La replica di Mila Spicola


Poco fa ho ricevuto niente meno che la replica di Mila Spicola al post e ai commenti presenti su questo blog.

Nuovo commento all’articolo #509 “Una sconosciuta in cerca di notorietà”
Autore: mila spicola
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posso avere un diritto di replica?
primo. sulla ricerca di notorietà.
Secondo voi potevo avere la benchè minima idea che la mia lettera fosse pubblicata in prima pagina?
secondo. mi cito dalla mia lettera.
“la parola “maschio” andrebbe sostituita con quella di “persona”"
ovvero, facciamo qualche passo avanti e smettiamola di dividere l’umanità in maschi/femmine, bassi/alti, belli/brutti e dare a questi aggettivi un valore morale che non hanno. cominciamo a distinguere le persone per carattere, l’intelligenza, anima. Chè “l’essenziale è invisibile agli occhi”.
mi cito ancora.
“La complessità, signori miei è sempre più bandita, è sempre più difficile da accettare, da comunicare, da…VENDERE. “
ecco. questo è il mio pensiero.
banalizzare la realtà e la personalità umana fa il gioco di chi vuole la realtà e le persone banali quando banali non sono e non saranno mai.
quanto alla mia notorietà.
ho rifiutato tutti dico tutti i servizi fotografici che mi hanno offerto. ho detto no a trasmissioni televisive e radiofoniche tranne 4 testate giornalistiche come repubblica, tg1 e radio 24 del sole 24 ore e 8emezzo.
quanti di voi lo avrebbero fatto? quanti?
mi sono ritrovata in questa situazione senza averlo previsto o pianificato.
ma, quando ho letto le parole di emma bonino nell’articolo di michaels “poichè non alziamo la voce e siamo meno determinate, non abbiamo avuto riforme strutturali in aree importanti come scuole e servizi”, mi sono sentita chiamata in causa. Ho voluto provocare perchè la provocazione diventa veicolo per attirare l’attenzione su un concetto. Ma l’importante è il concetto. Sono felice che se ne stia parlando e se ne stia discutendo, ma io adesso mi defilo dalla ricerca della “notorietà”, come l’avete definita voi, attribuendomi magari un vostro intimo desiderio, ritorno alla mia vita, ai miei cantieri e alle mie aule. Insegno in un liceo e so bene che la vera guerra è là. Svegliare cervelli assopiti, istigare dubbi, fornire perplessità, provocare, distruggere la semplificazione a favore della complessità della vita, è dura, durissima, marcio contro tutto, ma appena un cervello si sveglia e comincia a dubitare è un miracolo.

un cordiale saluto a tutti voi e grazie per l’attenzione, ma state zitti per qualche minuto a pensarci su, a riflettere, a interrogarvi.
perchè io non mi ci raccapezzo ad osservare quello che succede intorno a me, non mi capacito che si possa ancora nel 2007 non dare per scontate cose che virginia wollf dava per conquistate negli anni ’20.
davvero non mi capacito.

28 Risposte to “La replica di Mila Spicola”

  1. mi scusi, piccolo appunto.

    “Mail (will not be published) ”

    questa frase non vuol dire che il mio indirizzo mail non doveva comparire?
    capisco che il mio maledetto sito sia on line, ma , se quella frase non ha valore, (visto che leggo il mio indirizzo mail bene in vista), la cancelli no?

    ancora un saluto.

  2. l’avevo pubblicata perchè è l’indirizzo presente sul sito. cmq ho rimosso.

  3. grazie mille.
    preciso un’altra cosa.
    io sono una di voi. non contro di voi.
    come voi piantata 13 ore davanti al pc.
    come voi con delle idee in testa.
    dei dubbi.
    come voi mi capita di postare nei blog.
    ben venga la possibilità di dirle al maggior numero di persone le cose che abbiamo in testa no?
    la furbizia non mi appartiene, la rabbia si, come a voi.
    l’unico appunto: cerchiamo sempre di scendere in profondità, sempre. di informarci, prepararci, studiare, conoscere, riflettere, dubitare, cercare elementi, collegarli, metterli in dubbio.
    come diceva gandhi, l’uomo più sa più è libero, perchè cambia se stesso.
    e quindi studiamo il più possibile, nel silenzio delle nostre case e non nel chiacchiericcio piacevole e pieno di lusinghe del web. torniamo al silenzio e ai libri, almeno un pò di ore al giorno.

    ancora grazie,
    ritorno alla mia vita.

  4. penso di poterti ringraziare anche a nome di tutti i frequentatori di questo blog per essere intervenuta personalmente in un dibattito dove forse c’è stata qualche ironia di troppo. comprendo il tuo punto di vista, ma continuo a ritenere che nella tua vicenda, come in altre, ci sia un “concorso di colpa”. credo anche che la tua lettera non abbia risvegliato anime assopite ma accresciuto ancor più la curiosità o l’interesse per il tuo aspetto fisico.

  5. credo anche che la tua lettera non abbia risvegliato anime assopite ma accresciuto ancor più la curiosità o l’interesse per il tuo aspetto fisico.
    ====================
    A me no.

  6. C’è un po’ di confusione. Non si capisce bene chi sia realmente in cerca di notorietà tirando in ballo persino i fondoschiena della gente.

  7. Anzi, no, una curiosità ce l’ho: che cosa ci va a fare l’architetto in cantiere con i tacchi a spillo?
    Io lavoro nella scuola, e molte mie colleghe – giovani e belle almeno quanto Lei signora Spicola – ripudiano letteralmente i tacchi a spillo perchè, semplicemente, li trovano inadeguati al contesto lavorativo.
    Questa non è una notazione MORALE, s’intende, ma di buon gusto.

  8. francamente non mi va di ricominciare il tormentone …
    Mila ha chiarito e le sue precisazioni mi bastano ed avanzano e le do per vere, come è giusto che sia.
    Poi in cantiere e a scuola vada vestita come più le aggrada anche perché se si spacco un tacco a spillo o inciampi in una fila di mattono sono affari suoi.

    Mettersi oggi a fare questioni di buon gusto mi sembra del tutto fuori tempo e fuori luogo…
    se no si torna ai grembiuli neri.

    Poi la curiosità credo sia legittima.
    E’ il sentimento che muove la civiltà umana senza curiosità gli ominidi sarebbero rimasti nelle caverne.

    Dopo questa sua l’architetto mi è più simpatica ..

  9. rispondo solo a san petronio e non so a chi altro su questa vicenda dei tacchi a spillo.
    mi viene da sorridere, perchè invece di soffermarsi sul problema serissimo sollevato nella mia lettera, cioè quello dei rapporti complessi e difficili tra uomo e donna, come anche quello di imparare a separare aspetto fisico/estetico dalla valutazione morale della persona (ripeto, nudi, vestiti, belli, brutti, ma chi se ne frega? a me interessa altro, mi interessa onesto/disonesto, in gamba/deficiente, superficiale/profondo) , la maggior parte della gente, e anche molti di voi mi pare, indistintamente uomini o donne, vi siate soffermati sull’ “affare dei tacchi a spillo” .
    mi ricito ancora una volta…
    “se io vado in cantiere con in tacchi a spillo…” “SE”.
    ragazzi, chiamasi PARADOSSO, PROVOCAZIONE.
    mai andata in cantiere con in tacchi a spillo. detesto i tacchi a spillo. ma non giudico una donna dalle sue scarpe. come avete fatto anche voi in tanti.

    cioè: siete caduti anche voi nella provocazione.

    il problema è un altro: intorno a noi tutto è mercato, tutto è profitto. ormai non ce ne rendiamo neanche conto. il mercato approfitta di un evidente vuoto morale e si ci butta dentro come può. Sta a noi, singolarmente, come individui singoli, cominciare a dire basta a certi atteggiamenti. cominciare ad interrogarci sul serio.

    soffermarsi troppo sull’aspetto esterno di una persona è il primo passo per la sua delegittimazione. è di oggi lo “scandalo” della scollatura di hillary clinton.
    ma chi cavolo se ne frega della scollatura? chi cavolo se ne frega? E’ brava? Si. E’ in gamba? si. Lo è molto più di molti suoi colleghi uomini? Si. E allora…andasse in giro come vuole. E invece no, la scollatura. Non si possono attaccare ad altro e si attaccano a quello. vedrete.
    Anche con i tacchi, anche scalza, anche con i capelli violetti, ma chi se ne frega? Che sia onesta e capace, quello sì che è l’essenziale.

    per quanto riguarda il complimento fisico, ovviamente fa piacere. ma una persona non si risolve in quello. Non parlo singolarmente, ma la maggior parte degli uomini , ed è un dato di fatto, spesso si fermano a quello.
    chi tra le donne si sarebbe permessa di dire di un collega giornalista uomo “è un bel gnocco senza cervello?”, così come hanno fatto da Santoro?
    e parliamo di gente si presume di un livello culturale medio alto.
    purtroppo la verità è una: l’italia è un paese maschilista e non si ha neanche l’umiltà di ammetterlo. secondo: molte donne sono più maschiliste degli uomini.
    terzo: solo andando all’estero ci si rende conto di quanto siamo rimasti indietro.
    è il paese dove si ha il primato mondiale, ripeto mondiale di consumo di pornografia, dove 4 donne su dieci hanno subito molestie sessuali, tradotto vuol dire il 40% di donne e quindi , di conseguenza, il 40% di uomini si è macchiato di reati di molestia. il 40%.
    ma non vi viene da urlare?
    dove ai colloqui si viene scartate se si ha intenzione di sposarsi o di avere dei figli, dove un professionista è prima un uomo o una donna e poi un professionista, dove non ci sono asili, dove solo il 2 per cento dei parlamentari è di sesso femminile (che leggi volete che si varino di conseguenza?).

    io sono furiosa ed è stato una bella botta costatare che chi ha letto la mia lettera si sia solo attaccata ai tacchi a spillo. se è quello che vi colpisce..fate pure.

    guardate la sostanza delle cose. la sostanza.

    e adesso davvero vi saluto e vi ringrazio di avermi dato modo di parlare ancora.

  10. beh Mila
    stavolta l’hai cantata chiara …
    chiara, alta e forte!

  11. Antonio, anche tu quando vuoi sai suscitare bei casini…
    Avevo letto con piacere e un pizzico di rabbia la bella lettera di Mila su Repubblica. Mi ci sono riconosciuta perché è vero, non c’è niente da fare, in Italia l’aspetto, per una donna, è fondamentale. E sebbene a me personalmente le donne che usano la propria bellezza e l’arma della seduzione per fare strada, mi facciano vergognare di appartenere al loro stesso genere, eppure devo ammettere che… fanno bene, ragazzi! Si, fanno proprio bene. Perché danno a chi ha in mano il potere esattamente quello che vuole. Guardate le parlamentari di Forza Italia, riportate alla memoria le dichiarazioni in base alle quali le donne di F.I. sono tutte belle e dotate di tacco a spillo perché bello è vincente. E non voglio gettare la croce addosso al povero Berlusca. Lui è solo la cima, calva, dell’iceberg del “gallismo” italico elevato all’ennesima potenza. La provocazione di Mila Spicola ha punto sul vivo parecchi maschietti e, come sempre accade quando si sbatte in pagina la dura verità, c’è stata una generale levata di scudi. Tacchi a spillo in cantiere?! Ma dai! Era chiaro che si trattava di una provocazione. E poi dire che aveva voglia di notorietà. Ha scritto una lettera, ha denunciato una realtà: un bel culo conta, altroché se conta. E se una donna con due lauree dichiara di averlo, un bel culo, subito tutti pronti ad additarla perché cerca notorietà o magari il calendario… Ragazzi (nel senso di uomini) guardate che le donne, quasi tutte le donne, farebbero la loro porca figura ritratte da Escalar, piuttosto che da qualche altro artista del calendario “artistico”. E magari si divertirebbero pure, a posare da gnocche. Ma la realtà è un’altra. Le donne sono persone e finché questo paese non elabora questo semplice concetto… altro che tradizione siculo-pakistana o cristiano-islamica. Siamo tutti (anche voi uomini) nella m…da.
    Laura

  12. …non so mica che pesci prendere, nè se prenderli, Antonio.
    Finche la lettera è rimasta su Repubblica, ne ho compreso bene il senso. Perchè tutte le donne vivono, in fondo, queste stesse vicende, laureate e “masterizzate” o meno.
    Da me, ad esempio, accade una cosa banale quanto irritante: quando si inaugura l’anno giudiziario, vengono “scelte” le funzionarie e impiegate più carine per fare da hostess (capace che si fa vedere il ministro della giustizia, il capo dello stato, vescovi, ufficiali della guardia di Finanza e dei carabinieri, roba così). In realtà il compito organizzativo (trovare a tutti una sedia) non c’entra nulla con la taglia del vestito, e potrebbero farlo anche i maschi. E invece no: niente maschi, niente donne over o under size.

  13. Sorry, ho inviato, ma non avevo finito. Dicevo che all’inizio il senso mi era ben chiaro e concordavo (nel merito senz’altro).
    Mò non vorrei che si creasse un altro “personaggioallabeppegrillo”…

  14. E’ vero, la discussione è stata infinita, ma non finisce mica qua. Io credo che il problema sollevato anche da Spicola sia più che reale, e lo sappiamo fin troppo bene soprattutto noi donne. Nella sua provocazione mi ha infastidito un senso di vittimismo, o almeno così mi è sembrato, non appropriato. E qualcosa deve essere andato storto, se alla fine ci siamo messi a parlare di tacchi a spillo e altre amenità. Ma è anche vero che questa provocazione ha fatto venir fuori un’abitudine mai abbandonata a rivolgersi alle donne con linguaggio aggressivo, quasi intimidatorio. E’ solo una parte dei problemi che viviamo e che Mila Spicola ha elencato nella sua lettera a questo blog. E sono quelli i veri problemi. Rischi di creare personaggi? Ci sono sempre, inevitabile. Sta a noi non perdere d’occhio la realtà.

  15. sinceramente questo dibattito iniziato dalla lettera della Spicola mi sembra volto a minimizzare la questione. Zucconi dal sito giornalistico italiano più cliccato semplifica le cose facendone tutta una questione di glutei e senza approfondire minimamente il problema. Si sposta piuttosto l’attenzione sull’antica questione della donna che come si veste, come si atteggia, come provoca…etc. etc.
    Sarebbe il caso che si iniziassero a denunciare le tante industrie che non assumono trentenni appena sposate (“per politica aziendale non prensiamo donne..”), la mancanza di asili nido che costringe le donne a scegliere fra carriera e famiglia, l’ampia tipologia di contratti a termine che non prevedono maternità, gli innumerevoli abusi d’ufficio….
    Poi a quel punto metterei in chiaro che se ho un bel paio di glutei o di tette o chissà cos’altro…una volta che decido di esibirlo accetto conseguenze positive o meno!
    Ciao!

  16. Cara Milena,
    scusa ma la faccenda dei tacchi a spillo andava chiarita. Mi spiace, ma invalidava tutto il tuo discorso. Non era un dettaglio da poco. Si leggeva così: ma come, fai una scenata così e poi pretendi di usare uno strumento di femminilità come il tacco a spillo, ovvero ti vuoi far guardare e poi te ne lamenti… C’è qualcosa che non quadra, no?
    E non era una provocazione, così è come l’hai girata adesso.
    “Se io andassi in cantiere…” è un paradosso. “Se io vado in cantiere” non lo è.
    Ora che hai chiarito che invece si trattava di un vizio sintattico e non dialettico la tua lettera ha più senso, è bella e sincera, forse un po’ retorica (il sillogismo per cui se il 40% delle donne ha subito molestie, allora il 40% degli uomini ha molestato una donna mi sembra degno della propaganda di Forza Italia a livello di uso strumentale dei dati), ma non convince del tutto. Credo che si tratti di una confusione comune tra le donne italiane. Vogliono – giustamente – parità e diritti e poi però spesso usano la femminilità come strumento di potere (sul lavoro, intendo. Fuori dal lavoro è giusto che ne facciano l’uso che più gli pare). Che poi ci siano uomini che scambiano l’ambiente di lavoro per un night club, come dice una mia amica, purtroppo è vero anche questo. Ma prendersela con il genere maschile italiano non mi sembra la soluzione al problema.
    Saluti
    sampietrino

  17. scusate? cos’avete contro la femminilità?
    non vi rendete conto di ritornare a temi banali e superficiali?
    la soluzione io non lo so qual’è, nè potevo esaurire un tema che non basterebbe a contenere neanche la biblioteca vaticana in uno sfogo veloce buttato giù una domenica pomeriggio, quale era la mia lettera.
    ho dato degli spunti, ma è stupido ritenere che il pensiero di una persona su un tema così vasto si possa esaurire in poche righe. Così come è esagerato fare il pelo e il contropelo di ogni virgola…

    in ogni caso, a proposito di femminilità e di paura della femminilità (ne hanno paura persono le donne figurarsi) , andate a leggere questo:

    http://dweb.repubblica.it/dettaglio/Potere-cioe-femminilita/12021

    riporta il pensiero di Monique Canto-Sperber, direttrice dell’Ecole Normale di Parigi, un’eminenza nel campo della filosofia contemporanea.

    ne abbiamo di strada da fare, eccome se ne abbiamo.
    ma basta cominciare a camminare.

  18. Forse il discorso più bello e complesso sulla femminilità è quello che ha sviluppato la filosofa francese Luce Irigaray e che attraversò in qualche modo la cultura (femminile) italiana negli anni ’80. Dall’incontro con con il pensiero della “differenza sessuale” nacque un gruppo di donne attivo in politica, tra cui Livia Turco e altre…. La pratica politica che quel pensiero suggeriva è stata abbandonata, ma i problemi sollevati restano tutti. Vedi dibattito….. E per quanto riguarda la femminilità e i tacchi a spillo: mi scoccia assai questo modo di discutere la femminilità. Se i tacchi a spillo e le mises osée mi danno fastidio addosso a me, cos’è, non sono femminile? Libertà, di tacchi a spillo e anche di ballerine. La femminilità è bella perché è varia….

  19. Cara Mila,
    trovo interessante il dibattito che hai alzato, è giusto che se ne parli, ma il contorno di retorica te lo lascio sul piatto. Non puoi accusare di superficialità chiunque muova una critica al tuo ragionamento, senza addurre motivazioni specifiche, tra l’altro. Comunque qui nessuno ce l’ha con la femminilità, benvenga la femminilità e benvenga la seduzione. Ma si parlava di ambienti lavorativi, no? Niente di male se una donna punta su questo, è un suo strumento di potere (attenzione, perché è questo il nocciolo della questione: il potere) tanto quanto l’intelligenza o la professionalità, ma allora poi accetti che per questo, o anche per questo, venga giudicata. Non solo per la sua profondità ma anche per la sua superficie. Se la usi come strumento di potere, devi anche accettare che ti venga usata contro. La femminilità è una forza stupefacente, si sa. Tira più un pelo di fica che un carro di buoi, chiedetelo ad Agamennone e Priamo. La prima narrazione scritta della civiltà occidentale parla proprio di questo. E la femminilità è una forza stupefacente proprio perché stimola gli uomini negli istinti animali, non nella loro intelligenza. Chiedere agli uomini, come hai fatto, di smettere di ragionare con il pisello è come chiedere alle donne di smettere di essere attratte da tutto ciò che luccica. Sono due luoghi comuni, ma non così lontani dalla realtà. Così è l’uomo, così è la donna e così è la vita.
    Ma soprattutto è un problema sociale. È il problema dell’uovo e la gallina. Dice Simone de Beauvoir: «La femme n’est victime d’aucune mystérieuse fatalité: il ne faut pas conclure que ses ovaires la condamnent à vivre éternellement à genoux». Scagliarsi contro la superficialità della gente è lo sport più praticato degli ultimi tre millenni, e ha sempre prodotto pochi frutti.
    Detto questo, credo che bisogna prendere a modello, come spesso accade, i paesi scandinavi, che sulle libertà, i diritti civili e le pari opportunità sono avanti anni luce. Per lavoro ho avuto la fortuna di venire spesso in contatto con gente di quei paesi, e ho trovato sempre una grandissima professionalità. Molto più che in Italia e Francia per esempio. In Svezia, un’architetta in cantiere ci va con le Birkenstock, altro che tacchi a spillo. Quelli li usa la sera. Quindi prima di scagliarsi contro la stupidità/grettezza degli uomini italiani, credo che anche le donne dovrebbero farsi un esame di coscienza e decidere che strada vogliono imboccare. Anche se partiva da una posizione estrema, l’articolo del Financial Times contro cui ti sei scagliata non aveva tutti i torti. O quantomeno quello sì che era un intervento provocatorio, le banalità le ho lette più nelle risposte.
    Saluti

  20. mi scusi sampietrino. dopidichè ho chiuso.. :)
    MA LO HAI CAPITO CHE QUELLA DEI TACCHI A SPICCOLO ERA UNA PROVOCAZIONE O NO?
    NON LI PORTO NEANCHE NELLA VITA PRIVATA, NE TANTOMENO IN CANTIERE.
    anzi, aggiungo, ai miei piedi adesso ho esattamente le Birkenstock. ma aggiungo: e chi se ne frega? lei che scarpe ha ai piedi?

    secondo. ve la rileggete attentamente la mia lettera? sennò pare che vi parliate addosso da soli,.,,(mi riferisco al suo: “l’articolo del Financial Times contro cui ti sei scagliata” ):

    “Ovviamente ho esagerato, ovviamente sono d’accordo con lei (cioè Michaels) nel giudicare davvero orrendo, mortificante dell’intelligenza umana, un tale costume, un tale andazzo…ma toglierei da parte sua l’accento solo sulle donne e lo sposterei su ragioni e cause ben più complesse e variegate.
    Lo sposterei sulla totale deriva di tutti i media italiani, oltre che del resto. Lasciando perdere la tv, sulla quale si aprirebbe il baratro da lei già prospettato, ma, se lei si connette con la home page di un qualunque quotidiano sul web, a partire anche da repubblica, troverà sempre una bella ragazza, possibilmente svestita, ben in vista. Immagino anche chi le sceglie tali foto: si tratterà di un solerte giornalista…di sesso maschile, al quale la redazione avrà detto “una bella fighetta ci sta benissimo, attira l’attenzione”; ancora troppo sfrontata? Del resto in Italia i giornali non fanno giornalismo, fanno mercato, e la domanda di tette e fondoschiena in vista è altissima.
    Qua , caro signor Michaels, si tratta di vendere. Mica roba da poco.”.

    Qindi ragazzi, nè uomini, nè donne, nè maschi, nè femmine, ma mercato. mercato. mercato. mercato. Siamo portafogli. E siamo anche in un paese maschilista, abbiamo l’umiltà di ammetterlo? e festa finita.

    quanto allo smettere di “ragionare col pisello”, e cioè farsi guidare dall’istinto,
    ecco cosa scriveva Edward Banfield nel 1954 : “è tipico della mentalità dei popoli arretrati pensare che l’azione umana appaia come il risultato di forze che agiscono sull’individuo dall’esterno piuttosto che come la conseguenza di una data motivazione consapevole maturata dentro la sua coscienza e non dettata dall’istinto”, il titolo del saggio è “Le basi morali delle società arretrate”.
    La nostra, rendiamocene conto è una società arretrata. Come lei ho lavorato all’estero, un anno nella famigerata Inghilterra. Due anni in Spagna. Sei mesi in Ungheria, un anno in Finlandia. Dal punto di vista
    delle politiche sociali a favore delle donne l’Italia è il paese più arretrato tra questi.
    Dimentichiamo spesso che le politiche sociali a favore delle donne riguardano il benessere complessivo di un paese. Una famiglia media italiana
    non può più vivere con un solo stipendio. Però non può far figli, perchè sennò la donna deve rimanere a casa. Mi hanno replicato: si prendono 9 mesi di maternità. Allora ci si dovrebbe interrogare su chi debba allevare e svezzare i figli nei primi mesi di vita. Ci si dovrebbe chiedere se l’Italia se la sente di essere ancora una nazione che abbia come nucleo fondativo la famiglia, se poi non le si viene incontro. E venir incontro alle famiglie è la stessa cosa che dire andare incontro alle donne.

    Dopo di chè, le nostre, le mie, le sue, sono legittime opinioni. Opinioni diverse, ma forse neanche tanto, perchè mi pare di capire che lei ribadisca il mio pensiero con parole diverse. Opinioni che possono essere confutate sul piano del pensiero non sul piano della persona, come ho letto da più parti. Ho letto attacchi feroci, davvero feroci, come se avessi rapinato o ucciso.
    Non è davvero esagerato? che nervo scoperto sono andata a toccare inconsapevolmente?

    Rimangono comunque opinioni, doxa, come le chiamava Platone.
    Opinabili come ciascuna opinione.
    dialetticamente confutabili. L’importante ripeto è che ci si metta in cammino. Che si rifletta con serenità di giudizio e non con la foga dell’andar contro tanto per andarci.
    Oppure che lo si faccia con intelligente ironia che rimane sempre l’arma migliore.
    Non crede?

    Pensi che l’autore di questo blog ha esordito sul mio articolo facendo commenti pessimi sulla mia faccia…!!!
    Beh..mi sembra davvero scadente come argomentazione no? anche perchè ho letto altri suoi scritti su questo blog e mi pare che l’intelligenza del signor Ve
    rgara, che leggo tra le righe di questo blog,
    non merita un’uscita così banale…

    e con questo davvero mi defilo.
    signor sampietrino, non me ne voglia, la prego.
    ho solo scritto quello che pensavo e lo farei ancora.

  21. Cara Mila,
    sì, alla fine sono d’accordo sul fatto che più o meno stiamo qui a
    ripetere le stesse cose da punti di vista diversi. Sono anche
    d’accordissimo nel considerare ingiusto, eccessivo e pesante il
    linciaggio di cui ti hanno fatta bersaglio. E ancora di più sul fatto
    che un dibattito di opinioni debba possibilmente rimanere a un livello
    di intelligente ironia, se no finiamo che anche noi si replica lo
    schifo del dibattito politico italiano che ci da così il voltastomaco.
    Ci tengo però a spiegare una cosa, se no sembra che ce l’abbia con
    te quando invece non è così.
    Io credo che il polverone che hai alzato e le critiche feroci che
    ti sono piovute addosso siano dovute non solo a quello che hai scritto
    ma anche a come lo hai scritto. Per usare una metafora calcistica,
    diciamo che hai fatto un intervento a gamba tesa. Accanto a
    riflessioni pungenti, c’erano semplificazioni, massimalismi e botte da
    orbi.
    Più che le opinioni, personalmente mi ha “infastidito” e mi ha spinto a risponderti su questo blog la larghezza delle fette che hai tagliato.
    D’altra parte, sono convinto che la tua lettera sia finita in prima pagina su Repubblica proprio per lo stesso motivo per cui ci finiscono le belle ragazze svestite, ovvero per la furia cieca e l’insistere sulle qualità del tuo gluteo. Non te ne faccio una colpa, ma credo che altrimenti sarebbe finita senza
    scandali in un trafiletto a dir tanto. Insomma, involontariamente hai
    contribuito al giornalismo esibizionista di cui ti lamenti. Quindi se
    dici “tutto è mercato”, anche la tua lettera lo è. A meno che la tua
    non sia stata una “tattica”, che secondo Michel de Certeau è l’unico strumento
    che abbiamo per crearci uno spazio proprio negli ambienti definiti
    dalle “strategie” delle istituzioni, istituzioni che in Italia più che altrove sono
    sinonimo di lobby. Insomma, hai attaccato il potere da dentro o hai
    solo contribuito al suo gioco? Questione di punti di vista. Personalmente credo poco alla furia e all’esibizionismo, l’unica strada percorribile in democrazia è contribuire a una presa di coscienza collettiva. Rabbia, glutei e furore servono solo a diventare famosi, e per diventare famosi basta ammazzare la portinaia.
    Detto questo sono d’accordo sulla necessità di ribellarsi, “Cos’è un ribelle? Un uomo che dice no” dice Camus. Insomma, se sono d’accordo con le tue opinioni, lo sono meno sui tuoi metodi. Pace.
    Quanto agli istinti e al “ragionare con il pisello” non conosco
    l’autore che citi, ma non sono molto d’accordo. Condivido invece
    lo straordinario attacco dell’Antiedipo di Deleuze e Guattari:
    “L’(es) funziona ovunque, ora senza sosta, ora discontinuo. Respira,
    scalda, mangia. Caca, fotte”.
    Non me ne volere. Apprezzo il tuo coraggio.
    Saluti

    ps. Non mi chiamare Signor Sampietrino. Il tu va benissimo. Ma se ti vuoi defilare ti capisco.

  22. Benedetta figliola Mila,

    non sarebbe ore di mettere su famiglia ?
    Si accontenti un po’ di quello che le sta attorno per Dio e non sia troppo pomposa, altezzosa e noiosa. Scenda un po’ con i piedi per terra ed esca di piu’ in queste sera d’estate o vada in vacanza. Cambi aria… Ma solo per un po’.
    Goonight and goodluck !

  23. Good night and good luck !!!
    Pardon

  24. Onestamente non capisco tutta questo accanimento verso lo sfruttamento “visivo” del proprio fisico per ottenere molte cose (non fraintendete).

    Se la signorina Spicola ha (come da lei dichiarato) degli attributi femminili accattivanti, perchè nasconderli o lamentarsi se il maschietto di turno li nota?

    Il nostro architetto, che ritengo una persona intelligente (a prescindere dalle lauree guadagnate a colpi di studio ed impegno), dovrebbe semplicemente “sorvolare” su commenti maliziosi tipici del sesso maschile, che ha dalla sua parte una conformazione ormonale (e mentale) che lo spinge a simili contesti “comunicativi”.

    Ai maschietti (me compreso) piacciono le donne. E il fatto di guardarle con smania di possesso (che è quasi sempre nei soli pensieri, se si passa alla realtà dei fatti quasi tutti diventiamo agnellini con nobili principi) fa parte della scenografia che la natura ha previsto per loro. Tantè che spesso tale atteggiamento “simil-corteggiativo” è ricercato dall’altro sesso, quello forte (eh sì nessuno dei qui presenti uomini pensi di far parte del sesso forte, noi siamo quello debole).

    Infine un consiglio con simpatia alla signorina Spicola: non si lamenti per avere un “back” da urlo, molte persone dello stesso suo sesso, pagherebbero per averlo così “urlante”.

    Con simpatia, Cristian

    P.S.: nel primo post del nostro Vergara (che in fondo in fondo è un noto latin-lover sciupafemmine ;) ), scherzosamente commentai la richiesta di foto della bellezza del particolare fisico della Spicola. Un rinnovo alla richiesta direi che è d’obbligo ;)

  25. “Ai maschietti (me compreso) piacciono le donne. E il fatto di guardarle con smania di possesso (che è quasi sempre nei soli pensieri, se si passa alla realtà dei fatti quasi tutti diventiamo agnellini con nobili principi) fa parte della scenografia che la natura ha previsto per loro. ”
    parli per lei.
    il paese italia è un’altra cosa e dovrebbe cominciare ad interrogarsi in maniera seria.
    3 donne su 10 molestate sessualmente.per statistica possono rientrarci una sua amica o sua sorella.
    100 % di disparità di stipendi nel privato.
    2% di presenza di donne nei consigli di amministrazione delle aziende.
    11 % nella politica.
    99% di donne utilizzate nello spettacolo e nei media solo per programmi leggeri.
    75% di risultati scolastici migliori delle donne negli studi: perchè poi questi meriti non vengono utilizzati? all’improvviso diventano incompetenti?
    primato mondiale, (ripeto mondiale) in italia del consumo di pornografia (significa un consumo massiccio e quasi totalizzante nell’universo maschile italiano- riporto cifre di mercato, non opinioni).

    Questi sono dati. qua non si tratta, come speravo di far capire, ma non ci sono riuscita ahimè, di lamentarsi se si è carine o meno, ed era quello che scrivevo nella mia lettera, si tratta di considerare le persone, le persone, le persone.
    qua si tratta di affrontare problemi profondi, strutturali e seri di un paese che le statistiche (non le opinioni personali, mie, sue, vostre) danno per discriminatorio, arretrato e maschilista. E così non si progredisce cari miei, non si progredisce con le vostre risatine quasi compiacenti.
    Il problema non è guardare le donne. Il problema è considerarle in altro modo che non sia il loro aspetto. Siamo il 51% della popolazione italiana, se non si comincia a considerare l’attività delle donne per il loro merito quando c’è, viene meno una risorsa che riguarda la meta dell’italia.
    purtroppo il fatto che la discussione si sia mantenuta sulla mia persona, su accuse e difese personali, comporta che non si ha neanche la capacità di valutare il problemadal punto di vista sociale e culturale ma solo da chiacchiera estiva: l’italia è tragicamente maschilista e c’è poco da ridere. davvero poco.
    Tutti hanno abboccato sull’unica cosa di cui ormai sanno parlare: le banalità contro le quali mi scagliavo. Ma se ci marciate a suon di fanfara dietro le banalità, beh, non ha nessun senso neanche parlare.
    E’ la realtà: alla fine avete solo parlato di fondoschiena e tacchi. Di come è un latin lover il signor vergara e del fatto che non devo lamentarmi del mio didietro. Aiuto, voglio scendere.
    il problema è che non lo hanno fatto solo gli uomini ma anche le donne. Pochi hanno letto la mia lettera per intero cogliendone il senso. Io ci ho messo il mio nome e ho preso posizione.
    Caro Cristian a me non me ne può fregare di meno, all’interno di una discussione scritta di pensieri e idee, di sapere che aspetto tu abbia. Neanche scherzosamente. A me interessano i tuoi pensieri. E basta. Sei in grado di opporre dalla tua solo pensieri e non richieste di foto?
    Riuscite a non cadere nella trappola pakistana del “se una donna è scollata è poco seria o peggio se la va a cercare?”. Riuscite a parlare di merito, di valori e di cultura? Era quello di cui mi lamentavo nella lettera. Lo avete capito? o avete semplicemente voluto leggere quello che pensavate voi.
    Si ha la consapevolezza che dire ad una donna “copriti” o vestiti in un modo piuttosto che in un altro è un’affermazione da paese arretrato? Non sarebbe il caso di dire finalmente: ma chissenefrega di come cavolo ti vesti? di come sei d’aspetto? parlami di idee e di contenuti? Mi sa che è difficile da capire come cosa. In effetti solo chi è stato in altri paesi può rendersene conto. Non certo chi ci è nato e cresciuto. Però bisogna pure che qualcuno cominci a rifletterci. E invece no…ritornate a parlare di fondoschiena e tacchi senza rendervi conto che era quello contro cui mi scagliavo: nel senso che vorrei che non ne fregasse nulla a nessuno. Sic et simpliciter.
    Riporto per la millesima volta il succo della mia lettera “LA COMPLESSITA’ E’ SEMPRE PIU’ BANDITA, PIU’ DIFFICILE DA AFFRONTARE E DA VENDERE”.

  26. PICCOLA POSTILLA FINALE.
    come volevasi dimostrare, appena si parla di cose serie in maniera seria..ecco che la palpebra cala….
    avete visto come le discussioni e le attenzioni nascono solo sulle provocazioni?

  27. seconda lettera di Mila Spicola a Corrado Augias sulla Repubblica. se gli scrivo io certo non mi pubblica…..

Trackbacks/Pingbacks

  1. Spam e Spicola : Stati di Sonnolenza - 12 agosto 2007

    [...] finisce qui per via del post su Velvet. Noto che è successo anche ad altri, tipo Antonio Vergara o Maia. Libero il messaggio dalla posta indesiderata e pubblico la sua replica nei commenti. [...]

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