Archivio | febbraio, 2009

Fabio Caressa in arte Alfonso Signorini

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Vi confesso che su Fabio Caressa, il numero uno dei telecronisti di Sky calcio, nutro gli stessi dubbi di Aldo Grasso. Ho pensato di scrivere questo post durante la partita Chelsea-Juventus, quando a un certo punto, in un momento di gioco concitato, il bravo Fabio s’è messo a parlare di fatti che nulla avevano a che vedere con la partita. Storie di corna nella famiglia del calciatore dei blues Terry Cole, che avrebbe tradito la moglie con la parrucchiera. È chiaro che sia la tv che il calcio sono cambiati e che non è più possibile proporre una telecronaca asciutta in stile Nando Martellini, ma è altrettanto vero che chi racconta una partita di calcio dovrebbe evitare certe deviazioni. Dopo le splendide telecronache durante i mondiali di Germania, Caressa è stato investito da elogi e successo, ora però torni con i piedi per terra. Anzi, sul campo.

E che so’ Pasquale io?

A parte la conduzione padronale, la potenza economica e la compattezza, la principale differenza tra il centrosinistra e il centrodestra sta nella furbizia dei secondi. Ogni volta che il centrosinistra s’è ritrovato al governo si è fatto carico di alleviare le pene del paese, di alleggerire il deficit, spesso aumentando le tasse. Naturalmente gli italiani non l’hanno presa benissimo e di fatti quando si è andati di nuovo al voto hanno severamente bastonato il centrosinistra. Viceversa Berlusconi, a fronte di eguali esigenze economiche, affronta il problema in modo del tutto diverso: taglia i servizi, stringe la cinghia ma non aumenta le tasse. Gli italiani stanno peggio uguale ma cambia la percezione, viene meno la condizione di “tartassati”. Pochi giorni prima di lasciare palazzo chigi il centrosinistra decise di accorpare  il voto delle politiche con quello delle amministrative, di fatto favorendo l’onda berlusconiana anche sui comuni, province e regioni. Io lo avevo previsto, e avevo previsto persino che qualora Berlusconi si fosse trovato nella stessa situazione non avrebbe agito in quel modo. All’epoca il centrodestra chiese il voto congiunto perché si sarebbero risparmiati ben 400 milioni di euro. Oggi, di quei 400 milioni, del possibile risparmio per i contribuenti, il governo se ne frega. A ragione, s’intende eh. Sì perché dal loro giusto punto di vista, accorpare il voto significherebbe favorire il raggiungimento del quorum per il referendum. E loro non sono fessi come il centrosinistra.

Basta twittare con giudizio

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Un tempo la pensavo perfettamente come Roberto Dadda: Twitter mi sembrava uno strumento assolutamente inutile, uno stupido ciarlare intorno a fatti privati che in fin dei conti possono non interessare a nessuno. Poi dopo averne parlato col mio amico Luca mi sono persuaso del fatto che almeno valesse la pena provarlo. Così ho capito che Twitter è un gran bello strumento di comunicazione, non di community e nemmeno di socializzazione, ma un vero e proprio microblog. Tuttavia certi eccessi francamente li considero patologici: l’uso compulsivo delle “twittate” può nascondere una certa predilezione all’egocentrismo laddove nella vita reale la persona ha scarsa rilevanza sociale. Di questo spesso ne ho parlato con Dania ed assieme concordiamo che Twitter e FriendFeed (anche Facebook) per alcuni sono potenti accrescitivi di autostima. A mio parere l’analisi di Roberto Dadda presenta due falle: primo, non è detto che si debba usare Twitter e soprattutto seguire i fatti degli altri; secondo, se qualcuno ne fa un uso eccessivo, compulsivo o sbagliato, non è detto che lo strumento sia di per sé inutile. Una persona può twittare che sta mangiando uno splendido sformato nel ristorante tal del tali ma certo non dovrebbe informare gli amici quando va al bagno. Quando si dice che il social-web provoca dipendenza si racconta una verità inconfutabile: come per una droga, molti utenti si lasciano guidare semplicemente dalla smania di “esserci”, di dire qualcosa giusto per manifestarsi. Mentre invece dovremmo essere noi stessi a determinare quando è giusto “comunicare” e soprattutto comunicare al mondo.

Si può fare, ma anche no

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In principio era il solito Veltroni: mi dimetto, rimetto il mio mandato, prendo tempo, etc. Poi dev’essersi fatto un giro per le strade, uno sguardo ai vari sondaggi lanciati sul web e così ha capito che nessuno lo voleva più. Dimettersi era l’unica cosa da fare, e alla fine così è stato. Veltroni deve aver anche intelligentemente capito che gli amichetti lo imploravano di restare solo per non restare col cerino in mano: serviva un “utile idiota” fino al congresso di ottobre, un segretario a tempo determinato che si accollasse la sconfitta delle elezioni europee e amministrative. Tirarsi fuori subito è stato un gesto dignitoso ma soprattutto furbo. Ora però i tafazzisti del Pd stanno studiando una nuova procedura per farsi ancora più male: il segretario provvisorio fino a ottobre fornirebbe a Berlusconi il prossimo tema della campagna elettorale. Eccoli, dirà, sono talmente poco credibili che nemmeno un segretario sanno scegliere. Fosse per me andrei subito alle primarie, vere primarie e non soliti segretari già decisi nelle segrete stanze. Il tempo c’è, la volontà mi sa di no. Speriamo.

 

Post scriptum: Spero che assieme a Veltroni se ne vadano anche i suoi accoliti, Tonini e Bettini in testa!

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