Archivio | gennaio, 2009

Da viva radio2 a viva sky

fiorello-baldini

Dagospia:

La trattativa è agli sgoccioli: per chiuderla definitivamente occorrono altre 7 giorni. Ma tutto lascia prevedere che il colpaccio è pronto per esplodere: Fiorello, il più grande showman italico, passerà sotto le insegne di Sky Italia. E non si tratta mica di un impegno di ospitate, spot vari o di qualche manciata di puntate ballerine. No, si tratta di un contratto “strutturato e continuativo”. Con un principio di fondo: “duraturo negli anni”. Insomma: Rosario Fiorello diventerà il volto di Sky. Fiorello in the Sky with diamonds segna così un cambiamento netto di rotta della pay-tv diretta da Tom Mockridge: non essere solo la televisione di chi spasima per i pallonari e i film ma diventare una emittente nuovo modello che sa mixare tivù generalista e pay. Una tivù completa con un appeal di massa. E pochi hanno notato che il nuovo tele-modello è già sulla rampa di lancio: da giorni vanno in onda spot dove Lorella Cuccarini lancia un programma dedicato al ballo. E altri grossi personaggi cari al tubo catodico generalista stanno per salire sul carro di Sky. 

Tutto ha un prezzo

kaka

È un po’ come dire: mi vendi tua moglie? E tutti a dire: fossi matto, per nulla al mondo la venderei. E allora tu ribatti che è solo questione di prezzo, perché tutto si può comprare, anche le persone, i sentimenti, la storia e finanche il futuro. Poi ti senti dire che è facile fare offerte di soldi a chi non è ricco, che se uno fosse ricco non rinuncerebbe mai a una cosa sua. Ma anche i ricchi, anche il più ricco deve inchinarsi di fronte a chi è ancor più ricco. Berlusconi può respingere gli assalti degli spagnoli ma nulla può contro i petrol-dollari degli sceicchi. Se Kakà era incedibile di fronte alle enormi offerte del Real Madrid, ora diventa oggetto di riflessione dopo che il Manchester City – recentemente rilevato dagli sceicchi arabi – hanno offerto una cosa come 150 milioni di euro. Da “incedibile” a “spero che resti con noi”: il Berlusconi pensiero. È molto probabile che l’affare sia stato già concluso e che il cavaliere abbia voluto “abituare all’idea” i tifosi. Ma anche se la trattativa alla fine non andasse in porto, di sicuro sempre  solo questione di soldi sarebbe. Se non agli arabi magari a qualche altro miliardario del mondo toccherà cedere.

Giggino Cesaro c’è

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Il pluri-onorevole – già diverse legislature alla camera dei deputati, già parlamentare europeo e consigliere provinciale – per tutti è semplicemente Giggino. Luigi Cesaro non è di quei politici che si fanno eleggere e poi spariscono, lui fa del territorio la sua forza. Non a caso ha sempre preso caterve di voti, anche quando in Campania il centrosinistra era padrone. La sua segreteria è aperta persino nei giorni festivi, per tutti Cesaro è sempre pronto a farsi in quattro. È un amico più che un politico altezzoso. Molti, che valgono cento volte meno di lui, una volta eletti ti guardano con superiorità. Nel mio collegio una certa Argia Albanese, in quota dell’allora Partito Popolare, vinse al fotofinish con Cesaro e poi si dileguò, nessuno ebbe più notizie di lei. Al termine del mandato gran parte di quelli che l’avevano votata, scelsero di dare la preferenza a Giggino Cesaro, che sebbene di Forza Italia il “paese” non se lo scorda. Io fui tra quelli, votai per Cesaro e a molti anni di distanza non sono per nulla scontento di quella scelta. Ora che Cesaro sembrerebbe essere il candidato per il centrodestra alla Provincia di Napoli, è molto probabile che lo voterò di nuovo. Non solo per il rapporto che posso dire di amicizia, ma oltretutto per le incapacità e i fallimenti del centrosinistra. Un vero ricambio della classe dirigente campana si avrà soltanto con la sconfitta alle prossime elezioni, tenuto conto che i politici a queste latitudini sono ancora più incollati alla poltrona più di quanto lo siano quelli in tutta Italia. Il centrodestra si presenta alla tornata elettorale di giugno avendo praticamente già vinto. L’Udc di De Mita sta cannibalizzando il Pd in Campania e alla fine si schiererà con il centrodestra. 

Un teorema da dimostrare prima delle calende greche

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Il processo dei processi – così hanno ribattezzato il processo che si terrà tra pochi giorni a Napoli, che vede imputato big Luciano Moggi, ritenuto dai giudici partenopei il vero capo della “cupola del calcio” – è destinato a durare anni e anni. Ai lunghissimi tempi della giustizia italiana vanno aggiunti i circa cinquecento testimoni (oltre agli oltre cento dell’accusa) che Moggi ha chiamato a deporre in suo favore. Nell’udienza di Napoli, i magistrati dovranno dimostrare che al di là delle telefonate, dei rapporti amicali e delle cene, gli arbitri “designati” dallo stesso Moggi hanno operato per favorire la Juventus. Se per la giustizia sportiva basta la semplice telefonata con l’arbitro, per quella penale è indispensabile provare che dietro alle decisioni del direttore di gara ci fosse realmente dolo. Cioè, come dire, che dietro ogni ammonizione non ci fosse un fallo di gioco ma un progetto preordinato e precostituito per sfavorire le avversarie della Juventus. È per questo che tutti i massimi commentatori hanno già espresso il loro pessimismo su una condanna di Moggi, tenuto pure conto che nell’altro processo, quello che coinvolgeva la Gea World, big Luciano e figlio sono stati prosciolti dall’accusa di associazione a delinquere. Dunque lunghissima sarà l’attesa per conoscere l’esito di questo processo, sul quale, tuttavia, già sembra scritta la (l’as)soluzione.

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