Nel vanitoso rifiuto agli aiuti esteri dopo il terremoto e nell’attendismo verso il sequestro di dieci marinai italiani nel golfo di Aden, sta tutta la mollezza dell’Italia. Un paese narciso, che ama millantare una potenza che non ha, mentre francesi e americani prendono di petto la questione e mandano i militari a salvare i proprio ostaggi. Se sono surreali i pirati nei mari d’Africa, lo è anche l’Italia che ogni qual volta si trova dinanzi a situazioni del genere sceglie sempre di pagare. Nella storia d’Italia l’unica linea della fermezza fu quella adottata nel sequestro di Moro ad opera delle Br, per tutti gli altri casi l’unico rigore è stato quello di pagare. Così sequestrare un italiano è diventato un vero affare.
Nonostante tutto è Pasqua
Non è una Pasqua come le altre e non c’è molta voglia di ironizzare. Meglio utilizzare il nuovo reportage girato sui luoghi della tragedia da Ferzan Ozpetek. Le macerie de L’Aquila hanno seppellito anche il sogno della giovane cantante che si vede nel video. Buona Pasqua soprattutto a lei.
Lo scivolone di Gilioli
Parto da una segnalazione di Luca Conti su un sentenza della Cassazione, secondo cui blog e forum non sono da equiparare alla stampa tradizionale, per dirvi cosa penso sullo scivolone che ha coinvolto un valente giornalista e importante blogger come Alessandro Gilioli. In sostanza, il giornalista e blogger de L’Espresso aveva raccolto la confessione di un amico nepalese che affermava di essere stato trattenuto dalla Polaria negli uffici dell’aeroporto di Roma, nonostante avesse tutti i documenti in regola, per essere poi rilasciato dietro il versamento di duecento euro. La vicenda si è rivelata infondata e il povero Gilioli è dovuto ricorrere alla cancellazione del post (anche se io, per esempio, ne ho ancora una copia in google reader…) con conseguenti scuse a lettori e soprattutto ai poliziotti dello scalo romano. Non voglio drammatizzare la cosa, anche perché l’infortunio per il giornalista è sempre dietro l’angolo, tuttavia a mio giudizio è interessante ragionare sulla questione in merito all’uso e all’importanza dei blog nel panorama dell’informazione. Sebbene il blog sia uno strumento più innovativo della stampa tradizione, mai come in questo caso tocca ammettere che non ha la valenza di un giornale. Se Gilioli avesse dovuto scrivere lo stesso articolo per Repubblica o per L’Espresso, il direttore gli avrebbe chiesto delle prove a supporto delle gravissime accuse che stava rivolgendo alla Polizia, al contrario il blogger Gilioli ha potuto scriverle di getto (di impulso, come ammetterà dopo) senza aver sufficientemente indagato sulla vicenda. Da tutto questo l’unica lezione che se ne può trarre è di considerare i blog come uno strumento di comunicazione e non di informazione.
Volesse il cielo
Pare che la combriccola dei teodem si appresti (finalmente) a lasciare il Pd per approdare alla corte di Casini. La brutta notizia è che forse lo faranno dopo le elezioni.


13 aprile 2009










