- Ok, allora adesso spiega FriendFeed a un profano: a uno che non distingua Facebook da Twitter.
- FriendFeed è il modo più facile per condividere cose e discutere con i tuoi amici. C’è un box in cui si può scrivere un messaggio o inserire un link o una foto. Gli altri possono quindi commentare o apprezzare le cose che hai condiviso. Quasi tutto il resto è secondario.
- Definisci “apprezzare”.
- C’è un comando – “mi piace” – che permette di segnalare se hai apprezzato un intervento. È un’altra forma di condivisione.
- Ok, e qui il profano chiede: “cioè, è come Facebook?”
- Sì, è una domanda che fanno, man mano che Facebook diventa sempre più simile a FriendFeed. Ma questo aiuta anche a rendere più familiari e comprensibili il concetto e l’interfaccia di FriendFeed. La differenza è che FriendFeed è uno strumento più ampio rispetto a un social network. Si relaziona con molti altri sistemi, ha funzioni diverse e può essere usato assieme a servizi come Twitter o Facebook, di cui permette di sintetizzare tutte le comunicazioni in un unico luogo.
- E come vi è venuta l’idea di fare FriendFeed?
- Io nel 2006 sono venuto via da Google: avevo appena avuto un bambino e mi sono preso una vacanza. Quando ha lasciato anche il mio amico Sanjeev Singh (lavoravamo assieme su Gmail) abbiamo cominciato a parlare di fare una cosa assieme. Abbiamo coinvolto anche Bret e Jim (Jim Norris e Bret Taylor, anche loro erano a Google, ndr) e loro stavano lavorando sull’idea che poi sarebbe diventata FriendFeed, e così abbiamo unito le forze.
Cos’è FriendFeed?
Stavolta Bossi ha quasi ragione
Di qui a poco penserete che sono diventato leghista, di destra, xenofobo e razzista. Ma è un rischio che voglio correre. Dopo averci pensato un po’ su, mi sono trovato d’accordo con Bossi: se la Chiesa vuole accogliere le centinaia di migliaia di immigrati che approdano sulle nostre coste, apra i suoi cancelli, faccia costruire un Cpt sul suolo Vaticano, contribuisca in moneta al mantenimento con lo Stato oppure scomodi dal lusso i pingui cardinali e li mandi come volontari in Sicilia. Peraltro, qualcuno dovrebbe anche spiegarmi che tipo di relazione c’è tra la Shoah e l’ultima tragedia in mare, posto che nel primo caso si trattò di deportazione mentre nel secondo una libera scelta di intraprendere la via del mare. Certo, se sei roso dai morsi della fame africana, forse tanto libera non è, ma in ogni caso la Shoah, per quanto mi riguarda, poco c’azzecca. Allo stesso tempo riconosco, pure, che l’immigrazione, o più propriamente i diritti civili, la solidarietà, è il terreno congeniale della Chiesa: richiamare una politica di maggiore rispetto per la vita umana e cosa buona e giusta; e da questo punto di vista doverosa era la denuncia dei cardinali. Tuttavia, non si può ottemperare a un obbligo morale nicchiando su tanti altri: il caso D’Addario resta l’esempio più evidente del voltafaccia della chiesa, come pure quello sull’evasione fiscale, problema annoso ma sempre attuale, su cui la Chiesa non ha mai fatto sentire la propria voce, forse per timore di perdere le donazioni degli italiani o di dover dare di conto al nostro fisco della propria posizione contributiva. Insomma, a me piacerebbe che la Chiesa non si intromettesse mai nelle nostre scelte politiche, giuste o sbagliate che sbagliate che siano. Questo vale per gli immigrati, come per gli omosessuali, per l’aborto e per tante altre questioni.


24 agosto 2009









