Archivio | marzo, 2010

L’astensionismo è un’espressione di democrazia

Resto del parere che in ogni caso sia importante scegliere, dunque votare, sempre. Tuttavia il ragionamento di Andrea Romano è altrettanto valido.

La vera novità di queste elezioni (l’emersione di un partito del non voto di dimensioni mai viste nella storia repubblicana) può essere analizzata da due prospettive radicalmente differenti. La più semplice e diffusa è quella che in questi giorni abbiamo letto e ascoltato da più parti: se l’esercizio del voto è un “dovere civico”, come recita l’articolo 48 della nostra Costituzione, chi non vota rinuncia a decidere del proprio futuro e consegna le chiavi del paese o della regione al primo che passa. Ne deriva che gli astenuti hanno sempre torto e che la crescita del non voto è un sintomo allarmante di distacco dei cittadini dalla democrazia. Detta con un pizzico di crudezza: la minestra che passa il convento va sempre accettata con gratitudine, anche se è ben lontana dall’essere gradevole al palato.

La seconda lettura è più lontana dai canoni tradizionali del discorso pubblico italiano e guarda alla nuova fisionomia che l’astensione dal voto ha assunto nelle democrazie contemporanee. Non solo negli Stati Uniti, dove com’è noto l’esercizio del diritto di voto comporta un sovrappiù di volontarismo richiesto dalla registrazione alle liste degli elettori, ma anche in paesi come la Francia e la Gran Bretagna che certamente non possono essere considerate esempi di democrazia incompiuta. In questi come in altri casi si segnala ormai da anni un andamento variabile della partecipazione al voto. Non tanto un calo costante dei votanti, ma per l’appunto una variazione quantitativa del partito degli astenuti in relazione alla migliore o peggiore qualità dell’offerta politica. Detta con lo stesso pizzico di crudezza: se la minestra che passa il convento proprio non mi piace, posso anche saltare la cena senza sentirmi in colpa. Non lo farò per sempre né maledirò la generosità dei frati, ma forse la prossima volta quella loro mensa potrà fare più attenzione alla qualità della cucina.

viaL’astensionismo è un’espressione di democrazia – Andrea Romano.

I conti di Beppe Grillo

“Mercedes Bresso nel 2005 ha raccolto 1.226.355 voti, nel 2010 ne ha raccolti 1.033.946, la differenza è di 192.409 voti. Cota ha avuto 1.043.318 voti. Il Movimento 5 Stelle ne ha raccolti 90.086. Anche volendo affermare che i voti del M5S sarebbero stati tutti voti della Bresso, rimane la domanda: dove sono finiti gli altri circa 100mila voti con cui avrebbe vinto? Alla Lega, all’astensione? Che ci si assuma le proprie responsabilità”.

viaBlog di Beppe Grillo – I conti senza l’ostessa.

Il complotto immaginario

Richard Owen, corrispondente del Times in Italia:

La reazione del Vaticano allo scandalo sugli abusi dei preti pedofili è simile a quella adottata da Silvio Berlusconi per affrontare i suoi problemi giudiziari. Consiste nel negare la verità e nel denunciare complotti immaginari.

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55 mila coglioni

Ora: la volontà popolare è sacra è sacra, come si suol dire. Eppure io vorrei rivolgere un sentito vaffanculo a quei 55 mila coglioni, miei corregionali, che hanno inteso sprecare il loro voto per una ex velina che andava discinta in tv, e solo per questo reclutata addirittura come ministro da Berlusconi, ben sapendo che dopo le elezioni la signora se ne sarebbe uscita dicendo che restava al governo che mica vale come il posto di consigliere regionale, pur prestigiosissimo e ambitissimo da migliaia di candidati molto più preparati e motivati di lei.

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