Archivio | marzo, 2011
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La dipendenza d’amore dei figli di Berlusconi

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Pato, all’anagrafe Alexandre Rodrigues da Silva, è un brasiliano dal fisico minuto, ciò abbinato alla sua grande tecnica ne fa un giocatore fuori dalla norma. Il Milan lo comprò nemmeno maggiorenne a una cifra di tutto rispetto, per un calciatore di quell’età. Sbarcò in Italia con un sorriso timido e gli occhi bassi, a distanza di anni ancora fa fatica davanti a una telecamera. Dissero che era un bravo ragazzo, un brasiliano atipico, niente bordelli notturni, lui era timorato di Dio. E così, il giovane Alexandre presto convolò a nozze con una deliziosa brasiliana che di mestiere faceva l’attrice. Di bianco vestiti, e della stessa statura, i due sembravano due dolcissimi confetti. Purtroppo l’idillio poco durò, nemmeno sette mesi, e Pato alle dipendenze del festaiolo di Arcore incominciò ad assaporare i piaceri extra calcistici. Gli infortuni continuavano a opprimerlo, ma quando era in campo scintillante, si offriva agli occhi di una bionda ninfa che dagli spalti non aveva occhi che per lui. Si trattava di una di nome Barbara Berlusconi, esatto: la figlia del capoccia della squadra. Una vispa giovanetta, finita spesso nei paparazzi gate per le sue frequentazioni notturne nei locali di Milano. Il padre le regalo un piccolo attico in centro, valore circa dieci milioni di euro, sperando mettesse la testa a posto. Le promise, persino, che l’avrebbe fatta lavorare nel Milan. E lei, che è lavoratrice indefessa, ha cominciato l’incarico ancor prima dell’investitura. Per meglio prepararsi al lavoro, ha deciso di occuparsi in prima persona dei calciatori. Di Pato. Ma non è l’unica in famiglia ad avere il difetto di occuparsi troppo da vicino dei propri dipendenti, anche Piersilvio segue attentamente le vicende private di Silvia Toffanin, starlette sulla rete ammiraglia del biscione. E, forse, gratta gratta, anche l’altra figlia, Marina, una tresca con qualche dipendente Mondadori deve pur avercela avuta.

ELEZIONE PRESIDENTE DELLA CAMERA

Vissero ricchi e cornuti contenti

E già che Mara Carfagna faceva la velina, o meglio la showgirl per dirlo in modo politically correct, non faceva l’attrice di teatro, infatti quando deve recitare una verità non sua, l’artefatto cipiglio da proba che s’è donata appena entrata in parlamento, sparisce, la voce diventa incerta. Non ammette, né smentisce, ma è come se confermasse tutto dietro quel “devo rendere conto solo alla persona che sto per sposare”. Mentre lei rende conto privatamente, l’amante Bocchino ha reso conto pubblicamente, anche perché sputtanato dalla sua signora, al secolo la figlia del pecora Buontempo. È proprio della signora Buontempo e del futuro carfagno Mezzaroma che voglio parlarvi. Di questi due cornuti semi-felici che non hanno avuto nemmeno un refolo di dignità per scacciare i rispettivi compagni. Massì, si dirà l’amore perdona tutto. Ma allora perché la gente comune è meno incline al perdono, perché una banale massaia avrebbe messo alla porta il marito traditore mentre la signora Bocchino ne parla in tv niente meno fosse un titolo di merito? Almeno lei è sposata, che dire invece di questo Mezzaroma che vuol fare cornuto e mazziato sposando lo stesso la Carfagna? Sarà una questione di censo, di showbiz, o forse tra ricchi si sta assieme senza amarsi più di tanto e allora le corna che saranno mai, dai?!

Azzurro Lettieri

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Gliel’avrà consigliato Velardi di usare il colore del napoli calcio?

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L’attestato igienico della Santanchè

Fate come l’x donna verticale in arte Daniela Santanchè, se vi ferma la polizia e siete senza patente, esibite pure l’attestato di frequentazione dell’autoscuola. Scherzi a parte, non fatelo, se lo faceste vi sentireste rispondere che con l’attestato vi ci potete pulire il culo. In Italia gli attestati non rappresentano alcunché, laddove non espressamente previsti. Nel caso in cui uno nel curriculum indicasse di possedere un master, poi sarebbe chiamato ad esibirlo in originale quel titolo. Funzionerebbe così in qualsiasi concorso o assunzione privata, tranne, evidentemente, per i posti di Governo Italiano, dove è ampiamente previsto il millantato credito. In Germania si sono dimessi per molto, molto meno. Ma quella è un’altra storia, come direbbe Carlo Lucarelli.

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