Non sono tra quelli che gioiscono di fronte all’aggressione di Milano, forse perché comprendo le conseguenze politiche che un simile gesto potrà sortire. Tuttavia qualche dubbio mi pare giusto sollevarlo, non tanto sulla dinamica, assolutamente non simulata, ma sulla pronta strumentalizzazione ad opera degli accoliti di Berlusconi. Ad iniziare da Emilio Fede, il quale ha riportato alcuni virgolettati di Berlusconi: sono miracolato, sono dispiaciuto per le parole di Casini (il giorno prima il leader dell’Udc aveva lanciato l’idea di un fronte nazione contro il cavaliere). Poi Bondi davanti ai microfoni ha dichiarato che il premier si sentiva preoccupato prima del discorso di Milano. Dopo sono arrivati i soliti La Russa, Brunetta, Scajola e molti altri; tutti a ripetere la solita frase: clima di odio. Come se l’odio di sinistra fosse diverso da quello dello stesso Berlusconi agitato in questi giorni, anzi in questi anni. Anche lo stesso Berlusconi non ha perso tempo: appena colpito si è fatto trasportare in macchina per poi subito discenderne guarda caso senza fazzoletto sulla bocca, dopo ha dichiarato “non mi fermeranno”. A parziale scusante va detto che il Cav non sapeva che l’aggressore in realtà non era uno di quelli che poco prima lo contestava ma uno con problemi mentali. Eppure i suoi editorialisti, quando la questura ha diramato tutte le informazioni sull’aggressore, hanno continuato ad agitare l’ombra dell’opposizione. Da Filippo Facci ad Arditti, per finire all’ignominioso Feltri che ha dissotterrato l’espressione “mandanti morali”. Ora fanno tiro al bersaglio con Di Pietro, che ha espresso – male, come al solito – un concetto a mio parere fondato ma assolutamente da evitare soprattutto a caldo. L’opposizione diventerà ancora più timida, forse Casini tornerà sui suoi passi, i Giudici non lo condanneranno più. Amen.
40.840097
14.251636