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Pizzetti e il grido d’allarme sui social network

Il momento di massima visibilità per le mille e più authority dello stivale è la relazione annuale. Solitamente si tratta di un resoconto piuttosto banale e fumoso, che quasi sempre si traduce in una passerella senza senso. Nella relazione sullo stato delle Tlc, Calabrò ha finito per parlare di politica e Rai, quando semmai il problema annoso da affrontare è quello del monopolio di pubblicità che detengono le aziende di Berlusconi. E pure oggi, il garante per la riservatezza, Pizzetti, è andato ampiamente fuori tema spargendo l’allarme privacy derivante dalla forte ascesa dei social network.

«Assistiamo – avverte il Garante – con vigile attenzione al diffondersi di Youtube e dei nuovi Social Networks, quali, tra i tanti, Myspace, Facebook, Asmallworld, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete».
E questa diffusione e scambio di dati «può determinare in futuro, specie nel momento dell`accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza». Di fronte a queste nuove sfide e criticità il garante sottolinea la necessità di indicazioni chiare: «Sentiamo il dovere di dare al più presto su tutte queste novità indicazioni chiare, anche per consentirne agli utenti un uso più attento e informato».

La questione sollevata da Pizzetti ha un qualche fondamento di verità, però bisognerebbe capire quali siano queste “indicazioni chiare” da adottare. Non è certo spargendo inutili allarmismi o affrontando l’argomento in modo schiumoso che si arriverà a una vera e propria normativa in questo campo. In internet, si sa, è pressoché impossibile evitare che le informazioni personali circolino, magari uscendo dai servizi che l’utente ha volontariamente sottoscritto per essere usate con secondi fini. I consigli di Zetavu, da questo punto di vista, mi sembrano molto condivisibili.


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