italiani al momento è la riduzione delle tasse e la sicurezza, cavalli di battaglia della destra.
    Senza contare che anche l’aver approvato l’indulto in un periodo in cui gli italiani chiedono certezza della pena e giustizia, ha sicuramente portato un forte malcontento. E poi non possono sempre sperare sull’intolleranza Berlusconiana per vincere le elezioni.

  2. di tute le spiegazioni possibili questa delle tessere mi sembra la meno convincente
    qui a casa mia praticamente non esistono i militanti e tesserati di partiti che invece sono fortissimi dal punto di vista elettorale

    mentre noi abbiamo molti militanti e pochi voti

    cmq, pur ovviamente delusa, ribadisco quanto scritto nei giorni scrosi

    “Forse la nostra nostra vera sfida, la vera sfida del PD era riformare il centrosinistra, fare di un accozzaglia una vera forza di governo.
    Vincere Berlusconi, la paura e l’amore per la conservazione sarà un po’ più dura ma senza questa prerogativa (non essere + succubi della sinistra radicale) sarebbe stato impossibile.”

    e condivido il commento di severgnini

    “non avevamo un partito riformista, qualcosa di simile ai laburisti britannici, ai socialisti francesi e spagnoli, ai socialdemocratici tedeschi, ai democratici americani. Ora c’è. Ha un leader e un programma. E’ riuscito a parlare ai giovani; ora deve rassicurare i deboli (che al nord votano per la Lega). “

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