Qui, i casi sono due: o Feltri sapeva che stava pubblicando un falso, oppure è stato tratto in inganno. In entrambi i casi il Giornale, dopo la querela di Boffo, sarà condannato e costretto pagare i danni. C’è però una cosa che fa pendere la bilancia più verso la prima ipotesi. Il Giornale ha, per così dire, censurato il documento di cui era in possesso: per esempio nell’articolo contro Dino Boffo, quando si cita letteralmente “noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni”, si è evitato di proseguire, riportando anche “e gode indubbiamente di alte protezioni, correità e coperture in sede ecclesiastica”. Anche se il linguaggio è molto simile a quello giudiziario, in molti pensano che il vero fine fosse quello di attaccare Boffo in quanto aderente alla “corrente” di Ruini. Forse Feltri lo sapeva, o lo aveva immaginato, ed ecco perché, censurando quel passaggio, ha voluto sputtanare Boffo senza inimicarsi Ruini.

31 agosto 2009 








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