The (v)day after

vday-bologna2.jpg

Non si può non ammettere che la manifestazione lanciata da Beppe Grillo, provocatoriamente denominata “Vaffanculo day”, abbia riscosso un indubbio successo. I timori sul facile populismo demagogico che avevo espresso sono stati confermati dal comizio che il comico genovese ha tenuto a Bologna. Non mi è piaciuta la facile retorica sulla morte di Pavarotti, che qualche mese addietro Grillo definiva un evasore fiscale. Non mi è piaciuto il tono usato nei confronti di Biagi, di Veltroni (che soltanto ieri l’altro lo si annoverava tra i sostenitori del v-day), e l’allarmismo sulle possibili malattie tumorali provocate dagli inceneritori. Ma in definitiva Grillo ha rispettato il suo personaggio, col tutto il corredo di termini e battute che sono il suo vero marchio di fabbrica. 50 mila persone a Bologna e 300 mila firme sono un tesoro di valore inestimabile, considerato che Grillo è un comico senza tv e giornali, ma solo con un blog. Peccato sprecarle per presentare al Parlamento una legge popolare che nei fatti diventerà carta straccia. Per votarsi contro i Deputati dovrebbero soltanto essere colti da improvvisa sindrome di tafazzi. E non mi pare sia una cosa possibile, conoscendo la classe politica italiana… A questo proposito, segnalo l’articolo dell’autorevole Michele Serra, e quello meno autorevole – ma non per questo meno interessante – dell’amica Eli.

  1. 9 Settembre 2007 alle 12:25 | #1

    Non amo Beppe Grillo, ma sono d’accordo con Michele Serra. L’iniziativa di ieri ha portato alla ribalta una realtà con la quale, prima o poi, si dovrà fare i conti: il potere della Rete. Certo, Grillo è Grillo, demagogo professionista da anni. Però il fatto che sia fuori dall’onnipotente (ma fino a quando?) televisione e riesca ad armare un simile casino la dice lunga sul popolo dei blog. Avevo tentato, tempo fa (http://lauraetlory.splinder.com/post/12981345/Si+cambiano+le+cose+con ) , di lanciare una riflessione su quanto i blog possano o non possano fare per dare voce al diffuso malcontento nei confronti dei politici di professione. Il mio tentativo, che seguiva quello di Luca Di Biase (http://blog.debiase.com) non ha avuto seguito, il dibattito non si è acceso. Ma io non sono Grillo (né vorrei esserlo) e mi permetto di continuare a pensare che, sotto sotto, un po’ di potere lo abbiamo e che, forse, la strada da imboccare è proprio questa.
    Laura

  2. 9 Settembre 2007 alle 13:09 | #2

    che il blog abbia il potere di influenzare l’opinione pubblica è tutto da dimostrare anche perché quello di Grillo non è un blog vero e proprio …nel tempo ha avuto una mutazione genetica.

    Più che altro ampia la diffusione delle idee e su questa linea occorre proseguire

  3. 9 Settembre 2007 alle 13:41 | #3

    e come? facendo un partito? le regole si cambiano solo dall’interno.

  4. 9 Settembre 2007 alle 13:59 | #4

    e perché fare un partito o entrare in un partito…
    della politica attiva ne ho le scatole piene
    preferisco diffondere le mie idee, una volta ad Hyde Park uno saliva su una cassetta di frutta ed urlava le sue idee …
    oggi uno si fa un blog …
    forse abbaia alla luna
    ma almeno ha l’illusione che qualcuno ascolti e si diverte ad urlare
    almeno non c’è il silenzio

  5. 9 Settembre 2007 alle 15:46 | #5

    tu dici? mah.. ho più di qualche dubbio. nonostante l’ondata di antipolitica, che in questo periodo arde più degli incendi d’agosto, la gente continua ad andare a votare massicciamente.

  6. 9 Settembre 2007 alle 18:59 | #6

    Ognuno fa la sua parte, Grillo , chi ha un blog, chi protesta… tutti uniti dalla considerazione che troppa parte della politica italiana è diventata un intralcio che semplicemente ci impedisce di vivere meglio e fa vivere molto bene una classe dirigente in larghissima parte squalificata. Prova a fare una considerazione del genere dall’interno dei partiti, Antonio… poi mi dici. E immagina che democrazia sarebbe se passasse la linea che criticare è poco costruttivo, come ogni tanto si prova a dire.

  7. 9 Settembre 2007 alle 20:44 | #7

    antò non dico che non si deve votare ma dico che nei partiti …si è lontano dalla realtà …
    ora ne fanno di virtuali vedi la MVB la rossa in autoreggente

  8. db
    9 Settembre 2007 alle 22:55 | #8

    Antonio, hai sottolineato una cosa fondamentale:
    50 mila persone a Bologna e 300 mila firme sono un tesoro di valore inestimabile, considerato che Grillo è un comico senza tv e giornali, ma solo con un blog.
    Possiamo dire quello che vogliamo su Grillo, cosa esprime e come lo fa. Ma il successo di una manifestazione popolare di protesta politica – organizzata senza alcun appoggio dai media, che parlandone a posteriori hanno cercato di minimizzarne le proporzioni – la dice lunga, a mio avviso, sulla strada che la comunicazione politica e sociale ha imboccato.
    E questo significa che ci saranno altri V-day, anche se avranno un altro nome, un altro patron, e altre idee di fondo.

  9. 10 Settembre 2007 alle 01:36 | #9

    ok
    condivido buona parte di tutti i commenti
    ma mi chiedo
    e dopo?

    dopo la protesta
    la proposta di legge popolare
    (che non mi trova daccordo su 2 dei 3 punti)

    dopo
    cosa succede?
    ne facciamo molte altre?

    ok
    e dopo queste altre?

    non è tanto grillo che non capisco
    ma chi pensa che questo paese possa cambiare senza che gli italiani si rendano conto che molti dei mali che contestano non vivono solo nei privilegiati ma anche nella massa
    anzi forse quella casta così criticata e uno specchio di questo paese

  10. 10 Settembre 2007 alle 02:00 | #10

    Purtroppo lo stato delle cose ci porta a diventare rozzi e a tagliare i problemi con l’accetta. E’ un fatto che c’è qualcosa di guasto nel sistema di governo di questo paese, e non c’è nemmeno bisogno di argomentare. Dice Laura che la nostra classe politica è il nostro stesso specchio. Sarà senz’altro così, ma ho qualche difficoltà a specchiarmi in un gruppo di privilegiati, io che vivo del mio stipendio, con due figli e un affitto. Il punto è che siamo in impasse, perché di autoriforma della politica non se ne parla, anzi… si è riusciti ad estendere tanto la rete dei privilegi che anche molti tra gli esclusi possono pensare di avere una briciola di privilegio. O come vi spiegate il proliferare incredibile di liste e candidati dalle elezioni di circoscrizione in su? Il sistema è bloccato, ricette non ce ne sono, ma non credo che si possa guardare con sufficienza alle proteste, di Grillo o di altri. Saranno pure rozze e velleitarie, ma sta di fatto che tutti noi siamo concretamente danneggiati da questa classe politica. Una classe che rispecchia i ilimiti del paese, ma ne blocca anche le potenzialità di sviluppo per incompetenza o per tutelare in via prioritaria i propri privilegi. Esempi? A centinaia, ma io penso sempre alla gestione quasi criminale, anzi senza quasi, della questione dei rifiuti in Campania. E dopo la protesta? Si continua… O qualcuno vuol dire che sarebbe meglio non protestare nemmeno?

  11. 10 Settembre 2007 alle 02:35 | #11

    oddio
    sarebbe meglio arrivare a qualche risultato concreto

    cmq grillo fa molto di più, almeno secondo me, che dare risposte rozze
    dà proprio risposte sbagliate

    il limite di due legislature, per esempio, potrebbe creare dei danni gravissimi
    togliendo al parlamento l’esperienza e le capacità di diverse persone
    non è solo questione di tecnica

    per effettuare il rinnovamento basta avere dei partiti poltici un po’ più dinamici (più grandi e soprattutto non 22) e magari votare qualche giovanotto (nei comuni si può fare, ci osno le preferenze… ma non mi sembra che la gggente proprio si entusiasmi per votare qualche volto nuovo)

  12. 10 Settembre 2007 alle 11:01 | #12

    a proposito dell’importanza dei blog leggete zetavu
    http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2007/09/09/la-lingua-che-grillo-sa-parlare/

  13. 10 Settembre 2007 alle 13:00 | #13

    La politica si fa “dentro” i partiti che, è bene ricordarlo, sono contenuti nella nostra carta costituzionale. Tutto il resto serve a fare un po’ di “caciara” ma per tradursi in realtà dovrà necessariamente passare attraverso i partiti… e aggiungo… meno male!!! I partiti sono sono gli unici soggetti che si presentano alle elezioni per avere il consenso dei cittadini. Chi vuol fare politica si accomodi! Entri “dentro” per cercare di cambiarla. Io ho fatto così. Non a caso Beppe Grillo si guarda bene dal presentarsi alle elezioni perchè sa bene che raccoglierebbe l’1 – 2% …
    Paolo

  14. 10 Settembre 2007 alle 14:15 | #14

    mi rendo conto che la platea della scorsa giornata era molto variegata
    (conosco anche diversi diessini militanti e costruttori del pd che anno partecipato, magari proprio con le vesti di amministratori-consiglieri etc)
    e questa varietà è da un lato una forza e dall’altra una difficoltà

    mi chiedo, per esempio, perchè,quelli che scrivono i commenti sui blog
    sono spesso così aggressivi e per niente democratici
    se ti dimostri critico… improvvisamente diventi un nemico da abbattere
    non un interlocutore…

  15. 10 Settembre 2007 alle 14:21 | #15

    oddio “anno”….
    sigh sigh

    ma come scrivo???

  16. 10 Settembre 2007 alle 16:08 | #16

    il commento di travaglio
    http://www.articolo21.info/editoriale.php?id=2691

  17. 10 Settembre 2007 alle 16:57 | #17

    ok
    è vero la stampa di regime

    però poi lui pubblica il suo comemnto sul quotidiano di proprietà diessina…
    solo per precisare

  18. 11 Settembre 2007 alle 13:06 | #18

    Io credo che al di là dell’importanza “mediatica” e della partecipazione da V day come evento non possiamo non tenere conto dei contenuti di tutta la faccenda. Sono state fatte tante battaglie, si è scesi in piazza molte volte con numeri di successo (la manifestazione pacifista di respiro mondiale di qualche anno fa è stata una mobilitazione non da poco) ma il mondo politico non ne ha tenuto conto. Adesso c’è una proposta di legge ben chiara, con tre punti precisi che 300.000 persone hanno dichiarato di condividere. Questa è partecipazione politica. E’ una richiesta vera e propria, dal basso, dal di fuori dei tecnicismi e dei particolarismi dei partiti. E’ una presa di posizione nitida, non è nè demagogia nè populismo, non sono solo slogan ripetuti senza cognizione di causa. (è chiaro che il titolo dell’”evento” è stata una provocazione!). Adesso vediamo come andrà a finire. Ma la protesta non è fine a se stessa, in questo caso in particolare la piazza ha chiesto una legge. Ed è un dovere di chi sta al potere prenderne atto e agire di conseguenza. Se il tutto finirà in carta straccia, sarà perchè la classe politica avrà voluto deliberatamente ignorare la volontà della gente, allora dovremo prenderne atto, di nuovo.

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