E ora Berlusconi è in un cul de sac
Fino a stamattina ho continuato a credere che Berlusconi, di fronte alla crescente mobilitazione, ritirasse o quanto meno edulcorasse la riforma sulla scuola. Fidavo sulla precedente contrapposizione nella quale Berlusconi arretrò dopo nemmeno 24 ore sotto la minaccia dello sciopero generale dei sindacati. Stavolta, invece, il tatticismo ha prevalso sul populismo. Berlusconi deve aver pensato che tirare indietro la gamba avrebbe comportato danni maggiori al Governo, avrebbe dato l’immagine di lui come un debole. Ma lo stesso Berlusconi, ora, è ben consapevole di essersi infilato in un cul de sac. La protesta non si fermerà nemmeno dopo l’approvazione di stamattina del decreto Gelmini, anzi, dopo gli scontri di poco fa in piazza Navona e dopo un comportamento non proprio corretto della Polizia, il clima di ostilità aumenterà di ora in ora. Una situazione senza apparente via d’uscita, se non quella della sconfitta di una delle due parti. Chi mollerà per primo, Berlusconi o i manifestanti? Altre epoche ed analoghe proteste, insegnano che ad aver la peggio sono quasi sempre i governanti, che alla fine periscono schiacciati tra il riformismo e l’elettoralismo. Il più convinto degli statisti non è così tafazzi da auto-decretare la propria sconfitta nelle future elezioni. Non Berlusconi, almeno. Di questo ne sono certo.















Cossiga docet.
ma la storia insegna