Archivio | marzo, 2011
Porto di Genova

Il destino di una nave

Porto di Genova

Questa foto scattata dal buon Samuele Silva mi dà l’idea di qualcosa di reale. Sì, lo so, le foto ritraggono di solito cose reali, eppure questa più di altre dona il senso della vita. Vivo sembra il mare, vivi i colori: pare davvero di stare su una banchina mentre si guarda in quella direzione. Questa foto è ancora più reale perché dentro c’è il senso delle cose, della differenza tra le cose. Da un lato una nave operaia, austera e magari affaticata dai viaggi di carichi pesanti, intristita dalle facce di quelli che la vivono non per diletto ma per campare. Dall’altra, il lusso, lo sfarzo, il cazzeggio a caro prezzo. Le risate che rimbombano nei saloni della nave da crociera, diventano, invece, eschi di solitudine in quel mercantile. Sarà anche questione di destino, ma che culo a nascere nave da crociera.

 

Una coltellata allo Special One, il totem da abbattere

 

 

La notizia della guardia del corpo di Josè Mourinho che si è presa una coltellata in Spagna per proteggere l’allenatore è abbastanza sconvolgente per non cadere nella facile trappola di concepire l’aggressione come una conseguenza dei comportamenti spesso provocatori dell’ex tecnico dell’Inter. Una specie insomma di “quello se le va a cercare”. Un fatto di cronaca così crudo e violento non può trovare una giustificazione del genere, nessuna antipatia nei confronti di un allenatore può concepire una azione violenta di questo tipo. La coltellata è un’azione puramente delinquenziale, nella più benevola delle interpretazioni folle. Ancora non si conoscono molti particolari di questa vicenda, ma a prima vista sembrerebbe un fatto molto diverso da episodi analoghi. Siamo abituati purtroppo a protagonisti del calcio aggrediti o vittima di violenza in occasioni molto diverse: contestazioni dei tifosi, assalti ai giocatori nella propria vita privata, minacce di vario tipo, persino omicidi spietati per vendetta. Il famoso caso del colombiano Escobar ucciso per un autogol ai Mondiali ’94. Ma una coltellata mentre l’allenatore sta firmando autografi ci mancava.

L’aggressione a Mourinho sembra più la violenza nei confronti di una star, di un qualcuno che si è preso quasi tutto lo spazio libero intorno a se stesso, che non ha lasciato agli altri né gloria, né soddisfazioni, né complimenti. Mourinho è sempre protagonista, anche quando perde, anche in quel caso si porta via qualcosa. Mou è un totem così ingombrante da suscitare gelosia, invidia, ira, addirittura odio. Ma stavolta non ha trovato qualcuno che si è limitato a insultarlo, ha trovato qualcuno che voleva fargli male e soprattutto veder scorrere il suo sangue. Non è quello che dice il problema, Mourinho rappresenta semplicemente il massimo del protagonismo, il top nello star system del calcio mondiale. E’ un vincente e colpirlo ha del clamoroso, dell’eclatante: significa abbattere il numero 1. Capitò qualcosa del genere del resto anche a Monica Seles quando venne accoltellata da un folle del ’93 ad Amburgo: l’aggressore, Gunther Parke, era un folle ammiratore di Steffi Graf che voleva così togliere di mezzo la rivale della sua preferita. Un gesto folle, sbalorditivo, clamoroso: proprio come i protagonisti stessi.

Mourinho vive ormai come una grande star del cinema, circondato da guardie del corpo addette alle sua sicurezza, proprio come capita a un attore o un attrice di Hollywood. E che sono lì anche per prendersi una coltellata al posto suo, come può capitare in un film con Whitney Houston e Kevin Costner.

viaBloooog!

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Linkatemi bastardi (cit)

Se ha ancora un senso e se non è troppo vanaglorioso, parlerei della classifica di Blogbabel. Ebbene, dopo un periodo di totale inattività sul blog, dalla posizione 98 sono finito alla 2862. Quindi se volete, anzi, se potete, linkatemi pure :)
ps: il titolo del post è una citazione di questo signore qua.

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