Autovelox: un nuovo modello “bastardo” sulle rete stradale italiana?.
Lo sgambetto che si trasforma in inciampo
Qui, i casi sono due: o Feltri sapeva che stava pubblicando un falso, oppure è stato tratto in inganno. In entrambi i casi il Giornale, dopo la querela di Boffo, sarà condannato e costretto pagare i danni. C’è però una cosa che fa pendere la bilancia più verso la prima ipotesi. Il Giornale ha, per così dire, censurato il documento di cui era in possesso: per esempio nell’articolo contro Dino Boffo, quando si cita letteralmente “noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni”, si è evitato di proseguire, riportando anche “e gode indubbiamente di alte protezioni, correità e coperture in sede ecclesiastica”. Anche se il linguaggio è molto simile a quello giudiziario, in molti pensano che il vero fine fosse quello di attaccare Boffo in quanto aderente alla “corrente” di Ruini. Forse Feltri lo sapeva, o lo aveva immaginato, ed ecco perché, censurando quel passaggio, ha voluto sputtanare Boffo senza inimicarsi Ruini.
Colpire Ezio Mauro
Ieri, Luca Telese scriveva:
Ma c’è di più. In questa estate, ben due direttori di area di centrodestra hanno lasciato i loro posti, sia pure in modo diverso, perché non hanno sposato questa linea disperata, il Muoia-Sansone-ma-con-tutti-i filistei, il vendetta-tremenda-vendetta, il big stick, il grande bastone da abbattere sulle teste del “nemico”. Come molti sanno, nelle redazioni di questi giornali e delle testate vicine al centrodestra, circola da mesi un mandato particolare che nessuno, per fortuna, ha ancora voluto (o potuto) portare a termine: quello di colpire Ezio Mauro e la sua attuale compagna. Sarebbe la vendetta finale di Papi, quella che fa il paio con la denuncia presentata dal Cavaliere contro le domande (avete letto bene, “le domande”, del quotidiano di piazza Indipendenza).
E oggi su Libero:



31 agosto 2009










