Il video della morte di Petru, giovane innocente ucciso dalla camorra
E il video scorre, è un pugno nello stomaco guardarlo fino alla fine. Marca il biglietto, la brava gente: si apre lo sportellino e scappa via, terrorizzata. Petru e consorte no, restano lì. Per lui nessun lasciapassare; nè un biglietto di dignità da vivo; nè uno di memoria, da morto.
Trombare
E’ evidente che non sono il solo a detestare quelle cazzo di trombette che i sudafricani fanno suonare per tutti i novanta minuti delle partite durante la Confederations Cup. Quell’inferno dell’udito non smette mai, già perchè non sono a gas, così come siamo abituati a conoscerle noi qui nell’opulento occidente, ma vanno a fiato. E di fiato ne hanno i sudafricani. Io le vieterei, ma credendo all’impossibilità di una moratoria contro le trombette, mi sento di consigliare ai registi di Rai e Sky l’abbassamento degli effetti in presa diretta sul campo. Altri rimedi non ne conosco.
SMS, perché proprio 160 caratteri?
Vi siete mai chiesti da dove deriva il limite di 160 caratteri per un SMS? Perché proprio 160 e non 150, 200 oppure 256? Il Los Angeles Times spiega la curiosa origine di questo limite intervistando uno degli inventori dei messaggini, Friedhelm Hillebrand.
Nel 1985, Hillebrand era presidente del comitato servizi extra-fonia del Groupe Spécial Mobile, il gruppo creato dall’associazione degli operatori di posta e telecomunicazioni europei (CEPT) che all’epoca stava definendo gli standard tecnici della rete cellulare digitale che poi prese appunto il nome di GSM. L’acronimo fu poi riformulato per rappresentare le parole Global System for Mobile communications.
Uno dei compiti di Hillebrand era appunto definire, insieme ai colleghi, le caratteristiche del servizio di brevi messaggi di testo (Short Message System, da cui SMS) previsto dallo standard della nuova generazione di telefonini (che all’epoca erano poco “ini”: erano più che altro radiomobili da installare in auto o valigette da viaggio; i palmari erano più fantasia che realtà).
Fece un primo esperimento alla buona: si mise alla macchina per scrivere e batté frasi e domande a caso su un foglio, contando poi le battute di ciascuna. Erano quasi sempre meno di 160.
Era un dato importante, perché il sistema di messaggistica doveva sfruttare un canale radio secondario della rete cellulare, nel quale di solito non avviene nulla a parte qualche breve scambio di pochi bit per la gestione del traffico telefonico, e lo spazio a disposizione era sì gratuito, ma limitato, per cui la brevità era essenziale. Hillebrand e colleghi riuscirono inizialmente a far stare 128 caratteri nei formati predefiniti di questo spazio, ma 128 sembravano troppo pochi, così optarono per 160 caratteri di sette bit.
L’esperimento informale di Hillebrand fu poi confermato da un’analisi della lunghezza media dei messaggi mandati via Telex e tramite cartoline: si scoprì che nonostante in questi mezzi di comunicazione non vi fossero limitazioni tecniche di lunghezza, gli utenti tendevano comunque a comporre messaggi di meno di 160 caratteri.
Quello che non era previsto era il successo che avrebbero avuto gli SMS, pensati inizialmente come una funzione di nicchia supplementare della rete cellulare, una sorta di cercapersone evoluto per pochi professionisti, tanto che dovevano inizialmente essere gratuiti, visto che erano difficili da comporre sulla tastiera. Poi qualcuno si rese conto che far pagare per un servizio che non costa nulla è un ottimo modo per fare soldi, e il resto è storia.


17 giugno 2009








