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Gli origami dialettici di Veltroni

“Non vecchie narrazioni e residui del passato, insomma. Noi siamo l’opposizione dell’innovazione e della democrazia che decide. Abbiamo la preoccupazione per la complessità dei problemi presenti e sentiamo la responsabilità di cercare risposte nuove per difendere e rafforzare la nostra democrazia, per rendere il nostro Paese più moderno”.

Voi adesso ditemi se una roba del genere, incomprensibile, retorica e inutilmente barocca, può essere compresa dalla gente. Fatemi capire se è con questa lettera, o meglio con questo stile, che Veltroni vorrebbe agitare le masse contro Berlusconi. La verità è che questa lettera ha lo stesso spessore della politica veltroniana, una cosa che la gente reputa scollegata dalla realtà. Veltroni non è un populista e si vede. Almeno prendesse lezioni da Di Pietro, ne guadagnerebbe di sicuro.

  1. 1 Ottobre 2008 alle 20:08 | #1

    Antò,
    sfondi un portone spalancato.
    L’ho scritto qui
    http://www.micheleperone.it/?p=230
    e lo sappiamo tutti, ma l’idea che siano convincenti prima e vincenti dopo il linguaggio e i modi Antonio Masaniello questo no!
    C’è un modo ragionato e pacato di porre le questioni che è quello delle seconde, terze e quarte linee che deve essere rivalutato ed ascoltato.
    Ho pubblicato questo post
    http://www.micheleperone.it/?p=326
    con l’intento di sottolineare e valorizzare i ragionamenti che pure si sentono in giro e non vanno, forse perché non piacciono alla gente, in prima pagina e nei titoli di testa dei telegiornali. Non si può pensare di trattare cose difficili con slogan e titoli di giornali. Questo lasciamolo fare a Tremonti che da grande ha un posto assicurato di titolista de “Il Giornale”.
    Stammi bene.

  2. 2 Ottobre 2008 alle 12:53 | #2

    Perdonami Antonio ma la tua deduzione mi sembra alquanto ingenerosa e forviante.
    Forse lo farà anche per denaro: non fatico a crederlo anche se non ci vedo molte accezioni negative in ciò.
    Detto ciò la “notizia”, perdonami, e tutt’altra: un’Arma dello Stato che censura in maniera illiberale una sua affiliata per motivi che non possono non essere politico-ideologici.
    Perchè se la Granbassi fosse andata a co-condurre “8 e mezzo”, magari ai tempi di Ferrara, sono certo che l’Arma non avrebbe battuto ciglio. Sta qui la notizia, sta qui lo scandalo. Altro che soldi…

    Un saluto,

    E.

  3. 4 Ottobre 2008 alle 12:28 | #3

    D’accordissimo.

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