Archivio | ottobre, 2009

Se i gruppi di Facebook contano più di 1300 persone

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Si dirà che salire sui tetti ormai è diventata una moda, che gli operai dovrebbero rispettare i diritti degli altri anche quando protestano perché un magnate indiano decide di spostare l’azienda all’estero lasciando 1300 persone senza lavoro. Si dirà che bloccare stazioni o, per esempio come sta accadendo in queste ore, l’autostrada A1 è un affronto a centinaia di migliaia di persone che vogliono tornare a casa. Si dirà di tutto, eppure non si parla mai del lavoro, della disperazione che porta a compiere certi gesti. Persino il blocco dell’A1, che ha provocato quasi 30 km di coda, non compare sul sito di repubblica e inspiegabilmente anche dell’Unità. Un piccolo boxino su Corriere.it, qualche lancio dall’Adnkronos e Apcom. Quando si era trattato del caos da esodo sul passante di Mestre i titoli si sprecavano. Non un politico di sinistra – o sedicente tale, sempre che ne esista ancora una sinistra – che avesse chiamato un’agenzia per rilasciare uno straccio di dichiarazione a sostegno di 1300 lavoratori. Certo, c’è da occuparsi del gruppo di Facebook contro Berlusconi, che c’è frega se la gente lotta per mangiare. Che paese di merda.

Il paradosso

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E’ che facendo sapere in giro, specie a Napoli e in tutta la Campania come in tutto il sud, dell’esistenza di 63 politici (ma potrebbero essere molti di più) capaci di dare un lavoro alla bellezza di 655 persone, potrebbe persino portare dei benefici elettorali per gli stessi indagati e per i partiti coinvolti. Una volta tanto che i politici tramutano in fatti le promesse di lavoro, vuoi che non vadano premiati col voto?

Il terrorismo del Tg4

“E’ un dramma vero, autentico”. Per Emilio Fede Facebook va chiuso. Rido per non piangere.

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