Sarebbe plagio se non ci fosse anche John Malkovich

Fatta con molto rispetto, quasi con affetto

Tra realismo e vittimismo

Ovvero tra quelli che credono sia una vergogna e quelli che invece pensano a una sceneggiata per mettere sempre in cattiva luce Napoli. L’essenza di una città è tutto in questo video, intorno all’ennesimo furto dell’albero di Natale nella Galleria Umberto I.

Nobel per l’onestà

Il caratteraccio

10 Dicembre 2009 Antonio Vergara 1 commento

Perché siamo come siamo, noi italiani? Perché ci piacciamo sempre di meno e cominciamo a trovarci antipatici? Che cosa è accaduto nella nostra storia nazionale, da Porta Pia alle Veline, che ha fatto di noi quello che siamo diventati: rissosi, astiosi, perennemente “incazzati” contro gli altri e sfacciatamente ipocriti, capaci di celebrare il Family Day un giorno e di tradire la stessa Family il giorno dopo?

Vittorio Zucconi sceglie, fra i tanti possibili, dieci eventi chiave della storia d’Italia – dalla presa di Roma alla Grande Guerra, dal fascismo al boom economico, da Tangentopoli a Berlusconi, passando per la tv di Mike Bongiorno, i furgoncini Ape e la “gioiosa macchina da guerra” post comunista – in cerca di quel “cromosoma storto” che non ha permesso di “fare gli italiani”. Sì, perché l’homo italicus, incline a denigrarsi con passione, ha ormai maturato la certezza di non possedere un vero carattere nazionale, ma un caratteraccio. Prendendo spunto da un ciclo di “lezioni americane” tenute agli studenti di una prestigiosa ed esclusiva università del Vermont, il Middlebury College, Zucconi mette da parte, rispettosamente, Boccaccio e Cavour per rivisitare, con la sua ironia affettuosa tessuta di deliziose esperienze personali e con la coscienza di rivolgersi non ad accademici, ma a chi della storia italiana sa molto poco (cioè quasi tutti), pregiudizi e cliché sul dramma pirandelliano degli italiani in cerca di se stessi. Per mostrarci che, con crudele e puntuale dispettosità, la storia ha fatto di noi un popolo condannato a essere sempre anti, il prefisso che si è rivelato il surrogato della nostra identità e la formula magica usata da partiti, curie, demagoghi, comunicatori e potenze straniere per controllarci e condizionarci. Dal Brennero a Lampedusa l’italiano è prima di tutto anticomunista, antiamericano, anticlericale, antilaicista, antifascista, antimeridionale, antiberlusconiano.

Siamo contro qualcosa, ergo esistiamo. Nessuno prima d’ora era riuscito a spiegare con una similitudine così folgorante la natura della nostra disperata democrazia, “sempre più simile alla rana di Galvani, che ha bisogno di periodiche scosse per muovere le zampette e sembrare viva, restando morta”. Ma siamo sicuri che sia del tutto colpa nostra?

viaLibriMondadori.it – Mondadori Libri – Scheda Libro – Il caratteraccio.

Pompei

3 Dicembre 2009 Antonio Vergara 1 commento

Gli scavi di Pompei su Street View.

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Io so

Qualche domanda per il Prof. Pizzetti, Garante della Privacy

30 Novembre 2009 Antonio Vergara 1 commento

Recentemente i Monopoli di Stato hanno introdotto l’obbligo dei lettori di schede magnetiche per i distributori automatici di sigarette. In sostanza, alle tradizionali macchinette sarà apposto un lettore dove inserire una tessera magnetica attestante l’età anagrafica. Più che altro il codice fiscale e la tessera sanitaria – anche la nuova carta d’identità per chi ce l’ha già – da cui la macchinetta verificherà se l’età è superiore ai 16 anni prima di procedere all’acquisto delle sigarette. Posto che sia assolutamente condivisibile evitare l’acquisto da parte dei minorenni, anche se ci si dovrebbe concentrare sui commercianti che spesso vendono le sigarette anche quando non dovrebbero, la domanda che mi pongo è esattamente questa: dove vanno a finire i dati letti? In altre parole, quando inserisco il mio codice fiscale o la tessera sanitaria, informazioni “molto” personali e sensibili, questi dati vengono letti e immediatamente cancellati o restano in memoria e magari potrebbero essere utilizzati dallo stesso tabaccaio o dalla società fornitrice del lettore? È un discorso che andrebbe seriamente approfondito dal Garante prima che sulle nuove carte di identità e sulle tessere sanitarie verranno inseriti dati ancora più personali, come potrebbe essere, per esempio, la nostra situazione medica.

Revisionismo

Capisco che il momento della Juve autorizza praticamente tutti a dire che avrebbero fatto meglio, ma per chi ricorda l’era Maifredi, risulta difficilissimo condividere questo ragionamento.

«Ferrara è stato un grandissimo giocatore  ma non era assolutamente pronto per una squadra come la Juventus. Se invece la scelta della società è stata fatta per il futuro è ancora più sbagliato perché alla Juve si gioca solo per vincere e non si può aspettare che uno faccia esperienza a Torino. L’unica analogia che vedo tra questa e la mia Juve è la mancanza alle spalle dell’allenatore di una società esperta e competente. Sulla qualità della rosa non scherziamo invece. Io al posto di Ferrara sarei già sopra l’Inter ed in testa alla classifica. Con una squadra con 4/5 di difesa della Nazionale, Sissoko, Camoranesi, Diego, Melo ed il parco attaccanti che la Juve si ritrova io mi metterei a fumare, mi siederei con calma in panchina ed a fine gara chiederei solo con quanti gol di distacco si è vinto. Il 4-2-3-1 provato in questa stagione è in assoluto il modulo peggiore per questa squadra. E che dire poi di Del Piero? Lui è un fuoriclasse assoluto ma o lo si fa giocare da seconda punta o bisogna avere il coraggio di mandarlo in panchina. Questa Juve può giocare solo con il 4-3-1-2 o con il 4-4-2 magari mascherato da 4-3-3».

viaMaifredi choc: La Juve aveva preso Gerrard e Ronaldo – Juventus / Serie A / Calcio – Tuttosport.

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Stesso punto, stessi punti e stessi problemi

Ferrara subito dopo gli schiaffi di Cagliari si fortifica ancora di più la certezza che il declino della Juventus sia un mistero senza spiegazioni. Già mettere i due ko insieme uno di seguito all’altro (Bordeaux e Cagliari) dovrebbe far suonare tutti gli allarmi possibili. E invece: 1) “ci manca un rigore” (ma forse ce ne era anche uno per il Cagliari); 2) “era più giusto un pareggio” (no è giusto così); 3) “bisogna cercare di far giocare Diego più vicino alla porta”. E già quest’ultima considerazione mette in cattiva luce, prima ancora dell’insoddisfacente rendimento della squadra e delle eventuali colpe del giovane allenatore, l’intero e dispendioso mercato bianconero.  Insomma Diego, insieme a Felipe Melo, Cannavaro & C, finora non hanno portato la Juve a fare alcun progresso nè nel gioco, nè nei risultati rispetto allo scorso anno. Perchè accada tutto questo non si sa, non c’è alcuna spiegazione: una squadra che ha investito almeno 50 milioni di euro per rinforzarsi è più o meno allo stesso punto dello scorso anno. E’ evidente che delle responsabilità di Ferrara ci sono, senza contare che nel campionato italiano di oggi (vedi l’Inter di Mourinho o il Genoa di Gasperini) bisogna correre molto e mettere sulla bilancia un forte peso atletico che la Juve in questo momento non ha. Tutto sta capire quanto far pesare queste responsabilità a Ferrara. Lo scorso anno la guerra a Ranieri non portò a nulla di buono. Insomma ci vorrebbe calma e sangue freddo: e invece dopo Bordeaux si sono sentite anche strane frasi di Diego (”l’allenatore di deve dire come giocare”).

Il ritorno di Del Piero ha ancora più complicato le cose incartando la squadra in una sterile discussione su come impiegarlo e in quale modulo inquadrarlo. La Juve in questi ultimi tempi passa dal 4-2-3-1 al 4-3-1-2 (a rombo) senza che cambi granché sotto ogni profilo. La settimana è stata spesa in un eterno dibattito su Del Piero. Prima Del Piero centravanti alla Totti, poi Del Piero attaccante in coppia con Amauri, e infine Del Piero in panchina. E quando Del Piero è entrato benefici non ce ne sono stati. La maggioranza dei giocatori sotto la sufficienza. La realtà è che alla Juventus manca una difesa più sicura e, in questo momento, un vero goleador. Lo sarebbe Trezeguet (sei gol) ma è infortunato. Le manca poi Iaquinta mentre Amauri non sfonda. Ferrara o Ranieri, le cose non sono cambiate molto.

viaRepubblica.it -Fabrizio Bocca