Archivio | aprile, 2010

Misteri

I misteri non si spiegano: sono cose cui la nostra mente non sa dare un senso. E’ come quando piaci a una donna, a una gran bella donna, a una donna che è un autentico sogno, a una di quelle donne che non t’immagineresti mai nel tuo futuro, a una donna che non ti meriti. Eppure le piaci. Capita allora che di notte passi il tempo a scrutare nella tua mente, a indagare in cerca di una spiegazione, ma non la trovi. Poi la mattina ancora insonne vai allo specchio e fissi il tuo viso, il tuo corpo a caccia di un segno, di un particolare. Ancora niente. Allora d’un tratto capisci che i misteri non vanno indagati, ma assecondati. Perché, per l’appunto, dietro un mistero c’è sempre un altro mistero.

Invidia del coraggio

Plaudo al coraggio di Malvino e Axell che hanno avuto il fegato di scrivere ciò che in molti pensano ma non dicono.

9 considerazioni di Camillo su calciopoli

Che le cose si stiano mettendo bene, e per bene intendo che si potrebbe finalmente ristabilire la verità su calciopulitopoli, lo dimostra il fatto che i giudici che hanno emesso le sentenze sportive, Sandulli e Ruperto, hanno sentito il dovere di spiegare che se avessero avuto a disposizione le intercettazioni insabbiate le responsabilità e le penalità sarebbero state più estese e che nelle sentenze avevano suggerito di non assegnare lo scudetto vinto regolarmente sul campo dalla Juventus nel 2006.
C’è anche la dichiarazione di uno dei tre saggi di Guido Rossi che parla apertamente di procedimento da riaprire.
Allora, procediamo con calma:
1) la prima cosa che si dice, e la dicono Moratti e i suoi severgnini, è che non si possono paragonare queste nuove (ma in realtà vecchie) telefonate con quelle di Moggi. Ora io non so se davvero credono di prenderci in giro o cos’altro, ma la telefonata di Facchetti a Mazzei (allora designatore senza sorteggio dei guardalinee) da sola è cento volte più compromettente di tutte le telefonate trascritte di Moggi. Forse soltanto la telefonata di Meani a Collina, uscita soltanto adesso è più grave di questa di Facchetti. Ricordatevi che la telefonata chiave contro Moggi è quella in cui Moggi, al telefono con la sua segretaria, mostra di sapere in anticipo rispetto al comunicato della Federazione, i nomi degli arbitri nelle griglie. Un’accusa ridicola, perché la formazione delle griglie è materia semi scientifica.
Comunque Facchetti chiede a Mazzei di mandargli due guardalinee bravi e quello gli dice – alla vigilia di Inter-Juve, non di Inter-Canicattì – che gli manda il numero 1 e il numero 2. Bene, giusto, anche Moggi faceva così (come dice la senteza di Maddalena a Torino: rompeva le scatole per avere i più bravi, perché sapeva che aveva la squadra più forte e quindi gli bastava avere arbitri capaci per vincere).
A Facchetti però non basta. Chiede a Mazzei anche un arbitro particolare: il numero 1 (probabilmente Collina). Mazzei gli dice che non si può, perché c’è il sorteggio, ma Facchetti gli dice “ma va”, gli dice che in questo caso non devono fare il sorteggio. Insomma non solo parla di guardalinee ben prima della designazione, ma suggerisce a uno dei designatori di falsificare il sorteggio (altro non può voler dire quel “non devono fare i sorteggi, ci devono…”, perché i sorteggi non si potevano improvvisamente abolire).
2) la telefonata di Meani a Collina varrebbe da sola la radiazione di Collina, già salvatosi nonostante quattro anni fa si incontrava di notte, nel giorno di chiusura settimanale per non dare nell’occhio, nel ristorante di un dirigente del Milan con i capi della società. In questo caso Collina ride di gusto con il responsabile degli arbitri del Milan (ed ex guardalinee) e gli fa grandi complimenti dopo aver appreso i nomi dei due guardalinee che sono stati assegnati ai rossoneri ed evidentemente non solo cari, ma anche suggeriti dallo stesso Meani.
3) le altre telefonate di Facchetti e Moratti, checché ne dicano al loro ufficio stampa interno alla redazione sport del Corriere, sono piene di altre violazioni del principio di lealtà sportiva (ex articolo 1 del codice) che è stato contestato giustamente alla Juventus. O vogliamo dire che a Moratti era permesso parlare di arbitri con i designatori, andarli a trovare prima delle partite e farsi fare l’occhiolino dai guardalinee a fine partita, specie se sono stati accordati quei cinque minuti di recupero necessari a ribaltare uno 0-2 in 3-2. Per non dire della frase che il designatore dice al presidente: “Mi raccomando, ora facciamo dieci risultati utili di fila, eh?”. O quell’altra che lo stesso designatore, amareggiato, dice a Galliani: “Potevamo pareggiare” (era Milan-Juve dello scudetto). Stupidaggini, chiacchiere da bar dello sport, nessun illecito ma frasi che se fossero state rivolte a Moggi sarebbero state la prova provata dell’esistenza della cupola
4) a proposito di cupola: a prescindere dal contenuto delle nuove intercettazioni (ma in realtà sono vecchie) la presenza di tutte queste telefonate interiste ai designatori fa cadere la teoria della cupola moggiana, perché se tutti, tutti, da Moggi a Cellino, dal Milan all’Inter, intrattenevano rapporti stretti e intensi con arbitri e guardalinee e designatori vuol dire che “l’illecito strutturale”, ovvero il reato inventato da Francesco Saverio Borrelli per colpire la Juventus, era così strutturale che riguardava non solo la Juventus, ma anche tutti gli altri protagonisti. Io continuo a pensare che fosse un malcostume generalizzato, roba da Italietta e non un illecito sportivo, visto che anche secondo le sentenze non ci sono casi di partite, sorteggi, arbitri comprati. Ma se lo si considera reato nel caso della Juve, allora va esteso anche agli altri.
5) la Juventus continua a non dire niente, se non una breve dichiarazione dell’avvocato Zaccone e di John Elkann al Corriere. Zaccone non lo voglio nemmeno sentir nominare, Elkann nega senza argomentare che la Juventus sia stata parte attiva nella gestione con retrocessione dei processi di quattro anni fa.
5 bis) se Elkann riesce davvero ad assumere un altro Blanc, peraltro interista, come allenatore della Juventus per la prossima stagione non credo che risponderò di me stesso. Blanc è certamente bravo, ma come gli può venire in mente? E allora prendete Hodgson, no?
6) la domanda delle domande è questa: come mai queste telefonate sono state scartate quattro anni fa? Come mai non sono state trascritte dagli uomini del tenente colonnello Auricchio? I pm di Napoli avevano detto in udienza pubblica che “piaccia o non piaccia non ci sono telefonate di Moratti ai designatori” o di altri. Invece c’erano. I magistrati lo sapevano o sono stati fregati anche loro?
7) i giornali e i Torquemada sono in fibrillazione. Sono costretti a pubblicare le intercettazioni (anche perché alla Pravda Rosa non c’è più Verdelli), ma tentano di coprirle di sabbia con articoli pieni di falsità sui processi di quattro anni fa (le cui sentenze non hanno letto) e varie cose campate in aria
7 bis) da Guinnes dei primati il corsivo del capo della redazione sportiva del Corriere su Moratti, secondo cui il patron degli indossatori di scudetti altrui sarebbe stato “troppo buono” con Vieri e chissenefrega se l’ha fatto spiare per un anno servendosi del servizio illegale della Telecom di Tavaroli. Viene da chiedersi, a questo punto, come mai non abbiamo letto sul Corriere corsivi simili contro le proteste dell’editorialista del Corriere Massimo Mucchetti e l’ex amministratore Rcs Vittorio Colao, entrambi spiati dalla struttura illegale della Telecom.
8) sì, la Telecom era la società guidata allora da un vicepresidente-coproprietario dell’Inter (Tronchetti), vicepresieduta da un vicepresidente dell’Inter (Buora), partecipata societariamente dal patron degli indossatori (Moratti) e in passato presieduta da un avvocato già membro del cda dell’Inter e poi divenuto commissario straordinario della Figc che ha cancellato un grado del processo sportivo; scelto a uno a uno i giudici della commissione giudicante e, infine, assegnato lo scudetto agli indossatori malgrado la sentenza sportiva gli avesse consigliato di non farlo (Guido Rossi, oggi intervistato da Repubblica su questioni etiche);
9) Siamo al momento chiave, di fronte a una possibile svolta. C’è ancora il rischio concretissimo che prevalga la mostrificazione di Moggi e l’insabbiamento di tutto il resto, ma se nell’udienza di Napoli del 13 aprile saranno svelate altre telefonate la gran bufala del 2006 potrebbe finalmente essere accertata. Sempre che giudici, giornalisti e la Figc facciano il loro dovere.

(Christian Rocca)

Calciopoli e quello scudetto di merda e cartone all’Inter

Caro John Elkann, mi perdoni ma non so se chiamarla ingegnere o presidente o che cos’altro. Di certo lei è il capintesta della proprietà di una delle squadre di calcio più famose e amate al mondo; di certo io sono uno dei dieci milioni e passa di italiani che stravedono per la Juve e per la sua leggenda e che non hanno ingoiato Tangentopoli e che non hanno alcuna intenzione di “dimenticare Moggi”, come dalla prima pagina del “Corriere della Sera” ci suggerisce il mio amico Beppe Severgnini, un eccellente giornalista che quando ragiona a favore dell’Inter si trasforma in un ultrà della curva più corriva.

Rapina Farsopoli

Ecco, io sono uno dei milioni di juventini che non hanno nessuna intenzione di dimenticare l’oltraggio e la rapina di Calciopoli/Farsopoli. E del resto i fatti di questi giorni vanno al di là di ogni nostra previsione. Va al di là di ogni previsione il fatto che dirigenti di tutte le società rivali parlassero al telefono con i designatori arbitrali né più né meno di come lo faceva il più autorevole di tutti i dirigenti di società calcistiche, per l’appunto Luciano Moggi. Né più né meno: parlavano, confabulavano, denigravano quell’arbitro o laudavano quell’altro, si auguravano che ad arbitrare quella o quell’altra partita decisiva fosse Tizio o Caio. Beninteso, chiacchiere da bar. Poi in campo contava che Del Piero facesse quella tal rovesciata a mettere la palla al centro dell’area e che David Trezeguet andasse incontro alla palla e la colpisse di nuca all’indietro a scavalcare il portiere milanista. E a San Siro finì 1-0 per la Juventus. E non c’è dio o allah al mondo che possa sostenere che questo risultato era fasullo, e non c’è dio o allah al mondo che possa mettere becco in questo sacrosanto scudetto vinto dalla Juve, lo scudetto 2004-2005 che ci è stato rapinato e che è stato trasformato in uno scudetto di merda e di cartone appiccato sulle maglie nerazzurre di una squadra milanese che stava indietro di 14 punti. Caro ingegnere Elkann, non esiste al mondo un’obiezione valida al mio ragionamento. Lei che è il proprietario della Juve, e che non ha difeso di una virgola il gruppo dirigente che aveva costruito la squadra meraviglia dei due scudetti di Fabio Capello, di obiezioni non ne può avere nessuna. Solo che voi proprietari della Juve, e lo dico non il massimo garbo possibile, nell’estate del 2006 avete scelto un’altra pista.

Triade da cacciare

Era da tempo che volevate sbarazzarvi di quella Triade troppo ingombrante. Umberto Agnelli, che quei dirigenti li aveva scelti e prediletti uno a uno, era morto. In casa Fiat gli uomini che erano stati cari all’Avvocato Gianni Agnelli non avevano la benché simpatia per gli uomini che erano stati cari al Dottore Umberto Agnelli. Lei ne aveva di consiglieri prestigiosi che le suggerivano di sbarazzarsi di Moggi e Antonio Giraudo, l’uomo che a tutt’oggi cura gli interessi del ramo umbertagnelliano della famiglia e dunque dei suoi cugini, il ramo che sghignazza a sentire che Giraudo faceva parte di un’associazione a delinquere. E poi c’era che la Fiat del 2006 era alle soglie dell’abisso finanziario, non poteva permettersi di sfidare il governo di sinistra-centro e l’establishment industriale milanese che faceva capo a Pirelli-Telecom e compagnia intercettante.

Senza difesa

A questo punto voi avete pagato lautamente un avvocato torinese perché non difendesse la Juve. Un avvocato che aveva dichiarato di non aver visto la gran parte delle carte processuali, ma che quel poco che aveva visto bastava perché la Juve fosse scaraventata in serie C. Quello che lo aveva fatto inorridire noi non lo abbiamo mai visto né ascoltato. In compenso stiamo ascoltando, e mille altre ne ascolteremo, le telefonate (in cui non c’è nulla di illegale) in cui dirigenti di tutte le squadra rivali della Juve confabulano con i designatori e premono su di loro. Chiacchiere al telefono, naturalmente. Per me Giacinto Facchetti è e resta l’uomo che andava giù per le fasce, cento volte a partita. Un grande campione, punto e basta. Esattamente come Luciano Moggi è per noi l’artefice e il costruttore della squadra che ha vinto e stravinto dappertutto senza costare alla sua famiglia, caro ingegnere Elkann, nemmeno un euro. E poi c’è che la condanna inflitta alla Juve nell’estate del 2006 non era una condanna, e bensì un ergatostolo. Una condanna a morte, l’interruzione violenta di una storia, la sua distruzione, una squadra fatta a brandelli e che era costretta a vendere i suoi campioni all’Inter rivale. Tanto che la Juve di oggi è sprofondata nell’abisso che lei sa, caro ingegnere.

Errore da correggere Bene.

Sbagliamo tutti, voi avete sbagliato nell’estate del 2006. È il tempo di correggere quel vostro errore. È il tempo di chiedere indietro quello che è stato rapinato alla società di Corso Galileo Ferraris e alla leggenda della Juventus, la squadra di calcio la cui storia è inscindibile dalla famiglia Agnelli, la famiglia di cui lei è il membro di quinta generazione. Ingegnere, abbiate il coraggio di correggere il vostro errore. Non siate timido, non avete di fronte dirigenti di calcio o giudici sportivi che siano degli eroi o degli “onesti”. Avete di fronte degli esseri umani, che sbagliano a loro volta e che intrigano a loro volta. Siate a vostra volta degli esseri umani, gente che non si fa prendere a ceffoni senza reagire. Pensi, caro ingegnere, a Gianni e a Umberto Agnelli. Ai due fratelli che se fossero stati vivi Calciopoli non sarebbe neppure cominciata. Neppure cominciata la farsa in cui un ex membro del consiglio di amministrazione dell’Inter sarebbe sbarcato a Roma a cambiare i giudici che dovevano decidere se sì o no meritava di essere coperta di fango la squadra di cui otto titolari su undici erano in campo nella finale di Coppa del mondo del luglio 2006. La squadra costruita da Moggi e Giraudo. La squadra che fa da stemma della storia della famiglia, ingegnere Elkann. Tutto questo sia detto con garbo, caro ingegnere. Buon lavoro, buone decisioni. Decisioni pro veritate.

(Giampiero Mughini – Libero)

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